Accompagnamento dell’Inps anche per patologie neurologiche
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16 Mar 2016
 
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Accompagnamento dell’Inps anche per patologie neurologiche

Invalidi: l’indennità di accompagnamento spetta anche se l’invalido riesce a compiere, in senso fisico, alcuni elementari atti giornalieri purché non abbia la capacità di comprenderne il significato.

 

Sbaglia chi pensa che l’indennità di accompagnamento, conseguente al giudizio di invalidità da parte dell’Inps, possa riguardare solo le patologie di carattere fisico: nonostante il termine “accompagnamento” evochi l’immagine di una spalla d’appoggio per deambulare, in realtà il beneficio economico previsto dalla legge spetta anche per le patologie di carattere neurologico o mentale. In buona sostanza, l’invalido ha diritto all’accompagnatore tutte le volte in cui non sia in grado di provvedere ai bisogni primari della sua quotidianità, anche se sia in grado di compiere alcuni banali atti. È quanto ricorda la Cassazione con una recente ordinanza [1].

 

Per ottenere l’indennità di accompagnamento è necessario che la patologia neurologica sia considerabile grave, anche se la semplice capacità, da parte della persona, di compiere alcuni elementari atti giornalieri non pone in discussione il diritto al beneficio economico.

 

L’indennità di accompagnamento va riconosciuta, in base a quanto previsto dalla legge [2], anche in favore di coloro i quali, pur essendo materialmente capaci di compiere gli atti elementari della vita quotidiana (quali nutrirsi, vestirsi, provvedere alla pulizia personale, assumere con corretta posologia le medicine prescritte) necessitano della presenza costante di un accompagnatore in quanto, in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva, cognitiva o volitiva dovuti a forme avanzate di gravi stati patologici o a gravi carenze intellettive, non sono in grado di determinarsi autonomamente al compimento di tali atti nei tempi dovuti e con modi appropriati per salvaguardare la propria salute e la propria dignità personale senza porre in pericolo sé o gli altri.

 

La capacità dell’assistito di compiere gli elementari atti giornalieri deve intendersi non solo in senso fisico, cioè come mera idoneità ad eseguire in senso materiale detti atti, ma anche come capacità di intenderne significato, portata ed importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica. In altre parole, l’incapacità richiesta per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento non va tanto rapportata al numero degli elementari atti giornalieri che il richiedente può compiere, quanto alla possibilità che egli ne comprenda la portata e le loro ricadute, con particolare riferimento alla “salvaguardia della sua dignità come persona”.


In pratica

L’accompagnamento spetta anche quando l’invalido ha la capacità di compiere, in senso fisico, gli elementari atti giornalieri (intesa come semplice idoneità ad eseguire, in senso materiale, detti atti) purché non abbia la capacità di intenderne significato, portata ed importanza anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psicofisica.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 13 gennaio – 15 marzo 2016, n. 5032
Presidente Curzio – Relatore Mancino

Svolgimento dei processo e motivi della decisione

l. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio e non infirmata dalla memoria del ricorrente.
2. La Corte d’Appello di Catania, in accoglimento del gravame svolto dall’INPS, ha accolto la domanda proposta da M.A., per il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento, con decorrenza dal 1 ° giugno 2012 (in tal senso modificando la decisione di primo grado che aveva accolto il beneficio dal 1 ° ottobre 2007) e, prestando adesione ai chiarimenti resi dall’ausiliare officiato nel giudizio di gravame, ha formulato il dictum nei seguenti temnini “modifica nel 1 ° giugno 2012 la decorrenza della prestazione, con revisione biennale…”.
3. M.A. ricorre avverso tale sentenza, con plurimi motivi con i quali deduce l’inammissibilità del gravame; violazione di legge (L.18/80 e success. modifiche), per avere la Corte territoriale ancorato la decorrenza del beneficio alla situazione di gravità o di media gravità della patologia (oligofrenia medio-grave con innesto

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[1] Cass. ord. n. 5032/16 del 15.03.2016. Nel caso di specie, il richiedente soffriva di oligofrenia, un ritardo mentale congenito o acquisito nella prima infanzia, provocato da una malattia organica del cervello.

[2] L. 11 febbraio 1980, n. 18, art. 1.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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