Pensione anticipata, quando i requisiti delle donne sono più leggeri?
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15 Mar 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata, quando i requisiti delle donne sono più leggeri?

Anticipo della pensione e differenze tra i requisiti dei lavoratori e delle lavoratrici: in quali casi le donne possono uscire prima dal lavoro?

 

Ancora oggi vi sono delle differenze tra i requisiti per la pensione previsti per gli uomini e quelli previsti per le donne. Mentre l’età pensionabile, utile per raggiungere la pensione di vecchiaia, sarà uguale per tutti dal 2018, i requisiti di contribuzione restano difatti diversi per la pensione anticipata e per alcune deroghe, come l’Opzione donna.

La differenza tra lavoratori e lavoratrici è stata contestata da una nota sentenza della Corte Europea [1] e dall’apertura di un procedimento d’infrazione nei confronti dell’Italia.

 

 

Pensione di vecchiaia

I requisiti per la pensione di vecchiaia validi dal 1°gennaio 2016 sono:

 

66 anni e 7 mesi di età, per gli uomini e le dipendenti pubbliche;

65 anni e 7 mesi di età, per le dipendenti del settore privato;

66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome.

 

Il requisito di contribuzione, pari a 20 anni (15 anni per chi usufruisce della Deroga Amato o dell’Opzione Dini), è invece uguale per tutti. Anche il requisito di età, comunque, sarà presto uguale per tutti: l’età pensionabile sarà difatti pari a 66 anni e 7 mesi dal gennaio 2018, sia per i lavoratori che per le lavoratrici.

 

 

Pensione di vecchiaia anticipata

Non si prevede, invece, la parificazione dell’età pensionabile per lavoratrici e lavoratori invalidi o ciechi. Per i lavoratori con invalidità oltre l’80%, difatti, l’età pensionabile è pari a 60 anni e 7 mesi, mentre per le lavoratrici è pari a 55 anni e 7 mesi; il requisito si abbassa, rispettivamente, a 55 anni e 7 mesi e 50 anni e 7 mesi per i lavoratori non vedenti.

 

 

Pensione anticipata

Nessuna parificazione dei requisiti nemmeno per la pensione anticipata: questa, difatti, si raggiunge con 42 anni e 10 mesi per gli uomini, e 41 anni e 10 mesi. I futuri adeguamenti alla speranza di vita non determineranno, nemmeno nei prossimi anni, l’uguaglianza dei requisiti tra lavoratori e lavoratrici, ma si applicheranno in ugual modo a uomini e donne, in modo che permanga la costante differenza di 1 anno.

Questa previsione è stata contestata dall’Unione Europea, che ha aperto una procedura d’infrazione nel 2013.

 

 

Pensione Opzione Donna

La pensione con Opzione Donna è una tipologia di pensione di anzianità, in pratica una deroga sopravvissuta alla Legge Fornero di riforma delle pensioni [2].

L’Opzione permette il pensionamento anticipato a 57 anni e 3 mesi per le dipendenti, ed a 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome, con 35 anni di contributi; i lavoratori sono dunque esclusi dalla platea.

Vero è che quest’eccezione è stata confermata solo per le lavoratrici che hanno maturato i requisiti sino al 31 dicembre 2015, ma successivamente potrebbero esserci delle proroghe; non si tratta, ad ogni modo, di un enorme vantaggio, poiché in cambio dell’uscita anticipata dal lavoro la pensione è calcolata col metodo contributivo, fortemente penalizzante.

Spesso si è parlato, comunque, di un’Opzione Uomo, cioè dell’estensione a tutti del Regime sperimentale, ma, per mancanza di risorse, la proposta è rimasta solo sulla carta.

 

 

Pensione con Salvacondotto

Una differenza tra uomini e donne esiste anche nel Salvacondotto: si tratta della possibilità di pensionarsi, per i nati sino al 31 dicembre 1952, a 64 anni e 7 mesi di età. Tuttavia, mentre per le donne è richiesto il possesso di 20 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, per gli uomini, alla stessa data, è richiesto il possesso di 35 anni di contributi: ben 15 anni di differenza.

Ad ogni modo, anche in questo caso parliamo di una deroga che a breve non potrà più essere utilizzata.

 

 

Pensione calcolata col contributivo

Per le lavoratrici madri che non possiedono contributi versati prima del 1996, oppure per coloro che optano per il calcolo interamente contributivo della pensione (cioè per il computo nella Gestione separata o per l’Opzione contributiva Dini, ma non per l’Opzione donna), sono previsti i seguenti benefici:

 

anticipo dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia, pari a 4 mesi per ogni figlio, fino ad un massimo di 12 mesi di anticipo(dunque l’agevolazione si limita a 3 figli);

 

aumento del coefficiente di trasformazione della pensione di 1 anno, in caso di uno o due figli, o di 2 anni, per 3 o più figli, ottenendo così  una pensione più alta.

 

Sono poi riconosciuti ulteriori accrediti figurativi relativamente ad assenze dal lavoro per:

– periodi di educazione e assistenza dei figli, sino al sesto anno di età, con un massimo  di 170 giorni per ciascun figlio;

– assistenza a figli dai 6 anni di età, al coniuge e al genitore conviventi, secondo quanto previsto dalla Legge 104, per un totale di 25 giorni complessivi l’anno, con un tetto massimo globale di 24 mesi.

 

 

Discriminazione

Queste, in breve, le principali differenze nell’uscita dal lavoro tra uomini e donne. Ma si può parlare davvero di discriminazione? La questione è molto delicata e deve considerare non solo i parametri formali di età e contribuzione, ma anche le condizioni sostanziali, come la maggiore difficoltà che hanno le lavoratrici nella conciliazione tra esigenze familiari ed impiego. Si rischia, altrimenti, di discriminare le donne parificando i requisiti. Molto meglio sarebbe, invece, concedere una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro, sia per gli uomini che per le donne: l’accesso alla pensione, in questo modo, potrebbe rispettare le esigenze di tutti, senza pregiudicare una categoria piuttosto che un’altra.


[1] Corte Europea, sent. C. 356-09 del 18.11.2010.

[2] D.L. 201/2011.

 


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