L’assegno di accompagnamento
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17 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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L’assegno di accompagnamento

Assegno di accompagnamento: chi sono i beneficiari, a quanto ammonta, come fare domanda, cumulo con altri redditi.

 

L’assegno, o indennità di accompagnamento è una prestazione assistenziale alla quale hanno diritto i mutilati e gli inabili (invalidità civile totale e permanente del 100%) che necessitano di un accompagnatore per deambulare o di assistenza per compiere gli atti quotidiani della vita.

Si ha diritto alla prestazione per la sola presenza della minorazione fisica o psichica: non sono dunque necessari particolari requisiti legati al reddito o all’età.

 

 

Accompagnamento: requisiti

Le condizioni per aver diritto all’indennità di accompagnamento sono:

 

invalidità totale e permanente del 100% riconosciuta;

– impossibilità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore;

– in alternativa, impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di assistenza;

cittadinanza italiana o europea, o cittadinanza di un Paese extraeuropeo, se l’interessato è in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (dovrebbe essere però sufficiente anche un regolare permesso non di lungo periodo, in base ad una recente sentenza della Corte Costituzionale [1]);

residenza in Italia.

 

Per i soggetti con meno di 18 anni o con più di 65 anni non si può parlare di invalidità, perché non si può far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa: si deve allora valutare la possibilità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

 

 

Accompagnamento e ricovero

Il disabile, per aver diritto all’indennità, non deve essere ricoverato in una struttura sanitaria con retta a carico dello Stato, né in un reparto riabilitativo o di lungodegenza: in caso contrario, i trattamenti sono ridotti in proporzione alla durata del ricovero. Per informare l’Inps della sussistenza di eventuali ricoveri, si deve presentare ogni anno, entro il 31 marzo, un’apposita dichiarazione, detta Icric.

Sono esclusi dalla dichiarazione i ricoveri in ospedale per terapie contingenti o dovuti a malattie non connesse con l’invalidità; inoltre, non sono rilevanti i ricoveri per i quali la retta della struttura sia risultata a totale o a parziale carico del disabile o dei familiari.

 

 

Accompagnamento: compatibilità

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con altre indennità finalizzate all’assistenza personale continuativa, come l’assegno riconosciuto dall’Inail o quello erogato dalle Regioni, o con le prestazioni per invalidità contratta per cause di servizio, lavoro o guerra.

La prestazione è invece compatibile:

 

– con altri trattamenti assistenziali, come la pensione di inabilità civile o l’assegno mensile di invalidità;

– con altri trattamenti previdenziali , come la pensione di vecchiaia e anticipata o di reversibilità.

 

Inoltre, l’accompagnamento è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa, dato che l’impossibilità di lavorare si determina soltanto con lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Il possesso di ulteriori redditi non rileva per la concessione dell’assegno, così come non rilevano la composizione del nucleo familiare ed i redditi dei componenti.

 

 

Accompagnamento: a quanto ammonta

L’importo mensile dell’indennità di accompagnamento  è pari a 512,34 euro, per l’anno 2016;  l’importo annuale è dunque pari a 6.148,48 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

L’assegno è un reddito esente da Irpef, cioè non è soggetto a tassazione: non deve pertanto essere inserito nel 730 o nel modello Unico.

Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato, inoltre, l’assegno di accompagnamento non deve più essere inserito nell’Isee, in quanto costituisce una prestazione di assistenza e non un reddito [2]. Per approfondimenti, si veda: Isee, bocciata la norma taglia prestazioni.

 

 

Accompagnamento: come fare domanda

Per ottenere l’indennità di accompagnamento, è prima necessario che sia riconosciuta l’invalidità al 100%, assieme alla necessità di assistenza, da parte di un’apposita commissione medica operante presso ogni Asl.

Per ottenere la certificazione è necessario:

 

– recarsi dal proprio medico curante, o da un altro specialista convenzionato SSN, e richiedere il certificato medico introduttivo, indispensabile per inviare all’Inps la domanda di riconoscimento dell’invalidità: nel certificato deve essere indicato che il richiedente è “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure che si tratta di “persona che necessita di assistenza continua, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”;

 

– dopo che il medico ha inviato all’Inps il certificato in via telematica, deve essere poi inoltrata dall’interessato una domanda all’Inps per il riconoscimento dell’invalidità; l’istanza può essere inviata tramite i seguenti canali:

 

sito web  dell’Inps, se si possiede il Pin dispositivo;

Contact center Inps Inail, accessibile chiamando il numero 803.164 (è comunque necessario il Pin);

patronato.

 

 

Accompagnamento: accertamenti sanitari

Dopo l’invio della domanda, l’interessato  è convocato dall’Inps, davanti all’apposita commissione medica ASL integrata da un medico dell’Istituto, per gli accertamenti sanitari.

Se la visita ha esito positivo (cioè si riscontrano le condizioni che danno luogo al trattamento), è inviato al cittadino il verbale definitivo.

L’invalido deve poi inoltrare all’Inps diversi dati utili, come le coordinate bancarie, l’eventuale ricovero, la frequenza di centri di riabilitazione; per queste operazioni ci si può far aiutare da un patronato o da un’associazione.

Il trattamento decorre dal mese successivo alla presentazione della domanda di riconoscimento dell’invalidità.

 

 

Accompagnamento: ricorso contro il verbale

Se invece il riconoscimento dell’invalidità è negato  o riconosciuto in misura minore, l’interessato può presentare ricorso.

A tal fine deve prima sottoporsi a un accertamento tecnico preventivo, cioè a una verifica preventiva delle condizioni sanitarie a sostegno della propria richiesta. In sua mancanza, il ricorso non può proseguire.

L’accertamento preventivo è effettuato, a spese del ricorrente, da un consulente tecnico nominato dal giudice, in presenza di un medico legale dell’INPS: al termine è poi redatta una relazione tecnica, che è trasmessa all’Inps e al ricorrente.

La relazione può essere contestata entro 30 giorni: in mancanza di opposizione, viene omologata dal Giudice con decreto inappellabile.

Chi contesta la relazione deve presentare, entro 30 giorni dall’opposizione, il ricorso introduttivo del giudizio, specificandone i motivi: da quel momento inizia il giudizio vero e proprio, che si conclude con una sentenza inappellabile.

 

 

Accompagnamento minorenni

Come abbiamo detto, l’indennità di accompagnamento spetta anche ai minorenni.  Sino a poco tempo fa, però, l’assegno veniva sospeso al compimento dei 18 anni: alla maggiore età era necessario inviare una nuova richiesta e sottoporsi nuovamente agli accertamenti medici sull’invalidità. Ora, grazie a una recente legge [3], l’assegno non è più interrotto, e non è più necessaria una nuova domanda, né una nuova visita medica.

 


Note

[1] C.Cost., sent. n. 40 del 11.03.2013.

[2] Cons. St. sent. n. 842/2016.

[3] L. 114/2014.

 


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