Vincenzo Rizza
Vincenzo Rizza
16 Mar 2016
 
Le Rubriche di LLpT


Le Rubriche di LLpT
 

Fondo statale per il pagamento degli alimenti al coniuge bisognoso: che fine ha fatto?

La Legge di stabilità 2016 prevede che lo Stato anticipi gli alimenti al coniuge bisognoso recuperandoli poi, con i propri strumenti di esazione, nei confronti dell’obbligato. A tutt’oggi i Decreti attuativi non sono stati emanati, nonostante sia scaduto il termine fissato per il 31 gennaio 2016.

 

 

Il Fondo di solidarietà

La Legge di stabilità approvata il 28 dicembre 2015 [1] ha previsto un sistema di anticipazione degli alimenti a favore del coniuge in stato di bisogno al quale essi non siano stati corrisposti dall’altro coniuge che vi è obbligato (leggi Il fondo statale per il mantenimento dell’ex coniuge).

Il sistema immaginato dal Governo, che ha posto la questione di fiducia sul provvedimento, è quello per cui lo Stato anticipa gli alimenti a colui al quale non sono stati versati e che si trovi in determinate situazioni di bisogno, recuperandoli subito dopo dal diretto interessato attraverso i sistemi di riscossione pubblica.

 

 

La nostra posizione critica

Ci siamo già occupati dell’argomento sollevando notevoli perplessità sia sulla filosofia sottesa al nuovo istituto, che sulle concrete modalità di attuazione che, fin dall’inizio, sono apparse troppo nebulose.

Abbiamo sollevato il problema del pericolo di accordi fraudolenti tra coniugi separati per scaricare sullo Stato il pagamento degli assegni da parte di obbligati privi di reddito e di beni patrimoniali.

Abbiamo spiegato della possibile deresponsabilizzazione dei coniugi: dell’obbligato che sa che, con questo sistema, potrebbe procrastinare il pagamento; del beneficiario che non avrebbe più la necessità di “darsi da fare” per il recupero.

Avevamo posto anche delle problematiche di carattere per così dire “sistematico”: l’approccio statalistico alle problematiche della crisi coniugale, con uno Stato che si prende cura anche dei rapporti patrimoniali tra i coniugi, non corrisponde a un atteggiamento di avanguardia. Nelle civiltà occidentali si afferma progressivamente un atteggiamento di neutralità dell’apparato pubblico rispetto alle questioni che coinvolgono rapporti tra privati.

Negli Stati Uniti le organizzazioni femminili sollevano già la questione dell’abolizione degli assegni alimentari in considerazione dell’emancipazione in corso che metterà fuori campo -in un futuro non certo remoto – l’idea che è la donna a usufruire degli alimenti e il maschio a pagarli.

Tant’è… Siamo in Italia e non può dirsi di certo che la condizione economica e sociale delle donne italiane possa del tutto equipararsi, al momento, a quella delle donne d’oltre oceano.

 

 

Un approccio parziale alle esigenze delle famiglie separate

Tra le critiche che sollevammo dopo la conoscenza delle nuove norme, vi furono anche quelle riguardanti il carattere limitato dell’intervento rispetto alla necessità di una rimodulazione organica delle politiche della famiglia e, per quel che ci interessa in questo caso, della famiglia nel suo stato di crisi.

La presa d’atto delle gravi ripercussioni sociali della separazione, spesso causa di vere e proprie situazioni di povertà sia per l’uno che per l’altro coniuge, ci induceva a suggerire misure specifiche sul tema degli alloggi di edilizia economica e popolare, con corsie privilegiate alle famiglie separate; ad ampliare l’istituto del patrocinio a spese dello stato nel caso di azioni per crediti alimentari; a prevedere incentivi sul pagamento degli affitti.

Abbiamo sollevato le problematiche che si riferiscono alle coppie di fatto, escluse dalla sfera d’applicazione del provvedimento.

Nonostante permanga il nostro atteggiamento critico sull’istituto, tuttavia, occorre prendere atto che esso è stato introdotto nel nostro ordinamento.

Introdotto, però, per modo di dire.

 

 

Perché non sono stati ancora emanati i decreti attuativi?

Quel che ci interessa in questo momento, ferme restando le perplessità sulle caratteristiche del nuovo istituto espresse già nel nostro precedente intervento del gennaio 2016 è questa: che fine hanno fatto i decreti attuativi?

Le norme introdotte nella Legge di stabilità assumono a tutt’oggi il sapore di mere intenzioni alle quali non hanno fatto seguito iniziative concrete.

L’art. 416 della Legge prevede che con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, le disposizioni necessarie per l’attuazione, con particolare riguardo all’individuazione dei tribunali presso i quali avviare la sperimentazione, alle modalità per la corresponsione delle somme e per la riassegnazione al Fondo delle somme recuperate. [3]

Il Governo si era dato tempo fino al 31 Gennaio 2016 e finora non siamo riusciti a trovare i decreti attuativi promessi in tempi molto ristretti.

Inutile dire che ritorneremo sull’argomento. Lo faremo alla scadenza di ciascun mese poiché riteniamo che gli impegni vadano rispettati e che uno stato di diritto si pone in antonomasia con uno stato sfogliato e ritardatario.

A meno che la questione non si sia dimostrata più difficile da dipanare di quanto sembrasse all’inizio. Dire “Ve l’avevamo detto” non ci sembra elegante. Però…


[1] L. 28 dicembre 2015, n. 208 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016).

[2] Art. 414. E’ istituito, in via sperimentale, nello stato di previsione del Ministero della giustizia, con una dotazione di 250.000 euro per l’anno 2016 e di 500.000 euro per l’anno 2017, il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno.

Art. 415. A valere sulle risorse del Fondo di cui al comma 414, il coniuge in stato di bisogno che non è in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, oltre che dei figli maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi, qualora non abbia ricevuto l’assegno determinato ai sensi dell’articolo 156 del codice civile per inadempienza del coniuge che vi era tenuto, può rivolgere istanza da depositare nella cancelleria del tribunale del luogo ove ha residenza, per l’anticipazione di una somma non superiore all’importo dell’assegno medesimo. Il presidente   del tribunale o un giudice da lui delegato, ritenuti sussistenti i presupposti di cui al periodo precedente, assumendo, ove occorra, informazioni, nei trenta giorni successivi al deposito dell’istanza, valuta l’ammissibilità dell’istanza medesima e la trasmette al Ministero della giustizia ai fini della corresponsione della somma di cui al periodo precedente. Il Ministero della giustizia si rivale sul coniuge inadempiente per il recupero delle risorse erogate. Quando il presidente del tribunale o il giudice da lui delegato non ritiene sussistenti i presupposti per la trasmissione dell’istanza   al Ministero della giustizia, provvede al rigetto della stessa con

decreto non impugnabile. Il   procedimento   introdotto   con   la presentazione dell’istanza di cui al primo periodo non è soggetto al pagamento del contributo unificato.

Art. 416. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le disposizioni necessarie per l’attuazione dei commi 414 e 415, con

particolare riguardo all’individuazione dei tribunali presso i quali avviare la sperimentazione, alle modalità per la corresponsione delle somme e per la riassegnazione al Fondo di cui al comma 414 delle somme recuperate ai sensi del terzo periodo del comma 415.

 


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Commenti
6 Nov 2016 gabriele di felice

Appunto..che fine hanno fatto i decreti attuativi?