Pensione flessibile, 9 mesi per la riforma
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16 Mar 2016
 
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Pensione flessibile, 9 mesi per la riforma

In Commissione Lavoro è partito il confronto sul prepensionamento con penalizzazioni: manifestazioni nei capoluoghi il 2 aprile.

 

Ancora 9 mesi: sarà un vero e proprio parto la riforma delle pensioni annunciata, e ieri confermata, dal Governo. Il tema scottante è, ovviamente, quello del pensionamento flessibile: le nuove ipotesi di uscita anticipata dal lavoro vedranno la luce con la prossima legge di Stabilità, a dicembre quindi. Il countdown è già partito e, per ora, si alternano le proposte sul tavolo di lavoro.

 

Al momento, in Commissione Lavoro della Camera si studia, in comitato ristretto, un testo unificato che abbia partendo dalla proposta Damiano-Baretta del 2013: la bozza prevede l’uscita con penalizzazioni e premi in un range tra i 62 e i 70 anni di età, con almeno 35 anni di contributi, o in alternativa per uomini e donne con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica e senza penalizzazioni.

 

A invocare la riforma delle pensioni non sono però solo le parti sociali – che anticipano una mobilitazione, con manifestazioni territoriali, il prossimo 2 aprile nei capoluoghi – ma anche lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, il quale sottolinea come, dalla riscrittura della materia, dipenda anche il delicato tema dell’occupazione giovanile: «Bisogna agire adesso, non tra due o tre anni», ha sottolineato Boeri; «Abbiamo indicazioni che il blocco dei requisiti anagrafici per andare in pensione ha penalizzato le assunzioni di giovani».

 

Dal canto suo, il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, ha tranquillizzato la platea degli interessati, sottolineando come il governo non abbia tolto dall’agenda il tema della flessibilità in uscita: «la prossima legge di stabilità sarà impegnativa, anche per il peso delle clausole di salvaguardia, ma in quel contesto realizzare la flessibilità in uscita è un obiettivo a cui si sta lavorando».

 

Il riferimento, non troppo velato, è dunque al problema della sostenibilità della riforma con le casse statali, ai costi dell’operazione e alle compatibilità con i saldi di finanza pubblica: la proposta Damiano-Baretta costerebbe circa 5-7 miliardi annui per diversi anni, ma i costi variano per eccesso o difetto, a seconda di alcune variabili.

 

Dal canto suo, Damiano ha invitato a valutare i costi con una prospettiva temporale più ampia, perché quello che figura come un costo oggi, nel medio-lungo termine si configurerebbe come un risparmio per le casse dello Stato, visto che l’assegno pensionistico tagliato vige per l’intera vita del pensionato.


Autore immagine: 123rf com

 


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