Disdetta: vale la data di spedizione o di consegna della raccomandata?
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14 Mar 2016
 
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Disdetta: vale la data di spedizione o di consegna della raccomandata?

Per il rispetto del termine entro cui inviare una disdetta si deve considerare la data in cui la lettera giunge a conoscenza del destinatario e non quella in cui viene portata all’ufficio postale dal mittente.

 

C’è un luogo comune che necessita di essere sfatato: quando si invia una lettera di disdetta – disdetta da effettuarsi entro termini categorici stabilisti in un contratto – bisogna sempre verificare, ai fini del rispetto del suddetto termine, la data di consegna della raccomandata e non già quella di spedizione. La questione è stata più volte chiarita dalla Cassazione [1] e, da ultimo, dalle stesse Sezioni Unite qualche mese fa [2].

 

Il caso paradigmatico è quello della lettera di disdetta del contratto di affitto, ma multiformi esempi, nella pratica quotidiana, possono anche essere quelli relativi alla disdetta di un abbonamento telefonico o a internet, di una pay tv o di qualsiasi altro servizio reso nei confronti dei consumatori.

Nei contratti, spesso, si usa prevedere genericamente l’obbligo di “comunicare la disdetta” entro e non oltre il termine di “tot” giorni/mesi dalla scadenza del contratto stesso, pena il rinnovo automatico della scrittura privata [3]. In altre parole, per evitare un uguale periodo di validità del contratto (che, nel caso di locazione, potrebbe addirittura essere di quattro anni) è necessario portare a conoscenza dell’altra parte la propria volontà di “svincolarsi” dall’impegno.

 

Quel che però il contratto non specifica quasi mai è di chiarire se l’onere di tale comunicazione si consideri adempiuto semplicemente portando la lettera all’ufficio postale (con il timbro, quindi, dell’addetto che riceve la raccomandata a.r.) oppure solo quando il destinatario ne viene materialmente in possesso (il giorno, cioè, in cui il postino gli recapita il plico a casa).

Il problema non è da poco visto che, nel primo caso, ci si potrà recare alle Poste anche l’ultimo giorno utile prima della scadenza del termine; nel secondo caso, invece, bisognerà sempre considerare i tempi postali per il recapito della lettera (a volte prolungati) e, quindi, sarà bene non ridursi all’ultimo minuto.

 

La giurisprudenza della Corte preferisce la seconda soluzione. E questo perché, se è vero che la disdetta, per poter avere effetti, deve essere “portata a conoscenza” è anche vero che la conoscenza per il destinatario si raggiunge non già con la consegna della lettera all’ufficio postale, ma solo con la consegna effettiva.

 

In sintesi, la disdetta, allorché, inserita in una clausola contrattuale, viene sottoposta nel suo invio ad un determinato termine, può ritenersi efficace solo se in quel termine giunge a conoscenza del destinatario.

Ogni diversa interpretazione urta contro la trasparenza e la correttezza dei rapporti giuridici, salvo che vi sia un patto contrario (essendo la materia relativa a diritti disponibili).

 

Chi invia una lettera di disdetta, quindi, deve essere prudente, anticipando l’invio della raccomandata ben prima della scadenza del termine.

 

Attenzione: solo per gli atti giudiziari vale la regola opposta; pertanto chi spedisce una citazione, un precetto, un ricorso per mezzo del servizio postale potrà far affidamento sulla data di consegna del plico all’ufficiale giudiziario e non quello di ricevimento dello stesso.


[1] Cass. sent. n. 8006 del 2.04.2009

[2] Cass. S.U. sent. n. 24822/2015.

[3] La clausola di rinnovo automatico è tuttavia considerata “vessatoria” e, pertanto, se inserita in un contratto prestampato e fatto firmare al cliente senza trattativa, per essere efficace deve essere sottoscritta appositamente a tergo del contratto stesso.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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