Avviso di accertamento e residenza fiscale all’estero
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18 Mar 2016
 
L'autore
Daniela Rotunno
 


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Avviso di accertamento e residenza fiscale all’estero

Inesistente la notifica dell’avviso di accertamento in Italia se il contribuente ha la residenza fiscale all’estero.

 

La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, in una recente sentenza [1], ha dichiarato inesistente la notifica di un avviso di accertamento fatta in Italia ad un cittadino italiano avente la residenza fiscale in Svizzera. Il giudice tributario ha ritenuto la notifica non solo nulla ma inesistente e quindi insanabile, tenuto conto del fatto che l’atto poteva ritualmente notificarsi all’indirizzo estero poiché il cittadino era iscritto presso l’Aire.

 

 

Che cos’è l’Aire?

L’Aire è l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, i cui registri sono tenuti dai comuni che trasmettono i dati al Ministero dell’Interno. Devono iscriversi all’Aire il cittadino italiano che intenda trasferirsi all’estero per più di 12 mesi, i cittadini italiani nati e residenti all’estero con atto di nascita trascritto in Italia, coloro che acquisiscono la cittadinanza italiana all’estero.

 

 

Come si notifica un avviso di accertamento a persona residente all’estero?

Nel nostro ordinamento la notifica degli atti e avvisi ai contribuenti è disciplinata da un apposito regolamento [2] e segue le disposizioni del codice di procedura civile [3] per la notifica degli atti giudiziari.

Qualora la persona a cui bisogna notificare l’atto abbia la residenza all’estero e sia regolarmente censito dall’Aire, la notifica va fatta al relativo indirizzo estero con raccomandata. Se la residenza estera non risulta nell’Aire e non è possibile reperire l’indirizzo altrove, si procede alla notifica a persona irreperibile nelle forme dell’affissione della notificazione presso l’albo del comune italiano.

 

 

Residenza nei “paradisi fiscali”

Tuttavia in alcuni casi non isolati, l’amministrazione finanziaria ha, purtroppo, avuto modo di constatare che la residenza all’estero viene studiata a tavolino soltanto per eludere il fisco. Si assiste al fenomeno di persone che svolgono un’attività molto remunerativa e risiedono in paesi che hanno un regime fiscale agevolato per non pagare le tasse in Italia.

Al fine di combattere tali abusi l’amministrazione finanziaria applica una specifica norma [4] che introduce una presunzione secondo la quale, a determinate condizioni, il cittadino viene considerato comunque residente in Italia.

Sono considerate residenti:

 

– le persone fisiche iscritte nelle anagrafi della popolazione residente per la maggior parte del periodo di imposta;

 

– le persone fisiche non iscritte nelle anagrafi, che hanno nello Stato il domicilio (inteso come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi anche di carattere affettivo familiare) per la maggior parte del periodo di imposta;

 

– le persone fisiche non iscritte nelle anagrafi, che hanno nello stato la residenza (inteso come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale) per la maggior parte del periodo di imposta. Con “maggior parte del periodo d’imposta” si intende un periodo di 183 giorni, anche non continuativi, nell’arco dell’anno.

 

Qualora ricorra uno di questi tre requisiti per la maggior parte dell’anno, il soggetto si considera residente nel nostro paese ai fini fiscali. Praticamente la persona che resta legata al paese di origine perché vi svolge in modo prevalente l’attività lavorativa e vi ha il centro dei propri affari ed interessi va considerata residente in Italia.

 

 

Come si prova la residenza fiscale all’estero?

Per provare la residenza fiscale all’estero la prima cosa è iscriversi all’Aire, ma non basta se non si ha il centro di affari ed interessi nel relativo paese.

Nel caso in cui il contribuente, anche se iscritto all’Aire, abbia trasferito la sua residenza fiscale in un Paradiso fiscale, la legge italiana presume che sia residente fiscalmente in Italia.

A questo punto spetterà al contribuente dimostrare il contrario, cioè provare il trasferimento effettivo in un altro stato e la conseguente perdita di residenza italiana.

Possono essere considerate prove dell’effettiva residenza di un soggetto: avere un rapporto di lavoro continuativo in quel determinato paese estero, essere iscritto nelle liste elettorali,avere una dimora abituale, la presenza in luogo del proprio nucleo familiare, l’iscrizione dei figli e la frequenza in istituti scolastici; insomma tutto quello che vale a dimostrare che un soggetto vive stabilmente in un luogo, che vi ha stabilito non solo la sede dei propri affari ma anche la propria vita familiare. Queste le condizioni affinché non si debba essere assoggettati al regime tributario italiano.


[1] Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia sent. del 13-1-2016;

[2] Art. 60 DPR 600/1973;

[3] Art. 137 e seg. Cod. Proc.civ.

[4] Art. 2, comma 2, D.P.R. 917/1986 (Tuir- Testo unico delle imposte sui redditi).

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
19 Mar 2016 Claudio Noschese

L’unico errore nell’articolo è definire “Paradisi Fiscali” quei Paesi la cui tassazione è sicuramente legittima e costituzionale. In Italia la tassazione è illegittima, da vera e propria organizzazione a delinquere. Il Governo abusivo, a tutti i livelli, fregandosene delle previsioni costituzionali, obbliga i Cittadini a pagare un vero e proprio pizzo mafioso.

 
21 Ott 2016 Francesco Croce

In effetti a Panama l ‘Ambasciata italiana per farti iscrivere AIRE chiede un contratto di acquisto immobile e bolletta a tuo nome e permesso di residenza definitivo, ho chiesto a questo studio legale che da residenze nei paradisi fiscali e la residenza a Panama e mi hanno detto che a Panama l iscrizione AIRE già fa da filtro tutte le residenze farlocche.

 
30 Ott 2016 Sandra Rainieri

Faccio un esempio. Ho una casa di mia proprietà ad esempio a Malta dove avrò la residenza e dove ci vivo per abbastanza tempo, ma non seguente perché il mio lavoro mi porta a lavorare almeno alcuni giorni al mese in Italia come modella. Apro una VAT (PIva) a Malta. Dovrei pagare tasse in Italia? Non penso