La nicotina crea dipendenza ma non è sostanza stupefacente
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15 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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La nicotina crea dipendenza ma non è sostanza stupefacente

Secondo il TAR Lazio la nicotina crea dipendenza ma non al punto da potersi considerare sostanza stupefacente; secondo il Consiglio di Stato, a prescindere dagli effetti psicotropi o meno, l’inserimento nelle tabelle ministeriali presuppone un procedimento internazionale.

 

La nicotina non può essere inserita nell’elenco ministeriale delle sostanze stupefacenti e psicotrope. A dirlo è il Consiglio di Stato [1] in una recentissima pronuncia che spiega come, oltre all’accertamento medico-scientifico degli effetti della nicotina, è necessario un particolare procedimento internazionale per la qualificazione di una sostanza come drogante.

 

La vicenda origina dal ricorso presentato dal Codacons avverso il provvedimento ministeriale che aveva negato l’inserimento della nicotina nell’elenco ministeriale delle sostanze stupefacenti [2].

 

Secondo il TAR Lazio, la scelta operata dal Ministero della Salute è pienamente legittima in quanto la nicotina, pur potendo creare uno stato di dipendenza, non sarebbe, però, in grado di determinare nella sfera psichica e neurologica dell’assuntore gli effetti tipici delle sostanze stupefacenti o psicotrope.

 

Anche il Consiglio di Stato nega l’ingresso della nicotina tra le sostanze stupefacenti, ma per ragioni diverse da quelle sostenute dai giudici di primo grado.

Difatti, ancor prima e a prescindere dalla possibilità di riconoscere alla nicotina effetti paragonabili (per dipendenza prodotta ed incidenza sul sistema nervoso) a quelli delle sostanze stupefacenti o psicotrope,  occorre considerare che l’inserimento della nicotina nell’ambito delle tabelle ministeriali risulta, allo stato, precluso dall’esistenza di un rigido sistema di impegni internazionali, cui l’Italia ha aderito e che non permettono che uno Stato possa inserire unilateralmente (e senza priva attivare un complesso procedimento sovranazionale) una nuova sostanza nell’elenco di quelle stupefacenti o psicotrope.

 

Tale preclusione vale a maggior ragione per la nicotina, se si considera che la circolazione e il commercio del tabacco e dei prodotti correlati è oggetto anche di una specifica normativa comunitaria che si ispira al principio della libera circolazione e che, solo in casi particolari ed eccezionali, consente agli Stati di adottare divieti o limiti all’immissione sul mercato del tabacco.

 

Il risultato auspicato dal Codacons (cioè l’inserimento della nicotina nell’elenco ministeriale delle sostanze stupefacenti o psicotrope) darebbe vita all’inadempimento da parte dello Stato italiano degli impegni assunti a livello internazionale e comunitario.

L’inserimento della nicotina nelle tabelle, quindi, non è praticabile (nemmeno attraverso l’intervento giurisdizionale) non tanto in ragione di un’ontologica diversità tra la nicotina e le sostanze psicotrope (conclusione quest’ultima tutt’altro che pacifica nell’ambito del dibattito scientifico nazionale e internazionale), ma perché esso richiede l’attivazione a monte di un procedimento nel quale giocano un ruolo centrale l’Organizzazione della Nazioni Unite e l’Organizzazione mondiale della sanità [3].

 

Dunque, laddove l’Italia volesse inserire la nicotina nelle tabelle dovrebbe attivare l’apposito procedimento previsto dalla Convenzione internazionale sugli stupefacenti.

 

A ciò si aggiunge il fatto che i prodotti del tabacco, e correlati, risultano anche oggetto di specifiche normative a livello comunitarie che, ispirandosi al principio della libera circolazione, precludono l’adozione di misure di controllo del tabagismo che possono avere per effetto di limitare o impedire la circolazione dei prodotti del tabacco nel mercato unico europeo.

 

Dunque, alla luce della normativa internazionale e comunitaria, non risulta allo stato possibile che in sede di decreto ministeriale, il Ministero della Salute possa disporre l’inclusione della nicotina nell’ambito delle sostanze stupefacenti o psicotrope.


[1] Cons. di Stato, sent. n. 933 del 9.3.2016.

[2] Art. 13 T.U. n. 309 del 1990.

[3] Si tratta del procedimento previsto dalla Convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961.

 

Autore immagine: 123f com

 


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