L’invalido civile può scegliere la rendita più conveniente
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14 Mar 2016
 
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L’invalido civile può scegliere la rendita più conveniente

L’invalido civile ha il diritto di optare non tra due diverse prestazioni di previdenza ed assistenza, bensì per la rendita più favorevole.

 

Sono incompatibili le prestazioni pensionistiche erogate dal Ministero dell’Interno con le prestazioni a carattere diretto, concesse a seguito di invalidità contratte per guerra, lavoro o servizio (ad esempio la rendita vitalizia INAIL) nonché con le pensioni dirette di invalidità a qualsiasi titolo erogate dalle gestioni previdenziali obbligatorie dei lavoratori dipendenti ed autonomi [1]. Fanno eccezione a tale regola – e sono quindi cumulabili – le prestazioni pensionistiche erogate dal Ministero dell’Interno ai ciechi civili, ai sordomuti e agli invalidi totali. In ogni caso, è data facoltà all’interessato di optare per il trattamento economico più favorevole.

 

Questo non vuol dire, però, qualora il lavoratore sia titolare di due o più misure, che la seconda gli debba essere rigettata, ma solo che spetta al richiedente scegliere quella a lui più favorevole dal punto di vista economico. Ciò allo scopo di evitare che un assicurato cumuli indebitamente più pensioni o rendite. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

 

È chiaro che la scelta del trattamento economico più favorevole debba essere necessariamente preceduta dall’accertamento della doppia titolarità.

Dunque, il fatto di ricevere già una rendita INAIL non è di per sé ostativo alla valutazione di una diversa malattia che darebbe luogo al diritto all’assegno per invalidità civile. Si deve infatti procedere ad accertare lo stato che dà diritto a due diversi trattamenti assistenziali e, una volta verificata la doppia titolarità, sarà l’assicurato, a dover scegliere quale trattamento percepire, stante l’incompatibilità tra le diverse prestazioni stabilita dalla legge.

 

 

La vicenda

Un lavoratore invalido si vedeva negato il diritto di accertare la sua (diversa) invalidità civile, essendo già titolare di rendita INAIL. Secondo i giudici di merito, il fatto di percepire già una rendita INAIL escludeva l’accertamento di un’ulteriore invalidità civile, in considerazione della legge che sancisce l’incompatibilità tra le due misure assistenziali. La Cassazione ha però chiarito che l’incompatibilità tra le prestazioni previdenziali non scatta al momento dell’accertamento, bensì al momento dell’erogazione della prestazione: per cui, una volta accertato il diritto a percepire la rendita, l’assicurato può scegliere il trattamento economico più favorevole.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 febbraio – 11 marzo 2016, n. 4868
Presidente Napoletano – Relatore Lorito

Svolgimento del processo

La Corte d’appello di Cagliari confermava la pronuncia emessa dal Tribunale della stessa sede con cui era stata respinta la domanda proposta da P.A., già titolare di rendita INAIL, alla corresponsione dell’assegno di invalidità civile.
La Corte territoriale, nel pervenire a tali conclusioni, faceva richiamo alle risultanze degli accertamenti medico-legali espletati in grado di appello che avevano rimarcato come il giudizio di invalidità dovesse essere limitato alla cardiopatia ipertensiva classe II NHYA ed all’anchilosi metatarsale, giacchè le ulteriori affezioni diagnosticate all’arto inferiore sinistro integravano patologie coesistenti con malattie già indennizzate dall’Inail come menomazione fisica nella misura del 45% osservando, in ogni caso, che il procuratore dell’appellante aveva dichiarato nell’interesse del proprio assistito, di optare per il trattamento erogato dall’Inail. P.A. chiede la cassazione di questa sentenza con ricorso affidato a un unico motivo.
Resiste con controricorso l’Inps. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha svolto attività difensiva.

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[1] Art. 3, co. 1, l. n. 407/1990.

[2] Cass. sent. n. 4868/16 dell’11.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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