Separazione e divorzio: si alla riunione dei procedimenti
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17 Mar 2016
 
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Separazione e divorzio: si alla riunione dei procedimenti

Auspicabile l’assegnazione allo stesso giudice, mentre la riunione dei procedimenti, in quanto connessi, si giustifica se la causa di separazione non sia in uno stato avanzato.

 

Se pendono contemporaneamente la causa di separazione e quella di divorzio tra i coniugi, i due procedimenti possono essere riuniti. È quanto chiarito dal Tribunale di Milano con una recente ordinanza [1].

 

Come noto, un recente intervento legislativo ha tagliato i tempi necessari per poter divorziare: non più tre anni dalla separazione come in precedenza, ma:

 

sei mesi, se la precedente separazione è avvenuta consensualmente (cosiddetta separazione consensuale);

 

un anno, se la precedente separazione sia avvenuta in via giudiziale (cosiddetta separazione giudiziale).

 

Il momento dal quale iniziano a decorre i termini suddetti per potersi divorziare non scatta (come erroneamente potrebbe ritenersi) dalla fine della causa di separazione, ma dall’inizio, o meglio dalla preliminare udienza presidenziale; in essa, alla presenza dei coniugi, il Presidente del Tribunale emette i provvedimenti provvisori che la coppia deve rispettare in attesa dell’emissione della sentenza definitiva.

 

Alla luce di tali modifiche, è oggi possibile che si verifichino situazioni di “accavallamento” tra i due procedimenti: in altre parole, ben potrebbe essere che, mentre ancora si sta svolgendo la causa di separazione, sia già maturato il termine per chiedere il divorzio.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui Tizio e Caia che, volendo separarsi, ma non avendo trovato un accordo sul mantenimento, optano per la separazione giudiziale: in tal caso saranno chiamati entrambi a farsi assistere rispettivamente da un avvocato, presentando ricorso al tribunale e, quindi, instaurando un ordinario giudizio, in contenzioso tra loro. Se – così come è normale che avvenga – la causa di separazione dopo un anno non si è ancora conclusa, nulla vieta ai coniugi di avviare, contemporaneamente, anche il giudizio di divorzio. Che succede in questi casi? La risposta viene fornita dalla sentenza in commento.

 

Secondo il tribunale milanese, i due procedimenti (separazione e divorzio) possono essere assegnati al medesimo giudice. Ciò non solo è possibile, ma anche auspicabile: infatti, dal momento del deposito del ricorso divorzile [3], il giudice della separazione non può più pronunciarsi sulle questioni inerenti i figli, poiché su questi ha esclusivo potere decisionale solo il giudice del divorzio. Non solo: dal momento del deposito del ricorso divorzile [3], il giudice della separazione non può più pronunciarsi sulle questioni economiche se non con riguardo al periodo compreso tra la data di deposito del ricorso per separazione e la data di deposito del ricorso per divorzio. Insomma, non avrebbe senso far decidere un giudice su questioni che ormai vengono assorbite dalla decisione della causa di divorzio.

 

Per tali aspetti appare ragionevole concentrare in capo ad un unico giudice la trattazione dei due procedimenti, al fine di garantirne la più sollecita definizione.

 

L’ordinanza va poi oltre, spiegando che, qualora la separazione giudiziale sia pendente in una fase non troppo avanzata, il giudice di entrambe le cause può a questo punto anche valutare di riunione dei due processi [4] in un’unica causa, trattandosi di cause connesse. Insomma, ci saranno udienze uniche per entrambe le controversie tra i coniugi.


La sentenza

Trib. Milano, sez. IX civ, ordinanza 26 febbraio 2016

Osserva

[1]. I coniugi …. nato a … il .., cod. Fisc. …, ed …, nata a … il …, cod. Fisc. …, hanno contratto matrimonio con rito concordatario in …, il ..(atto n. ….). Dal matrimonio sono nati i figli: .., ……, …, il .. …; tutti e due, maggiorenni ed autosufficienti. Il .. ha proposto ricorso per separazione giudiziale in data 2 luglio 2014, davanti a questo ufficio; la … si è costituita ed ha aderito alla richiesta di pronuncia di separazione. Il Tribunale di Milano, con sentenza (parziale) n. … del 2 settembre 2015 ha dichiarato la separazione delle parti, con pronuncia sul solo status, rimettendo i coniugi dinanzi al giudice istruttore per la prosecuzione del procedimento quanto alle domande accessorie. Il procedimento di separazione pende davanti a questo giudice, con r.g. n. … del 2014. Il Presidente f.f., all’esito dell’udienza presidenziale (tenuta il 22.1.2015), ha emesso ordinanza ex art. 708 c.p.c. in data 22 gennaio 2015. Con l’ordinanza de qua, ha respinto la richiesta della moglie di avere un assegno per sé ex art. 156 c.c.; ha sollevato d’ufficio la questione relativa alla inammissibilità delle domande aventi ad oggetto il versamento di somme a

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[1] Trib. Milano, ord. del 26.02.2016.

[2] L’art. 1 della legge sul “divorzio breve” in merito stabilisce:”[…] dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e dai sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale”.

[3] O, comunque, quanto meno dall’adozione dei provvedimenti provvisori del presidente del Tribunale.

[4] Ai sensi dell’art. 274 comma 1, cod. proc. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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