Falsa denuncia assegno smarrito: perché si rischia la condanna per calunnia
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17 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Falsa denuncia assegno smarrito: perché si rischia la condanna per calunnia

La falsa denuncia di smarrimento dell’assegno è reato di calunnia anche se non fa riferimento a furto o ricettazione: basta che l’accusa sia implicita e che il denunciante abbia agito con volontà e consapevolezza della sua falsità.

 

Commette reato di calunnia chi denuncia lo smarrimento dell’assegno già consegnato al creditore solo per non pagarlo. Con la falsa denuncia, infatti, il debitore non fa altro che simulare un reato poiché incolpa il legittimo portatore del titolo (reale creditore) di appropriazione, impossessamento o di ricezione illeciti del titolo medesimo.

 

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] che, in linea con l’orientamento ormai consolidato in materia di falsa denuncia di smarrimento degli assegni, spiega i presupposti del reato di calunnia.

 

Il reato di calunnia sussiste quando, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’autorità giudiziaria o ad un’altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, si incolpa di un reato una persona innocente, o si simulano a carico di questi le tracce di un reato [2].

 

Quando si presenta denuncia per lo smarrimento dell’assegno, in realtà non si formula espressamente un’accusa relativa a uno specifico reato (per esempio di furto o di ricettazione). Nonostante ciò, si configura comunque il reato di calunnia. Vediamo perché.

 

Per la configurabilità del delitto di calunnia, basta che il denunciante prospetti all’Autorità giudiziaria (o ad altra Autorità che alla prima abbia l’obbligo di riferire) circostanze di fatto, solo in parte riconducibili ad una fattispecie di reato astratta, ma sufficienti per ritenere implicitamente che l’illecito si sia compiutamente realizzato e, pur se in forma implicita o indiretta, che il soggetto accusato ne sia responsabile.

 

Questo perché è necessario distinguere tra oggetto della falsa incolpazione, costituito dal reato completo di tutti suoi elementi essenziali, e oggetto della denuncia, costituito dall’atto che realizza la falsa incolpazione.

 

Tale impostazione è condivisa dalla Cassazione anche con riferimento a fattispecie diverse da quelle della falsa denuncia di smarrimento di assegni. In particolare, si è rilevato che integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a determinare l’avvio di un procedimento penale nei confronti di una persona innocente, non essendo necessario che i fatti siano esposti secondo lo schema tipico di una determinata fattispecie delittuosa, né che siano corredati dalla qualificazione giuridica.

 

La condotta del reato di calunnia consiste nell’aver portato a conoscenza dell’autorità giudiziaria o di altra autorità che a quella abbia obbligo di riferire, “circostanze idonee ad indicare taluno come colpevole di un fatto costituente reato” in forme tali da rendere possibile l’espletamento delle indagini.

 

Dunque, per la configurabilità del delitto di calunnia, è sufficiente che i fatti falsamente rappresentati all’Autorità giudiziaria (o ad altra Autorità che alla prima abbia l’obbligo di’ riferire), pur se non univocamente indicativi di una specifica fattispecie di reato, siano tali da rendere ragionevolmente prevedibile l’apertura di un procedimento penale per un fatto procedibile di ufficio a carico di una persona determinata.

 

Ebbene, la falsa dichiarazione di smarrimento di assegni già consegnati conduce necessariamente ad indagini di polizia per verificare la responsabilità penale del prenditore dell’assegno, quale soggetto univocamente e agevolmente identificabile (grazie alle annotazioni sull’assegno), e induce a prospettare i reati di furto e ricettazione.

 

Quanto alla prova dell’elemento soggettivo, i giudici precisano che esso può desumersi dalle concrete circostanze e modalità esecutive dell’azione criminosa, attraverso le quali è possibile risalire alla sfera intellettiva e volitiva del soggetto, in modo da evidenziarne la cosciente volontà di un’accusa mendace ai danni di uno specifico soggetto.

 

Il reato di calunnia scatta anche se il denunciante sporge querela “contro ignoti”, fingendo di non sapere chi è in possesso dell’assegno smarrito. Ciò in quanto, tutte le volte in cui l’accusato sia implicitamente, ma agevolmente, individuabile sulla base degli elementi contenuti nella querela, non assume alcun rilievo la circostanza che non sia stato denunciato un soggetto determinato [3].

 

In sintesi, la falsa denuncia di smarrimento di un assegno bancario consegnato in pagamento ad un terzo contiene, implicitamente, l’accusa di furto o di ricettazione nei confronti del prenditore del titolo, dato che è agevole risalire all’individuazione di tale persona, mediante le annotazioni apposte sul titolo e la ricostruzione dei vari passaggi del sistema legale di circolazione e di incasso del medesimo titolo presso la banca.


[1] Cass. sent. n. 8045 del 27.1.2016.

[2] Art. 368 cod pen.

[3] Cass. sent. n. 12810/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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