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Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2016

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Lo sai che? Il rimborso dell’IVA si può chiedere fino a 10 anni

> Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2016

Prescrizione: se il contribuente indica nella dichiarazione il diritto al rimborso IVA tale diritto non può essere assoggettato al termine biennale ma bensì a quello di prescrizione ordinario decennale.

La prescrizione del diritto al rimborso dell’IVA è di 10 anni e non di 2: dunque, il contribuente può chiedere all’erario la restituzione delle suddette accreditate entro un arco di tempo ragionevolmente ampio. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Già l’anno scorso la Suprema Corte [2] aveva affrontato l’argomento; in pratica bisogna distinguere due ipotesi:

– la domanda di rimborso o restituzione del credito d’imposta maturato dal contribuente, da considerarsi già presentata con compilazione nella dichiarazione annuale del quadro relativo che configura formale esercizio del diritto

– la presentazione del modello apposito (VR), che costituisce [3] solo presupposto per l’esigibilità del credito e, dunque, adempimento per dar inizio al procedimento di esecuzione del rimborso. Questo sistema, tuttavia, oggi non esiste più.

Attualmente l’istanza di rimborso può essere avanzata solo in dichiarazione, precisamente compilando il modulo VX. Per cui, trasponendo il principio nel modello Iva 2016, è possibile avanzare istanza di rimborso entro dieci anni dalla sua maturazione, purché entro i primi due sia stata dichiarata l’eccedenza detraibile nell’apposito quadro (quadro VX).

Ne consegue che, una volta esercitato tempestivamente in dichiarazione il diritto al rimborso, esso non si prescrive nel termine di due anni di decadenza [4], ma solo a quello di prescrizione ordinario decennale [5].

Tale interpretazione è ormai condivisa da tutta la giurisprudenza. Infatti si ritiene che per il contribuente sia sufficiente, al fine di ottenerne il rimborso, la sola indicazione di un credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi, senza bisogno di alcun altro adempimento; egli deve solo attendere che l’Agenzia delle Entrate eserciti, sui dati esposti in dichiarazione, il potere-dovere di controllo secondo la procedura di liquidazione delle imposte, ovvero, ricorrendone i presupposti, secondo lo strumento della rettifica della dichiarazione.

Sicché una volta che il credito si sia consolidato, l’Amministrazione è tenuta ad eseguire il rimborso e il relativo credito del contribuente è soggetto alla ordinaria prescrizione di decennale: dieci anni, quindi, per pretenderne il rimborso.

note

[1] Cass. sent. n. 5172/16 del 16.03.2016

[2] Cass. sent. n. 6684/2015.

[3] Ai sensi dell’art. 38 bis, comma 1, del d.P.R. n. 633/1972.

[4] Previsto dall’art. 21, del d.lgs. n. 546/1992.

[5] Art. 2946 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, sentenza 23 novembre 2015 – 16 marzo 2016, n. 5172
Presidente Bielli – Relatore Cirillo

Ritenuto in fatto

Con sentenza del 29 giugno 2009, notificata il 21 ottobre 2009, la Commissione tributaria regionale del Piemonte rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti di M. A. , con­fermando l’annullamento dell’atto di diniego del rimborso IVA per l’anno d’imposta 1999.
II giudice d’appello premetteva in fatto che il contribuente aveva pre­sentato la dichiarazione IVA per l’anno 1998, contenente l’esposizione “a rimborso” di un credito d’imposta pari 580 milioni di lire e di una ulteriore eccedenza di 55.812.000 di lire da utilizzare in compensazione nell’anno successivo. Sennonché nella dichiarazione per l’anno 1999, per errore, il credito verso l’erario era utilizzato nella minor misu­ra di 35.812.000 di lire. L’ufficio, a fronte della domanda avanzata il 17 maggio 2005, aveva negato rimborso della ulteriore eccedenza di 20 milioni di lire, essendo decorso il termine biennale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art.21, co.2.
Riteneva, invece, il giudice territoriale che la domanda di rimborso fosse stata tempestivamente avanzata entro il termine decenna­le di prescrizione di cui all’art.2946 cod. civ. e che il credito d’imposta si fosse consolidato una volta decorsi senza rilievi due anni dalla presen­tazione della dichiarazione annuale e gli ulteriori tre mesi per l’esigibilità dei credito stesso.
II 19 dicembre 2009 l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cas­sazione, affidato a unico motivo; il contribuente, ritualmente intimato nel giudizio di legittimità (rei. not. 23-24-28.12.2009), non svolge attività difensiva.

Considerato in diritto

La difesa erariale sostiene, ai sensi dell’art.360 n.3 cod. proc. civ., che sia errata la sentenza d’appello laddove ritiene operante l’ordina­rio termine prescrizionale decennale (art.2946 cod. civ.), mentre an­che per il diritto al rimborso dell’IVA varrebbe il termine decadenziale biennale di cui all’art.21 D.Lgs. n. 546 del 1992. II ricorso non è fondato.
Infatti, va data continuità all’orientamento – recentemente ribadito dalla sentenza di questa Corte n.6684 del 2 aprile 2015 – secondo cui, in tema di IVA, deve tenersi distinta la domanda di rimborso o restituzione del credito d’imposta maturato dal contribuente – da considerarsi già presentata con compilazione nella dichiarazione annuale del quadro relativo che configura formale esercizio del diritto – rispetto alla presentazione altresì dei modello apposito (VR), che costituisce – ai sensi dell’art.38-bis, co.1, D.P.R. n. 633 del 1972 – solo presupposto per l’esigibilità dei credito e, dunque, adempi­mento per dar inizio al procedimento di esecuzione dei rim­borso.
Ne consegue che, una volta esercitato tempestivamente in dichiarazione il diritto al rimborso, esso non può considerarsi assoggettato al termine biennale di decadenza previsto dall’art.21 D.Lgs. n. 546 del 1992, ma solo a quello di prescrizione ordinario decennale ex art.2946 cod. civ. (coni. Cass. n.14070 del 2012 e n.20039 dei 2011). La soluzione prospettata, oltre ad essere assolutamente maggioritaria e oramai consolidata, è coerente con l’intero sistema fiscale delineato dalla giurisprudenza di legittimità, atteso che da tempo si af­ferma che l’esposizione di un credito d’imposta nella denuncia dei red­diti fa sì che non occorra, da parte dei contribuente, al fine di ottenerne il rimborso, alcun altro adempimento, dovendo solo attendere che l’Amministrazione finanziaria eserciti, sui dati esposti in dichiara­zione, il potere-dovere di controllo secondo la procedura di liquida­zione delle imposte, ovvero, ricorrendone i presupposti, secondo Io strumento della rettifica della dichiarazione.
Sicché una volta che il credito si sia consolidato, l’Amministrazione è tenuta ad eseguire il rimborso e il relativo credito dei contribuente è soggetto alla ordinaria prescrizione decennale (conf. Cass. n. 14070 del 2012 e giurisprudenza ivi cit.).
E’ appena il caso di ricordare, che secondo le regole vigenti all’epoca della presentazione della dichiarazione IVA in questione, i rimborsi previsti nell’art. 30 sono eseguiti, su richiesta fatta in sede di dichiara­zione annuale, entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione del1a dichiarazione prestando, contestualmente all’esecu­zione del rimborso e per una durata pari al periodo mancante al termine di decadenza dell’accertamento, cauzione ovvero fideiussione.
Inoltre gli stessi rimborsi possono essere richiesti, utilizzando apposita dichiarazione redatta su modello approvato con decreto dirigenziale contenente i dati che hanno determinato l’eccedenza di credito. In tal caso i rimborsi sono eseguiti entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione, che vale come dichiarazione annuale limitatamente ai dati in essa indicati. Infine, i medesimi rimborsi possono essere richiesti con apposita istanza, anche ai competenti concessionari della riscossione secondo le modalità stabilite dalla legge 30 dicembre 1991, n.413, art. 78, co.27 e seg..
Ciò conferma che l’eccedenza d’imposta si ha per azionata anche con la sola esposizione fatta in sede di dichiarazione annuale. Ad analoghe conclusioni si giunge anche riguardo all’armonizzazione della “sesta direttiva” (Cass n.6684 del 2015 e n.14070 dei 2012, cit.). Infatti, se è vero che gli Stati membri adottano le misure necessarie ad assicurare l’osservanza degli obblighi di dichiarazione e di pagamento, l’esatta riscossione dell’imposta e la prevenzione di frodi, tali misure però non possono mai eccedere gli obiettivi sopra indicati (v. C. giust. UE, dec. Ecotrade e Collee), posto che per il principio di neutralità il diritto al ristoro dell’IVA versata a monte è principio basilare dei sistema comunitario (cfr. C. giust. UE, dec. Molenheide e altri).
L’orientamento, al quale si dà ulteriore continuità, è stato seguito in altre numerose e costanti decisioni secondo cui, ai fini della manifestazione di volontà di ottenimento del rimborso, deve aversi riguardo al fatto che nella dichiarazione annuale può rinvenirsi l’esplicitazione di una tale volontà, il che sottrae la fattispecie al termine biennale di decadenza, sancito in via residuale (cfr. tra le tante Cass. n.7684, n.7685 e n.152291 del 2012; n.8813 e n.23755 del 2013; n. 2005 e n.3742 del 2014).
Dal rigetto dei ricorso non derivano conseguenze in punto di spese mancando attività difensiva dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

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