Leasing abitativo: possibile sospendere i canoni se si perde il lavoro
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21 Apr 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Leasing abitativo: possibile sospendere i canoni se si perde il lavoro

La Legge di Stabilità 2016 prevede la possibilità per chi stipula il contratto di leasing abitativo di chiedere alla banca la sospensione dei canoni fino a 12 mesi in caso di perdita del lavoro.

 

Il leasing abitativo è un contratto alternativo al mutuo ipotecario per l’acquisto della prima casa. Esso prevede che il soggetto concedente (banca o altro intermediario finanziario) assume l’obbligo di acquistare o far costruire l’immobile, su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore, che lo riceve in uso per un tempo determinato a fronte di un canone periodico. Al termine della locazione, l’utilizzatore ha la facoltà di scegliere tra:

 

riscatto l’immobile, acquistandone la proprietà, mediante versamento un prezzo (cosiddetto “riscatto”) già stabilito nel contratto e che imputi i pagamenti dei canoni di locazione versati in passato ad acconti sul prezzo medesimo;

 

rinnovo del contratto di locazione per un altro periodo;

 

recesso dal contratto e rilascio dell’immobile.

 

La Legge di Stabilità prevede una misura particolarmente vantaggiosa per l’utilizzatore: la facoltà di chiedere alla banca la sospensione del piano di ammortamento in caso di sopravvenute difficoltà economiche [1].

 

In particolare, l’utilizzatore può chiedere, previa presentazione di apposita richiesta al concedente, la sospensione del pagamento dei canoni periodici per non più di una volta e per un periodo massimo complessivo non superiore a dodici mesi nel corso dell’esecuzione del contratto medesimo.

 

In tal caso, la durata del contratto è prorogata di un periodo eguale alla durata della sospensione.

 

La sospensione è ammessa quando, successivamente alla stipula del contratto di leasing, accade uno dei seguenti eventi:

 

a) cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa;

 

b) cessazione dei rapporti di lavoro di agenzia o di rappresentanza commerciale, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa.

 

Al termine della sospensione, il pagamento dei corrispettivi periodici riprende secondo gli importi e con la periodicità originariamente previsti dal  contratto,  salvo  diverso  patto eventualmente intervenuto fra le parti per la rinegoziazione delle condizioni del contratto medesimo.

La sospensione non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria e avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive.

 

Tuttavia se, dopo il periodo di sospensione, l’utilizzatore non riprende il pagamento dei canoni, il contratto di leasing si risolve per inadempimento e la banca diritto alla restituzione della casa. Essa dovrà corrispondere all’utilizzatore quanto ricavato dalla vendita o da altra  collocazione  del  bene avvenute a valori di mercato, dedotta la somma dei canoni  scaduti  e non pagati fino alla data della risoluzione,  dei  canoni  a  scadere attualizzati e  del  prezzo  pattuito  per  l’esercizio  dell’opzione finale di acquisto.

L’eventuale differenza negativa è corrisposta dall’utilizzatore al concedente.

 

Se, nonostante la risoluzione per inadempimento, l’utilizzatore non rilascia l’immobile, il concedente può agire con il procedimento di convalida di sfratto.


[1] Art. 1, c. 79, L. 208/2015.

 


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