Stop notifica precetto senza prima dare al debitore il tempo per pagare
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17 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Stop notifica precetto senza prima dare al debitore il tempo per pagare

Commette illecito disciplinare l’avvocato che notifica subito il precetto, senza prima avvisare il collega di controparte e dare al debitore il tempo di pagare spontaneamente.

 

L’avvocato, prima di notificare il precetto, deve dare al debitore il tempo per pagare e comunque avvisare il collega di controparte dell’intenzione di procedere all’esecuzione forzata in caso di mancato adempimento spontaneo.

Si tratta, più che di una condizione giuridico processuale, di una regola deontologica, la cui violazione può addirittura comportare una sanzione disciplinare per l’avvocato troppo tempestivo nella riscossione del credito.

È quanto hanno sostenuto, per ben due volte negli ultimi tempi, le Sezioni Unite della Cassazione [1], sottolineando l’importanza del dovere di lealtà e correttezza nei confronti dei colleghi e il divieto di aggravare la situazione debitoria della controparte.

 

In particolare, secondo i giudici, non basta ottenere la sentenza di condanna del debitore per notificare il precetto e agire in esecuzione forzata. Soprattutto se il credito da azionare è irrisorio, e crescerebbe per effetto delle spese e onorari del precetto, e se il debitore non ha manifestato espressamente il rifiuto di adempiere, occorre avere anche un po’ di pazienza e attendere la possibilità di un accordo bonario attraverso il collega di controparte.

 

Agire tempestivamente per la riscossione del credito notificando il precetto al debitore comporterebbe la violazione di due norme deontologiche:

 

dovere di lealtà e correttezza nei confronti del collega di controparte: esso impone all’avvocato diligente di contattare previamente il collega per verificare le intenzioni del debitore e le modalità con cui procedere. La controparte potrebbe infatti voler adempiere spontaneamente senza che sia necessario l’atto di precetto;

 

divieto di pluralità di azioni giudiziali gravose per la situazione debitoria della controparte: dato che il precetto aumenterebbe l’importo del debito (andando a comprendere ulteriori spese e onorari), sarebbe inutile, oltre che ingiusto, notificarlo prima di valutare la possibilità che il debitore adempia di sua spontanea volontà.

 

La pronuncia delle Sezioni Unite ha riguardato il caso di un avvocato che, appena appresa la notizia dell’avvenuto deposito del dispositivo di una sentenza vittoriosa, aveva notificato immediatamente l’atto di precetto alla controparte (con conseguente aggravio di spese) senza curarsi di accertare se il legale di quest’ultima avesse ricevuto a sua volta notizia del dispositivo stesso e senza chiedergli preventivamente le intenzioni del suo cliente.


[1] Cass. sez. Unite sent. n. 13797/2012 e n. 27214/2009.

[2] Attuale art. 66 cod. deontologico forense.

[3] Attuale art. 19 cod. deontologico forense.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
17 Mar 2016 Paolo Palermo

Quando tempo è necessario aspettare che la controparte debitrice si attivi affinché porta in essere a quanto stabilito dalla sentenza? non può essere anche viceversa, che dopo la sentenza di riconoscimento del diritto ad un qualsiasi risarcimento, il debitore si attivi entro un determinato lasso di tempo, seno incorre a sanzioni disciplinari del funzionario che dovrebbe attivarsi sugli atti della liquidazione prevista da sentenza ( per enti pubblici )senza dover il creditore, incorrere ad atti di precetto, giudizio di Ottemperanza, decreto Ingiuntivo , atti di diffida ecc, con ulteriore spese di denaro e tempo. questa è la solo fonte di fortuna dell’avvocato, che segue la pratica, ma la vittoria vera e propria rimane a Lui.

 
18 Mar 2016 Fabrizio Paradisi

Incredibile! Come è possibile che si debba sottostare a questa regola quando è palese che se porti un creditore in giudizio è perché hai già aspettato di vederti pagato il credito per mesi, a volte anni, dopo aver messo in campo inutili e svariati solleciti tutti inesitati, trovando nel creditore inerzia assoluta anzi l’accampare di qualunque scusa mai gisutificata. Lo sà bene chi ha lavorato nelle aziende o in altri casi chi vanta crediti da per le attività aziendali o ancora peggio di aziende che per abitudine non pagano i dipendenti. Questi giudici vivono in un’altro mondo !