Maternità lavoratrici autonome, a quali prestazioni si ha diritto?
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21 Apr 2016
 
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Noemi Secci
 


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Maternità lavoratrici autonome, a quali prestazioni si ha diritto?

Libere professioniste, lavoratrici autonome e imprenditrici: indennità di maternità, congedo parentale e altre prestazioni per maternità.

 

Le lavoratrici in proprio, libere professioniste o imprenditrici, anche se non possiedono tutte le tutele previste per le dipendenti hanno diritto alle principali prestazioni legate alla maternità. Possono dunque fruire di diversi benefici, dall’indennità per astensione obbligatoria, anche prolungata, al congedo parentale, ai voucher per pagare la babysitter e la retta dell’asilo nido. Vediamo, in questa mini guida, che cosa prevede la legge.

 

 

Maternità libere professioniste iscritte agli ordini

Le libere professioniste iscritte a un ordine (avvocati, commercialisti, ingegneri, etc.) hanno pieno diritto all’indennità di maternità per il periodo di astensione obbligatoria. L’indennità non è erogata dall’Inps, ma dalle seguenti Casse di previdenza e assistenza,  a seconda dell’ordine a cui la lavoratrice è iscritta:

 

– Cassa nazionale del notariato;

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore degli avvocati (Cassa Forense);

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza medici (ENPAM);

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza farmacisti;

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei geometri (Cipag);

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei dottori commercialisti;

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e gli architetti liberi professionisti (Inarcassa);

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali;

– Ente nazionale di previdenza e assistenza per i consulenti del lavoro (ENPACL);

– Cassa nazionale di previdenza e assistenza veterinari;

– Ente nazionale di previdenza e assistenza per la professione infermieristica (ENPAPI).

 

L’indennità spetta per i due mesi che precedono la data del parto e per i tre mesi successivi alla data effettiva dello stesso. La prestazione è dovuta anche se non c’è un’effettiva astensione dal lavoro, in quanto, secondo la Corte Costituzionale [1], la tutela della salute della madre e del bambino è compatibile con la contemporanea cura degli interessi professionali.

L’indennità è pari all’80% della retribuzione professionale denunciata nell’anno precedente l’evento, commisurata su 5 mesi (quindi 5/12 dell’80% del reddito dell’anno precedente).

È comunque previsto un importo minimo, pari all’80% di 5 mesi del salario minimo giornaliero previsto dalla legge per la qualifica di impiegato.

 

Per ottenere l’indennità l’interessata  deve inviare un’apposita domanda alla cassa di appartenenza, a partire dal sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di 180 giorni dal parto.

 

 

Maternità libere professioniste iscritte alla Gestione Separata

Anche per le professioniste cosiddette “senza cassa”, cioè iscritte alla Gestione Separata, è prevista un’indennità di maternità per i due mesi precedenti e i tre successivi alla data effettiva del parto.

È necessario che la professionista possieda almeno 3 mesi di contributi versati nei 12 mesi precedenti: in pratica, deve possedere contributi almeno pari a 1.077,48 euro, importo che corrisponde al versamento di 359,16 euro per 3 mesi, poiché l’aliquota contributiva è del 27,72% ed il minimale 2016 è  di 15.548 euro.

L’importo giornaliero dell’indennità si calcola in questo modo:

 

– si prende il reddito imponibile dei 12 mesi precedenti, risultante dai versamenti effettuati;

– si divide per 365;

– si moltiplica per l’80%.

Il risultato, pari all’indennità giornaliera, è poi ovviamente moltiplicato per il numero di giornate indennizzate in 5 mensilità.

L’indennità è pagata dall’INPS, previa domanda della lavoratrice, da inoltrare in via telematica (la domanda può essere fatta tramite sito web o contact center dell’Inps, se si possiede il Pin, diversamente tramite patronato); l’istanza deve essere inviata entro un anno dall’evento.

 

 

Maternità lavoratrici autonome e imprenditrici

L’indennità durante il periodo di astensione obbligatoria per maternità è riconosciuta anche alle lavoratrici autonome ed alle imprenditrici iscritte alla Gestione Inps artigiani e commercianti, alle coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne.

Per tali lavoratrici è requisito essenziale, al fine di ottenere l’indennità, la copertura contributiva del periodo indennizzabile per maternità. L’iscrizione alla Gestione può avvenire anche successivamente alla data di inizio del periodo indennizzabile per maternità: in questo caso, se l’attività è iniziata dopo il periodo tutelato, il diritto alla prestazione sorge dal momento dell’iscrizione; in caso contrario, sorge dall’inizio del periodo tutelato.

L’importo giornaliero dell’indennità è di 38,14 euro per le artigiane e le commercianti, mentre per le altre gestioni spetta un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente, a seconda del tipo di lavoro autonomo svolto.

 

Anche in questo caso, l’indennità è pagata dall’INPS, previa domanda della lavoratrice, da inoltrare in via telematica (la domanda può essere fatta tramite sito web o contact center dell’Inps, se si possiede il Pin, diversamente tramite patronato); l’istanza deve essere inviata entro un anno dall’evento.

 

 

Casi particolari

Sia per le libere professioniste iscritte agli ordini, che per le iscritte alla Gestione separata, che per le autonome e le imprenditrici, l’indennità spetta anche in caso di adozione o affidamento. Inoltre, la prestazione spetta al padre in caso di morte o di grave infermità della madre o di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino.

 

 

Congedo parentale

Il congedo parentale, o astensione facoltativa per maternità, per le lavoratrici “in proprio” ha la durata massima di tre mesi (anche frazionabili) entro il primo anno di vita del bambino (sarà presto esteso a 6 mesi nei primi 3 anni di vita dal Jobs Act per i lavoratori autonomi, in corso di emanazione). L’indennità è pari al 30% della retribuzione imponibile su cui è calcolata l’indennità giornaliera, sia per le artigiane e le commercianti, che per le iscritte alla gestione separata.

L’interessata deve presentare domanda telematica all’Inps (tramite sito internet, contact center o patronato) prima che l’astensione inizi; la prestazione spetta solo se c’è un’effettiva astensione dall’attività lavorativa, a differenza dell’indennità di maternità.

Durante tale periodo, sia per le professioniste “senza cassa” che per le lavoratrici autonome, sono accreditati dall’Inps i contributi figurativi.

 

 

Voucher babysitter e asilo nido

Al pari delle lavoratrici subordinate, anche alle madri lavoratrici autonome per l’anno 2016 è riconosciuto il contributo economico per l’acquisto di servizi di baby sitting o per il pagamento dell’asilo nido.

Queste prestazioni sono alternative all’astensione facoltativa dal lavoro del congedo parentale: la prestazione della babysitter è pagata dall’Inps con i voucher per lavoro occasionale accessorio; per l’asilo nido, invece, l’Istituto paga direttamente la retta della struttura prescelta, se convenzionata (per approfondimenti, vedi: Voucher babysitter e asilo nido, come funzionano).


[1] C. Cost. Sent. n. 3/1998.

 


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