La nuova procura all’avvocato e i possibili abusi
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15 Mar 2016
 
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Redazione
 


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La nuova procura all’avvocato e i possibili abusi

PCT: la procura rilasciata in originale si presta ad essere riciclata un numero infinito di volte, con conseguenti possibili abusi da parte dell’avvocato nei confronti del cliente o di strumentali contestazioni da parte di quest’ultimo.

 

Con il processo civile telematico, cambiano le abitudini degli avvocati, ma anche le possibilità di abusi, fonte di responsabilità professionale; in particolare, non essendo più previsto l’obbligo di deposito, all’interno del fascicolo (ormai telematico), dell’originale cartaceo della procura, il legale potrà utilizzare il primo mandato firmato dal cliente per una serie anche infinita di procedimenti, tenendolo peraltro all’oscuro della eventuale prosecuzione dell’attività processuale. È davvero possibile e che scenari aprirà una tale utilizzo distorto della procura? Procediamo con ordine.

 

Chi si è recato da un avvocato negli ultimi mesi sarà informato delle recenti novità che hanno investito il processo civile, con la previsione di una nuova forma, tutta telematica, per il deposito degli atti giudiziali e delle note: si chiama processo civile telematico (dai legali più semplicemente chiamato con l’acronimo P.C.T.). Nonostante però il nome altisonante, quel che è cambiato non è il processo vero e proprio – che rimane sempre davanti al giudice in udienza – ma solo la modalità con cui gli atti vengono trasmessi alla cancelleria: non più in modalità cartacea, ma con file generalmente in formato pdf, spediti con posta elettronica certificata (anche qui si usa l’acronimo PEC) e una piattaforma del ministero a ciò dedicata. Insomma, nulla di fantascientifico con “giudici robot” e cancellerie automatiche come i distributori di caffè, ma comunque un notevole risparmio di tempo per tutti (salve le consuete e immancabili inefficienze quando di parla di amministrazione digitale).

 

Tra gli atti da depositare in formato elettronico vi è anche la procura, ossia il mandato che l’assistito conferisce al difensore e che ora, dopo essere stato firmato sul tradizionale foglio di carta, deve essere scannerizzato e trasmesso in tribunale in pdf. Tuttavia, mentre la copia elettronica viene inviata in cancelleria, con Pec, insieme agli altri allegati, l’originale cartaceo resta conservato allo studio del legale. Il che significa che il giudice non avrà mai, tra le mani, la procura vera e propria, ma una sua riproduzione meccanica, potenzialmente riproducibile un numero infinito di volte.

 

Questo significa che, se la procura è stata posta su un foglio distinto dal resto dell’atto processuale e non a margine dell’atto (ossia sulla stessa pagina del ricorso o della citazione – il che la renderebbe unica e non più separabile dal contesto -)  potrà essere riciclata in futuro per successivi procedimenti.

 

Ovviamente, se c’è il consenso del cliente, non si porrà alcun tipo di problema. Diverso il discorso nel caso in cui l’assistito non venga messo al corrente del prosieguo dell’attività processuale e si trovi così catapultato in nuove e successive fasi senza aver mai prestato il proprio “consenso”.

 

Si pensi al caso più semplice e, forse, più probabile: l’avvocato perde il giudizio di primo grado per una propria mancanza di diligenza e, per non fare “brutta figura”, non lo comunica al cliente procedendo invece ad appellare la sentenza, utilizzando e allegando la procura già dallo stesso conferita per il primo grado. Tecnicamente lo può fare (per la legge e la deontologia, ovviamente “no”), ma nessuno si accorgerà del “riutilizzo” del precedente foglio di carta e dell’imbroglio.

 

Si potrà dire che lo stesso discorso avveniva in passato, poiché l’avvocato si faceva spesso firmare uno o più fogli in bianco prima di avviare il giudizio. Ma in quel caso il cliente era consapevole di quante procure firmava e, a conti fatti, poteva anche “tenere il conto” degli atti processuali che, a tutto voler concedere, potevano uscire da quello studio. Oggi, invece, dal rilascio di un originale possono discendere infiniti originali. Probabilmente questo potrebbe aspetto potrebbe determinare un aumento delle cause di responsabilità professionale e delle contestazioni – anche strumentali – del cliente che sostenga di non aver mai conferito alcuna procura per quel determinato atto.

 

In verità, i protocolli di alcuni tribunali (per es. il Tribunale di Cosenza) stabiliscono che, tutte le volte in cui la procura viene rilasciata con un atto separato, è opportuno che essa indichi, oltre ai dati identificativi della parte, anche l’oggetto del procedimento e, quindi, gli estremi dell’atto processuale. Ma si tratta di indirizzi che non hanno alcun valore vincolante come invece lo avrebbe una norma. Che ci si augura intervenga presto.


Autore immagine: 123rf com

 


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