Come si perde la patria potestà
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3 Mag 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Come si perde la patria potestà

Il genitore può perdere la potestà genitoriale quando, con la propria condotta di abbandono, violenza o inadempimento degli obblighi genitoriali, pregiudica gravemente l’interesse dei figli.

 

Un genitore può perdere la potestà (più correttamente responsabilità genitoriale) quando viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio per i figli.

 

In particolare, il giudice può pronunciare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando la madre o il padre:

 

abbandona o trascura il figlio;

 

– non adempie gli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione dei figli;

 

– non tiene conto delle capacità, inclinazioni naturali o aspirazioni dei figli anche ai fini delle scelte sul mantenimento, istruzione o educazione;

 

abusa dei poteri attribuitigli dalla stessa potestà: per esempio, nell’ipotesi dell’abuso dei mezzi di correzione (sanzionato penalmente) dal quale deriva un pericolo non solo per l’integrità fisica ma anche per la personalità  e psicologia del figlio. Si pensi alle continue umiliazioni, alla violenza verbale, alle punizioni eccessivamente severe ecc.;

 

– è violento o maltratta i figli: anche tale ipotesi, oltre a costituire un reato (maltrattamenti in famiglia, violenza, lesioni ecc.) può comportare la decadenza dalla potestà genitoriale perché la condotta grave del genitore fa venire meno ogni “potere” sul figlio.

 

Quando i motivi della decadenza sono particolarmente gravi, come nel caso di abbandono, trascuratezza, o maltrattamenti, il giudice può anche ordinare l’allontanamento del genitore dal figlio.

 

La responsabilità genitoriale non è una libertà personale assoluta della madre o padre, ma un diritto-dovere di prendersi cura dei figli e tutelarne lo sviluppo della personalità. Essa è quindi funzionale all’interesse dei figli minori e, per tale motivo, viene meno nel momento in cui li danneggia piuttosto che tutelarli.

 

La decadenza dalla potestà non ha carattere sanzionatorio, almeno in ambito civilistico, ma finalità preventiva volta ad evitare che condotte sbagliate dei genitori ricadano sui figli, provocando danni non solo patrimoniali ma anche e soprattutto psicologici e morali.

 

Il giudice, una volta investito del compito di giudicare sulla richiesta di revoca della potestà genitoriale, deve quindi valutare se la condotta del genitore sia effettivamente pregiudizievole per il figlio e quali conseguenze potrebbe avere, sempre nell’interesse di quest’ultimo, il provvedimento di revoca della responsabilità genitoriale.

 

La decadenza della potestà genitoriale non vale per sempre: il genitore può essere reintegrato nella potestà (sempre con provvedimento del giudice) quando cessano le ragioni della decadenza e non vi è più pericolo di pregiudizio per i figli.

 

Si ricorda che la decadenza dalla potestà genitoriale non comporta la liberazione dagli obblighi di mantenimento: sarebbe troppo comodo comportarsi male per ottenere l’esenzione definitiva da ogni obbligo di genitore.

Nonostante la perdita della potestà, il genitore mantiene l’obbligo di mantenimento dei figli, connaturato alla qualità di madre o padre e riconosciuto dalla legge come inderogabile.


 


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