Procura alle liti: quali sono i poteri conferiti all’avvocato
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11 Apr 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Procura alle liti: quali sono i poteri conferiti all’avvocato

Le Sezioni Unite chiariscono la portata e il contenuto della procura alle liti generica conferita dal cliente all’avvocato “con ogni facoltà”.

 

La procura alle liti generica conferita “con ogni facoltà” attribuisce all’avvocato il potere di esperire tutte le azioni necessarie o utili per il conseguimento del risultato a tutela dell’interesse del cliente, compresa la chiamata in causa del terzo a titolo di garanzia impropria. È quanto precisato da una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1], interessante in quanto fornisce chiarimenti utili sul contenuto della procura alle liti.

 

La procura alle liti è l’atto formale con il quale si attribuisce al difensore il potere di rappresentare la parte nel processo. Si tratta di un negozio unilaterale processuale, formale e autonomo che investe il difensore della rappresentanza in giudizio e si distingue dal contratto di prestazione d’opera professionale stipulato tra quest’ultimo e la parte.

 

La legge non determina il contenuto necessario della procura, limitandosi a distinguere tra procura generale e speciale e a stabilire che il difensore può compiere e ricevere, nell’interesse della parte, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa espressamente riservati, mentre non può compiere atti che importano disposizione del diritto in contesa, se non ne ha ricevuto espressamente il potere.

 

Secondo il principio di diritto già affermato dalle Sezioni Unite [2], i poteri del difensore discendono direttamente dalla legge: la procura serve solamente a realizzare la scelta e la designazione dell’avvocato e a far emergere la relativa eventuale limitazione in base alla volontà della parte.

 

Alla procura alle liti, in assenza di specifica regolamentazione, si applica la disciplina codicistica sulla rappresentanza e sul mandato, compreso il principio generale secondo cui il mandato comprende tutti gli atti necessari al compimento dell’incarico conferito.

 

Pur in presenza di una procura alle liti di contenuto scarno e generico, si è ritenuto che spetti al difensore, che gode di discrezionalità tecnica di:

 

– impostare la lite e scegliere la condotta processuale più rispondente agli interessi del proprio rappresentato;

 

– proporre tutte le domande comunque ricollegabili all’oggetto originario;

 

– fissare con le conclusioni definitive il thema decidendum, salve le espresse limitazioni del mandato.

 

Si è pertanto riconosciuto il potere del difensore di modificare la condotta processuale in relazione agli sviluppi e agli orientamenti della causa nel senso ritenuto più rispondente agli interessi del proprio cliente, nonché di compiere, con effetto vincolante per la parte, tutti gli atti processuali non riservati espressamente alla stessa, come ad esempio: consentire o opporsi alle prove avversarie e di rilevarne l’inutilità, rinunziare a singole eccezioni o conclusioni, ridurre la domanda originaria e rinunziare a singoli capi della domanda.

 

La procura alle liti non consente invece al difensore di effettuare quegli atti, non espressamente previsti, che importino disposizione del diritto in contesa (come transazione, confessione, rinuncia all’azione o all’intera pretesa azionata dall’attore nei confronti del convenuto, rinunzia agli atti del giudizio) o di introdurre una nuova e distinta controversia eccedente l’ambito della lite originaria, non potendo essere validamente utilizzata per un rapporto litigioso soggettivamente e oggettivamente diverso da quello per il quale è stata rilasciata. La procura alle liti conferisce dunque al difensore il potere di proporre tutte le domande che non eccedano l’ambito della lite originaria.

 

Al riguardo si sono peraltro registrati non univoci orientamenti interpretativi relativamente, in particolare, alla domanda riconvenzionale; all’appello incidentale; alla chiamata in causa di un terzo.

 

 

Procura alle liti e domanda riconvenzionale

La procura alle liti, anche quando è conferita in calce alla copia notificata della citazione, attribuisce al difensore la facoltà di proporre tutte le difese che siano comunque ricollegabili all’originario oggetto della causa, e quindi anche la domanda riconvenzionale, atteso che quest’ultima, anche quando introduce un nuovo tema di indagine e mira all’attribuzione di un autonomo bene della vita, resta sempre fondamentalmente connotata dalla funzione difensiva di reazione alla pretesa della controparte.

 

Procura alle liti e appello incidentale

Con riferimento all’appello incidentale, le Sezioni Unite hanno recentemente composto il contrasto interpretativo affermando che deve senz’altro riconoscersi al difensore dell’appellato il potere di proporre appello incidentale anche nel caso in cui la procura sia stata apposta in calce alla copia notificata dell’atto di citazione in appello, in quanto la facoltà di proporre tutte le domande ricollegabili all’interesse del suo assistito e riferibili all’originario oggetto della causa è attribuita al difensore direttamente dalla legge e non dalla volontà della parte che conferisce la procura alle liti, rappresentando tale conferimento non un’attribuzione di poteri ma semplicemente una scelta ed una designazione, con la conseguenza che la natura dell’atto con il quale od all’interno del quale viene conferita, o la sua collocazione formale, non costituiscono elementi idonei a limitare l’ambito dei poteri del difensore.

 

 

Procura alle liti e chiamata in causa del terzo

In ordine alla chiamata di un terzo in causa, con particolare riferimento al rapporto di garanzia, si è generalmente ritenuto che il difensore del convenuto, abilitato dalla procura conferita per resistere alla domanda attrice, possa  chiamare in causa un terzo in garanzia propria (che si ha quando la causa principale e quella accessoria abbiano lo stesso titolo, ovvero quando ricorra una connessione oggettiva tra i titoli delle due domande).

 

Qualora il convenuto per risarcimento di danni abbia conferito il mandato alle liti “con ogni più ampia facoltà di legge” e abbia subito indicato quale unico responsabile un terzo, deve ritenersi che la sua reale volontà sia stata quella di conferire al legale non solo il potere di chiamare in causa il terzo per soddisfare l’esigenza di difesa rispetto alla domanda risarcitoria dell’attore, ma anche il potere di proporre nei confronti del terzo la domanda di risarcimento dei danni, e ciò al fine evidente di conseguire, in un unico processo, la decisione su tutte le pretese.

 

Si è invece escluso che tale procura consenta al difensore di esperire contro il terzo azioni fondate su un titolo autonomo e distinto, implicanti un’estensione dell’ambito della lite. Tale si è ritenuta, in particolare, la chiamata del terzo in garanzia impropria che si ha quando il convenuto tenda a riversare su di un terzo le conseguenze del proprio inadempimento in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale, ovvero in base ad un titolo connesso al rapporto principale solo in via occasionale o di fatto, perché risponda in suo luogo, oppure venga condannato a rispondere di quanto sia eventualmente tenuto a prestare all’attore. Per la diversa ipotesi della chiamata del terzo responsabile, indicato dal convenuto come l’effettivo titolare passivo della pretesa dedotta in giudizio dall’attore.

 

Per contro, le Sezioni Unite, ritengono che la procura “con ogni facoltà” comprende anche la chiamata in causa del terzo in ipotesi di garanzia impropria. Ciò in quanto essa è diretta a salvaguardare l’interesse della parte assistita, affinché il terzo risponda in suo luogo o venga condannato a tenerla indenne di quanto risulti eventualmente tenuta a prestare all’attore.


In pratica

In sintesi, secondo le Sezioni Unite, i poteri del difensore discendono direttamente dalla legge: la procura vale solamente a realizzare la scelta e la designazione dell’avvocato e a far emergere la relativa eventuale limitazione in base alla volontà della parte. Ciò comporta che la procura, ove risulti conferita in termini ampi e comprensivi (“con ogni facoltà”), è idonea ad attribuire al difensore il potere di esperire tutte le azioni necessarie o utili per il conseguimento del risultato a tutela dell’interesse della parte assistita. Ivi ricompresa, pertanto, l’azione di garanzia c.d. impropria, volta come detto a salvaguardare l’interesse della parte mediante la chiamata in causa del terzo, perché risponda in suo luogo o venga condannato a tenerla indenne di quanto risulti eventualmente tenuta a prestare all’attore.

[1] Cass. Sez. Unite, sent. n. 4909 del 14.3.2016.

[2] Cass. Sez. Unite, sent. n. 19510/2010.

 


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