Emissione assegni a vuoto: reato?
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15 Mar 2016
 
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Emissione assegni a vuoto: reato?

Che tipo di conseguenze e di sanzioni penali posso subire se emetto un assegno scoperto, cioè privo di fondi?

 

L’emissione di assegno scoperto perché privo di fondi (anche detto assegno “a vuoto” o “senza provvista”), non costituisce più reato e, pertanto, non implica neanche sanzioni di carattere penale. In verità esistono ipotesi marginali in cui potrebbe configurarsi il reato di “insolvenza fraudolenta” o di truffa qualora il debitore, nell’emettere l’assegno, rassicuri il creditore circa la propria solvibilità e circa la presenza dei fondi sul conto corrente. In buona sostanza, per far scattare anche il “penale” non è sufficiente la semplice emissione dell’assegno scoperto, ma è anche ricercare, nel comportamento del debitore, una serie di comportamenti di raggiri e artifici volti a dissimulare la propria condizione di incapacità economica. Tanto è stato confermato anche dalla Cassazione a più riprese (leggi “Assegno scoperto ma il traente non lo sa: scatta la truffa” e “Chi non paga i debiti andrà in carcere”.

Di norma, invece, il semplice inadempimento di una obbligazione civile (quale quella del mancato pagamento di una somma di denaro) non comporta mai conseguenze sul piano penale, ma, a tutto voler concedere, consente al creditore di procedere con l’esecuzione forzata e il pignoramento. Peraltro, proprio la presenza di un assegno nelle mani del creditore, anche se non protestato, ma restituito dalla banca perché scoperto, consente a quest’ultimo di agire direttamente nei confronti del debitore, senza bisogno di una previa causa o di un decreto ingiuntivo, in quanto l’assegno è già titolo esecutivo. In termini pratici ciò si traduce, nella possibilità, di notificare al debitore un atto di precetto, con l’invito a pagare la somma riportata sul titolo entro 10 giorni; in difetto si può procedere con l’ufficiale giudiziario a pignorare i beni mobili, gli immobili, il conto corrente, lo stipendio, la pensione, ecc.

 

Nel caso, tuttavia, di assegni a vuoto, oltre alle predette conseguenze di carattere civilistico, ne scattano di ulteriori di carattere amministrativo, che hanno sostituito le vecchie sanzioni penali. Ma procediamo con ordine.

 

 

Cosa significa assegno “a vuoto” o “scoperto”?

Si parla di assegno “a vuoto” o scoperto tutte le volte in cui, quando il titolo viene presentato per il pagamento entro il termine utile, sul conto corrente di chi lo ha emesso mancano le somme necessarie perché la banca possa eseguire l’ordine di pagamento, anche solo per una parte dell’importo. In questi casi, la banca è tenuta ad effettuare un avviso al correntista-debitore comunicandogli il preavviso di revoca: in buona sostanza, gli invia una raccomandata con cui gli comunica della presentazione dell’assegno e dell’assenza di fondi per coprirlo. Entro il termine di 10 giorni, il correntista ha l’onere di “ripristinare la provvista”, ossia di depositare sul conto le somme necessarie a pagare l’assegno o di versarle direttamente nelle amni del creditore (con penali, interessi e spese) per come di seguito si dirà più nel dettaglio. Diversamente, scatterà il protesto e tutte le conseguenti sanzioni.

 

 

Le sanzioni per l’emissione di assegno a vuoto

Attualmente l’emissione di un assegno scoperto costituisce solo un illecito amministrativo punito dalla legge con sanzioni amministrative di carattere pecuniario e con la revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni [1] (cosiddetta “revoca di sistema”) attraverso l’iscrizione nell’archivio informatizzato della CAI, Centrale d’Allarme Interbancaria.

 

Le sanzioni pecuniarie vengono notificate dal Prefetto con una ingiunzione di pagamento e variano da 516 a 3.099 euro e possono aumentare ulteriormente in caso di importo facciale superiore a 10.329 euro o di irregolarità commessa più volte (reiterazione).

 

L’inosservanza delle sanzioni amministrative è punita con la reclusione.

 

Quanto invece alla revoca di sistema essa determina il venir meno di ogni autorizzazione all’emissione di assegni bancari per un periodo di sei mesi e comporta l’obbligo di restituzione di quelli non ancora utilizzati. La revoca è una conseguenza automatica dell’iscrizione nella Cai, archivio gestito dalla Banca d’Italia nel quale vengono raccolti e documentati gli utilizzi anomali di assegni bancari, come anche di assegni postali e carte di pagamento.

 

 

Come evitare le sanzioni

È possibile evitare le sanzioni pagando, entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione, i seguenti importi:

 

– la somma riportata sull’assegno;

– la penale del 10%;

– gli interessi legali calcolati sull’importo dell’assegno per il periodo che intercorre fra la data di presentazione dell’assegno e quella del pagamento tardivo;

– le eventuali spese di protesto.

 

Il pagamento del solo importo facciale dell’assegno (quello cioè indicato sul titolo) non libera il debitore e non evita le sanzioni. Ad avvenuta estinzione dell’obbligazione, il creditore è tenuto a rilasciare una quietanza liberatoria. La prova dell’avvenuto pagamento deve essere tempestivamente fornita alla banca che, così, eviterà di effettuare le comunicazioni agli organi competenti.

 

In tal modo vengono meno sia le sanzioni pecuniarie che la revoca di sistema.

 

Il debitore può effettuare il pagamento tardivo dell’assegno in tre modi:

 

presso lo sportello della banca su cui è tratto l’assegno, tramite la costituzione di deposito infruttifero vincolato al portatore del titolo non pagato;

 

– presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto; in questo caso, il correntista, per evitare che la banca dia corso alla revoca di sistema, deve presentare alla stessa, nel termine previsto per effettuare il pagamento tardivo, l’attestato di avvenuto pagamento tardivo rilasciato dal pubblico ufficiale interessato;

 

– direttamente nelle mani del creditore.

 

 

L’iscrizione alla CAI

L’emissione di assegni senza provvista consente alle banche di non effettuare alcun pagamento a fronte degli ulteriori assegni presentati successivamente per l’incasso, e le obbliga a procedere ad un’ulteriore segnalazione alla Centrale di allarme interbancaria (Cai).

 

Esiste un modo semplice per tentare di risolvere alla radice il problema del protesto di assegni di importo pari o superiore a mille euro: apporre sull’assegno la clausola “senza spese e senza protesto”.


[1] L. n. 386/90 come modificata dal Dlgs n. 507/99.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
26 Lug 2016 Paola

Ricevuta la notifica di pagamento, se non si ha la disponibilità economica per pagare l’intero importo dell’assegno scoperto, è possibile una rateizzazione dell’importo? Come si deve procedere? Grazie