Lsu: il lavoratore socialmente utile può svolgere part-time
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16 Mar 2016
 
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Lsu: il lavoratore socialmente utile può svolgere part-time

Le norme che regolano i compensi lsu non escludono i rapporti di lavoro part-time a tempo indeterminato e subordinano l’erogazione solo a una condizione prolungata di precarietà.

 

Chi è inserito nei lavori socialmente utili (lsu) e ottiene il relativo compenso può comunque svolgere, contemporaneamente, un lavoro part-time a tempo indeterminato. Tra le due situazioni, infatti, non vi è alcuna incompatibilità. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

La legge che disciplina i lsu [2], infatti, non regolamenta l’ipotesi in questione, lasciando un vero e proprio vuoto: non stabilisce, cioè, né l’incompatibilità, né la compatibilità. Proprio per questo, secondo la Suprema Corte, la conclusione corretta è proprio quella secondo cui il rapporto di lavoro part-time non esclude il compenso per il lavoro socialmente utile.

 

L’unica condizione a cui viene subordinata l’erogazione del compenso per lavori socialmente utili è la condizione di precarietà e di disoccupazione prolungata. In realtà, come evidenziato, la norma citata non esclude però esplicitamente la possibilità di ottenere entrambi i compensi.

 

È ovvio, tuttavia, che lo svolgimento del secondo lavoro non può andare a incidere sull’orario che il lavoratore deve dedicare ai lsu, diversamente si potrebbero configurare ipotesi delittuose. Insomma, il part-time si giustifica proprio perché l’altra parte della giornata deve essere dedicata ai lavori socialmente utili. Si legge, infatti, nella sentenza che “non vi è incompatibilità tra il sussidio per lo svolgimento di lavori socialmente utili ed il compenso ricavato da diversa attività di lavoro subordinato, svolta a tempo parziale, con orario e modalità che non interferiscono con il lavoro socialmente utile, che limitando la possibilità di cumulare l’assegno per lavori socialmente utili con altri redditi, non ha modificato i lineamenti fondamentali dell’istituto, diretti sostanzialmente a consentire lo svolgimento di attività lavorative compatibili (essenzialmente dal punto di vista dell’orario di lavoro) con l’espletamento di lsu”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 16 dicembre 2015 – 16 marzo 2016, n. 5226
Presidente Stile – Relatore Balestrieri

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Bologna, con sentenza dei 6 ottobre 2004, rigettava la domanda proposta da R.G., volta od ottenere la declaratoria della legittima percezione delle somme (€6.523,72) erogategli per l.s.u., nel periodo 27.5.1999­31.8.2000, che l’INPS aveva invece richiesto in restituzione per avere nel contempo svolto attività di lavoro subordinato, a tempo indeterminato part time, presso il Comune di Bologna. Il giudice di prime cure ritenne che la disposizione normativa che prevede l`erogazione dell’assegno per il titolo suddetto (art 8.,co.3, d.lgs.vo n. 468\1997) non ha incluso la fattispecie contrattuale in esame tra quelle cumulabili, in base alla sottesa ratio che tale erogazione deve essere ricondotta solo a condizioni di precarietà, di disoccupazione prolungata, e tale non essendo lo stato di colui che svolge lavoro a tempo indeterminato, ancorché part time.
Impugnava la decisione il R.; resisteva l’INPS, che proponeva altresì appello incidentale per la restituzione della somma a suo tempo riscossa dai R., giusta quanto richiesto in primo grado e non esaminato dal Tribunale.
Con sentenza depositata il 12.4.2010, la

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[1] Cass. sent. n. 5226/2016 del 16.03.2016.

[2] D.lgs. n. 468/97.

 


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