La procura all’avvocato consente la chiamata in causa del terzo
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15 Mar 2016
 
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La procura all’avvocato consente la chiamata in causa del terzo

Il mandato processuale, se conferisce all’avvocato ogni facoltà e potere, si considera esteso alla possibilità di esercitare la domanda riconvenzionale, l’appello incidentale e la chiamata del terzo in garanzia propria e impropria.

 

La procura processuale che il cliente rilasciata all’avvocato per la causa, quando attribuisce a quest’ultimo “ogni facoltà”, gli conferisce anche il potere di effettuare la cosiddetta chiamata in causa del terzo. E ciò anche se, quella del terzo, è una “garanzia impropria”. È quanto chiarito ieri dalle Sezioni Unite della Cassazione [1]. Detto in parole povere, nel momento in cui il cliente firma il mandato all’avvocato, se la formula di quest’ultimo è generale e onnicomprensiva, gli dà anche la facoltà – senza dover necessariamente sottoscrivere un nuovo atto – di citare in giudizio altri soggetti ritenuti responsabili della vicenda, per essere da questi ultimi sollevati e tenuti indenni da ogni richiesta di risarcimento del danno.

 

 

La vicenda

La vicenda si riferisce a un condominio, citato in giudizio da alcuni condomini per danni conseguenti a infiltrazioni d’acqua, che aveva chiamata in giudizio, come terzo responsabile, la ditta che aveva eseguito i lavori. Quest’ultima aveva però lamentato l’assenza nella procura del potere di chiamata del terzo.

 

 

La procura generica

Sino ad oggi vi è stato un contrasto interpretativo sui poteri dell’avvocato, nel caso di procura rilasciata a margine dell’atto processuale, senza la specifica menzione della facoltà di chiamare in causa il terzo a garanzia. Tuttavia, ieri la Corte, risolvendo definitivamente la questione, ha stabilito che la procura alle liti conferisce al difensore il potere di proporre tutte le domande che non eccedano l’ambito della lite originaria, ivi compresa la chiamata in garanzia. Per esempio, non ci sono dubbi sulla possibilità di proporre la “domanda riconvenzionale”: essa infatti non introduce un nuovo tema di indagine ma “resta sempre fondamentalmente connotata dalla funzione difensiva di reazione alla pretesa della controparte”. Per la stessa ragione il difensore ha anche il potere di proporre “appello incidentale” nel caso in cui la procura sia stata apposta in calce alla copia notificata dell’atto di citazione in appello.

Infine, anche la “chiamata del terzo” riconosciuta nella cosiddetta “garanzia propria” (quando cioè la causa principale e quella accessoria abbiano lo stesso titolo, o ricorra una connessione oggettiva tra i titoli delle due domande). I dubbi si concentravano per il caso di “garanzia impropria” (quando il convenuto tenda a riversare su di un terzo le conseguenze del proprio inadempimento in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale, o in base ad un titolo connesso al rapporto principale solo in via occasionale o di fatto).

 

Ciò detto, prosegue la Corte, considerato che i poteri del difensore discendono direttamente dalla legge, “la procura valendo solamente a realizzare la scelta e la designazione dell’avvocato e a far emergere la relativa (più o meno ampia) eventuale limitazione in base alla volontà della parte, deve correttamente trarsene, quale ulteriore corollario, che la procura, ove risulti conferita in termini ampi e comprensivi (ossia «con ogni facoltà») deve intendersi come idonea ad attribuire al difensore il potere di esperire tutte le azioni necessarie o utili per il conseguimento del risultato a tutela dell’interesse della parte assistita (…) ivi ricompresa, pertanto, l’azione di garanzia c.d. impropria, volta a salvaguardare l’interesse della parte mediante la chiamata in causa del terzo, perché risponda in suo luogo o venga condannato a tenerla indenne di quanto risulti eventualmente tenuta a prestare all’attore”.

 

Del resto, la legge non determina il contenuto necessario della procura, limitandosi a distinguere tra procura generale e speciale e a stabilire che il difensore può compiere e ricevere, nell’interesse della parte, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono a essa espressamente riservati, mentre non può compiere atti che importano disposizione del diritto in contesa, se non ne ha ricevuto espressamente il potere.


[1] Cass. S.U. sent. n. 4909/2016 del 14.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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