Legittima difesa anticipata: non è causa di giustificazione
Lo sai che?
15 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Legittima difesa anticipata: non è causa di giustificazione

La legittima difesa si applica quando il soggetto reagisce per difendersi da un pericolo attuale e non si estende alle ipotesi di pericolo che deve ancora verificarsi (cosiddetta legittima difesa anticipata).

 

La difesa è legittima quando si reagisce per difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta. Il pericolo deve essere attuale e imminente, tale da richiedere una pronta reazione difensiva: non si può estendere la legittima difesa anche al pericolo che può verificarsi in futuro.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] che ha negato l’estensione analogica della causa di giustificazione alle ipotesi di legittima difesa anticipata o preventiva.

 

Ai fini dell’integrazione dell’esimente è necessario che il pericolo di un danno grave alla persona sia attuale e imminente o, comunque, idoneo a fare sorgere nell’autore del fatto la ragionevole opinione di trovarsi in siffatto pericolo, non essendo sufficiente un pericolo eventuale, futuro, meramente probabile o temuto.

 

Secondo i giudici, non ammettendo il nostro ordinamento la difesa anticipata o preventiva, il pericolo attuale è quello che, se non tempestivamente neutralizzato, causerebbe la lesione del diritto; deve quindi trattarsi di pericolo imminente o persistente al momento della reazione difensiva, non futuro e neppure già esaurito.

La difesa serve infatti a prevenire, non il pericolo, ma la lesione; è nella situazione di pericolo che il soggetto percepisce il male ingiusto che sta per compiersi e si attiva per evitarlo.

 

In altri termini, l’attualità del pericolo richiesta per la configurabilità della legittima difesa implica un effettivo e preciso contegno del soggetto antagonista, prodromico di una determinata offesa ingiusta, che si prospetti come concreta e imminente, così da rendere necessaria l‘immediata reazione difensiva. Resta dunque  estranea all’area di applicazione della scriminante ogni ipotesi di difesa preventiva o anticipata [2].

 

Se così non fosse, si ammetterebbe l’esenzione da pena per ogni aggressione motiva dal semplice convincimento di un’offesa futura o anche solo probabile.

 

Ma cosa succede se il soggetto ritiene erroneamente di essere in pericolo attuale? Si tratta della cosiddetta legittima difesa putativa. Quest’ultima ricorre appunto quando il soggetto si difende nell’erronea convinzione di essere in una situazione di pericolo attuale.

 

In questa ipotesi, ai fini della concessione della scriminante, il giudice, deve esaminare, secondo il proprio prudente apprezzamento, le circostanze concrete e obiettive della fattispecie e verificare se la stessa fosse tale da far sorgere nel soggetto l’erroneo convincimento di trovarsi in condizioni di fatto che, qualora realmente esistenti, avrebbero reso legittima la difesa [3].

 

Occorrono comunque elementi oggettivi che hanno indotto in errore il soggetto, non potendosi fare riferimento ad elementi soggettivi e allo stato d’animo o al timore dell’agente.

 

Non basta dunque agire nella paura che l’altro possa compiere in futuro un’azione lesiva. Servono elementi obiettivi che convincono erroneamente il soggetto di trovarsi in una situazione di pericolo attuale (è il caso di chi si trova di fronte un uomo che impugna un’arma o della donna che, dalla condotta insistente dell’altro, percepisce un pericolo imminente di violenza sessuale).


[1] Cass. sent. n. 9911 del 10.3.2016.

[2] Cass. sent. n. 40830/2014.

[3] Cass. sent. n. 47177/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti
15 Mar 2016 mario occhini

dunque prima si aspetta che qualcuno ci spari e se no veniamo uccisi ci si può difendere?

 
16 Mar 2016 RENATO BARBIERI

Da parte mia , se uno mi punta un arma e sono armato, semplicemente sparo per primo. Naturalmente me la deve puntare addosso e non tenere la canna verso il basso, inoltre ci deve essere il motivo, cioè se tenta di rapinarmi, di ferirmi, di uccidermi, di violentare mia moglie o una mia nipote. Se è armato di coltello deve stare a 2,5 mt da me se la distanza diminuisce sparo.
Non sempre comunque si è in diretto pericolo, mi hanno puntato 3 volte un arma ma solo per scopo intimidatorio ed ero disarmato, tuttavia la reazione che si ha potrebbe essere forte sentendosi in forte stato di pericolo. In linea generale se a minacciare è un ladro di notte in casa – sparo- mi affido alla Bibbia Es: 22:1 Cei. Nel caso chela minaccia sia di giorno la cosa cambia. Per quel che riguarda quello che hai scritto l’ interpretazione che danno i giuristi è quella che hai menzionato- prima ti sparano e poi ti difendi., ma io credo che la difesa sia sempre legittima a parte qualche caso, certo è che se il ladro ti spara per primo sei morto. E’ anche una questione di interpretazione della legge, per questo bisogna avere leggi non interpretabili. Partendo dal presupposto che la vita è sacra, lo è quella del ladro, ma anche la mia, per cui la soluzione è: il ladro non vada a rubare- così non sei minacciato e non spari.