Adulterio: la prova del tradimento del coniuge in processo
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17 Mar 2016
 
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Adulterio: la prova del tradimento del coniuge in processo

Separazione: respinta la richiesta di addebito se l’infedeltà è oggetto di chiacchiere in paese e tutti ne sono a conoscenza, senza però una prova diretta.

 

Nella causa di separazione tra coniugi, avente ad oggetto la presunta infedeltà dell’uno ai danni dell’altro, non può essere data credibilità al testimone il quale riferisca di essere a conoscenza del tradimento solo perché “così si mormora in giro”, “è un fatto risaputo” o “l’ho sentito dire”. È quanto affermato dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Per dare valore alla dichiarazione del teste è necessario che questi affermi fatti avvenuti in propria presenza. Non a caso, volgarmente, viene detto “testimone oculare”.

Eccezionalmente, il giudice può dare anche un valore di semplice indizio (non quindi di prova) alle dichiarazioni di chi affermi di aver saputo il fatto da un altro soggetto il quale, tuttavia, lo abbia appreso direttamente per averlo visto in prima persona (cosiddetta testimonianza indiretta).

 

Va quindi rigettata la richiesta di separazione con addebito tutte le volte in cui la prova del tradimento è la “vox populi”, ossia il semplice fatto che “si vociferi in giro” e che “tutto il paese sia a conoscenza” di una relazione extraconiugale, non provata tuttavia da un riscontro certo e obiettivo.

 

 

Violazione del dovere di fedeltà

I comportamenti che violano il reciproco dovere di fedeltà dei coniugi possono essere sanzionati con l’addebito. Tale violazione è considerata particolarmente grave e costituisce, soprattutto se viene provata una stabile relazione extraconiugale, una circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile.

 

L’addebito scatta solo se ricorrono precise circostanze. Il giudice infatti deve accertare il nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale. In pratica è necessario che dalla infedeltà – e non da altre pregresse ragioni – sia derivata l’intollerabilità della convivenza o la lesione di diritti della personalità dell’altro coniuge. Se la crisi tra i coniugi precede l’infedeltà ed era già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale, il giudice può escludere l’addebito: in questo caso infatti l’infedeltà costituisce non la causa dell’intollerabilità ma una sua conseguenza.

 

È comunque irrilevante il fatto che il coniuge tradito abbia accettato passivamente i tradimenti [2].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 14 gennaio – 9 marzo 2016, n. 4565
Presidente Ragonesi – Relatore Cristiano

E’ stata depositata la seguente relazione:
1) La Corte d’appello di Palermo, con sentenza del 27.2.013, ha respinto l’appello proposto da T.P. contro il capo della sentenza di primo grado che, pronunciata la sua separazione giudiziale dal marito R.V.C., aveva respinto la domanda di addebito da lei avanzata.
La corte territoriale ha escluso che l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza fra i coniugi fosse stata determinata dal comportamento del marito, rilevando: i) che il procedimento penale promosso a carico di quest’ultimo su denuncia della P. era stato definito con un provvedimento di archiviazione nel quale si affermava che le accuse mossegli erano totalmente prive di riscontri oggettivi e costituivano il frutto di un atteggiamento di frustrazione della denunciante, determinata da una grave forma di depressione, associata a disturbi alimentari ed all’abuso di bevande alcoliche, ii) che, quanto al preteso adulterio del V., non poteva tenersi conto delle dichiarazioni de relato de relato della madre dell’appellante, che aveva riferito di aver saputo che il genero tradiva la figlia da un’amica, la quale, a sua volta, le

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[1] Cass. sent. n. 4565/16 del 9.03.2016.

[2] Cass. sent. n. 5090/2004, n. 18132/2003.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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