Avvocati: il nuovo equo compenso
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16 Mar 2016
 
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Avvocati: il nuovo equo compenso

La parcella dovrà garantire un compenso dignitoso all’avvocato nei confronti delle parti contrattuali forti.

 

Non sembrano, per il momento, frapporsi ostacoli alla proposta avanzata dal CNF sull’equo compenso agli avvocati: l’idea ha incontrato il consenso delle altre professioni e ora potrebbe essere inserita, come emendamento, nel ddl sul lavoro autonomo che il Governo si appresta a varare.

 

La proposta è abbastanza semplice: come avevamo già spiegato lo scorso 6 febbraio, viene imposta, in tutti i contratti professionali in cui il cliente dell’avvocato sia ritenuto “soggetto forte”, la previsione di un compenso minimo (o meglio, equo), tale cioè da garantire una remunerazione dignitosa. Si pensi a un’assicurazione o a una banca che sono soliti firmare apposite convenzioni con i propri legali esterni, spesso svantaggiose economicamente, ma a cui difficilmente il professionista si sottrae, specie di questi tempi.

La verifica dei contenuti di numerose convenzioni – si legge nella nota del CNF – che i “grandi committenti”, clienti forti come banche e assicurazioni, propongono ai professionisti legali per lo svolgimento di attività di consulenza e/o di rappresentanza in giudizio, ha fatto emergere la presenza – piuttosto diffusa ed uniforme – di clausole capestro”, di natura abusiva nella misura in cui non rispettano la proporzione tra il compenso previsto e la quantità e la qualità del lavoro svolto dal legale su mandato della impresa. A titolo di esempio, valgano le clausole che prevedono che nel caso il giudice liquidi all’avvocato una somma a titolo di spese legali superiore a quella concordata in convenzione, la somma eccedente viene incamerata dalla banca/assicurazione; o che impongono la gratuità della attività di consulenza ed assistenza, l’onere della anticipazione delle spese a carico dell’avvocato o la non rimborsabilità delle spese vive quali quelle di trasferta.

 

Come evidente, non si tratta di un modo per far rientrare dalla finestra i compensi minimi, ma piuttosto di tutelare una parte contrattuale, l’avvocato in questo caso, ormai divenuta debole e priva di alcun potere di trattativa in ordine ai propri compensi.

 

Lo scopo cui tende la proposta del CNF, mira a dare attuazione all’articolo 36 della nostra costituzione che prevede il diritto del lavoratore a una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ebbene, anche i lavoratori autonomi hanno diritto ad un’esistenza libera e dignitosa – sottolinea il CNF – sulla falsariga di quanto già previsto, per i giornalisti lavoratori autonomi, dalla legge del 2012 [1].

 

L’equo compenso, si legge nella newsletter diffusa dal CNF, costituisce una garanzia della qualità della prestazione a tutela dei cittadini, così come evidenziato dalle sentenze della Corte di Giustizia Europea.


[1] L. n. 233/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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