Precari: troppi contratti a termine con l’amministrazione, diritti negati
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15 Mar 2016
 
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Precari: troppi contratti a termine con l’amministrazione, diritti negati

Il pubblico dipendente con contratto di lavoro a termine con la pubblica amministrazione non ottiene la conversione in un contratto a tempo indeterminato.

 

Infrante le speranze di tutti i lavoratori precari assunti dalla pubblica amministrazione e nei cui confronti sia stato rinnovato, troppe volte, il “contratto a termine” senza stabilizzazione: con una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione di poche ore fa [1], i giudici hanno chiarito che, in tali casi, il rapporto di lavoro non si converte in uno a tempo indeterminato. Pertanto l’unico diritto del precario “a vita” è quello di richiedere una indennità a forfait, che certamente la P.A. non verserà spontaneamente se prima non interviene una sentenza di condanna del giudice.

 

Dunque, l’abuso di contratti a termine, nel pubblico impiego, non comporta le stesse sanzioni previste dalla legge per il settore privato: non ci può essere, insomma, l’automatica stabilizzazione del dipendente con la trasformazione del rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato; e questo perché – così come prescrive la nostra Costituzione [2] – nella P.A. si può entrare solo tramite concorso, perché è questo l’unico modo per garantire, alla collettività (almeno in linea teorica), l’efficienza della burocrazia…

 

Non solo: non si applicano neanche le sanzioni previste dallo Statuto dei lavoratori per il caso di illegittimo licenziamento, atteso che chi subisce la “precarizzazione” del rapporto di impiego da parte dell’ente non può essere assimilato a chi viene licenziato perché il lavoratore non perde alcun posto di lavoro nell’ente laddove vi avrebbe diritto solo vincendo un concorso.

 

In ogni caso, già ci sono i principi dell’unione europea che – come già prescritto da diverse sentenze della Corte di Giustizia, specie con riferimento al settore scolastico e dei docenti – impongono agli stati Membri di introdurre sanzioni in grado di scoraggiare il ricorso abusivo ai contratti a tempo determinato. Ma l’UE non impone agli ordinamenti interni di equiparare il rapporto di lavoro privato con quello pubblico: ben vengano le differenziazioni, purché si appresti comunque una tutela risarcitori ai precari.

 

L’unica tutela dunque possibile per i precari è quella di erogare loro un’indennità fra 2,5 e 12 mensilità. Indennità che gli deve essere erogata a prescindere dalla prova, in processo, di aver subito un danno: basta insomma la semplice richiesta rivolta al giudice del lavoro. Vien fatta salva, comunque, la possibilità per il dipendente della P.A. di dimostrare di aver patito un ulteriore danno patrimoniale, più elevato rispetto all’indennità a forfait riconosciutagli in automatico. Tale danno potrebbe per esempio consistere nella perdita di chance per essere stato impiegato in una sequela di contratti a termine in violazione di legge. Una prova, tuttavia, che si presenta estremamente difficoltosa: in pratica il lavoratore dovrebbe dimostrare che, se l’amministrazione avesse bandito un concorso invece di reiterare i contratti a tempo determinato, egli avrebbe potuto vincerlo grazie alle proprie competenze e al proprio curriculum.


[1] Cass. sent. n. 5072/16 del 15.03.16.

[2] Art. 97 Cost.

 

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