Pensioni Inps, arriva la busta arancione
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18 Mar 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensioni Inps, arriva la busta arancione

L’Inps sta per spedire ai cittadini italiani le buste contenenti il calcolo della pensione: l’operazione coinvolgerà 7 milioni di lavoratori privati ed i dipendenti pubblici.

 

Quando andrò in pensione e a quanto ammonterà il mio assegno? Queste sono le domande che si pone la maggior parte dei lavoratori italiani, piuttosto preoccupati per il continuo aumento dell’età pensionabile e per l’esiguità del futuro trattamento.

Ai quesiti tenta di dare concreta risposta l’Inps, con la tanto attesa busta arancione: ad aprile, difatti, arriveranno nelle case degli italiani le lettere dell’Istituto, contenenti le proiezioni della futura pensione. Si stima che l’operazione coinvolgerà ben 7 milioni di lavoratori privati, oltre ai dipendenti pubblici, che vedranno le proiezioni della pensione allegate al loro cedolino paga.

 

 

Calcolo pensione dell’Inps: come funziona la busta arancione

Le buste arancioni, nel dettaglio, conterranno dei prospetti con le proiezioni della futura pensione, basate sul presupposto che lo stipendio resti costante (con un aumento dell’1,5% annuo) e non ci siano variazioni nella carriera lavorativa.

Chiaramente, più si è lontani dall’età della pensione, più questa può discostarsi dalla proiezione dell’Inps: miglioramento della carriera, perdita dell’occupazione, periodi di aspettativa…Le variabili sono molto numerose e non possono essere previste con esattezza.

La busta arancione conterrà le proiezioni per gli appartenenti alle seguenti gestioni:

 

– Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (anche domestici);

– Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi (Artigiani e Commercianti, Coltivatori diretti, coloni e mezzadri, ex INPDAI);

Gestione separata.

 

Tra qualche mese si aggiungeranno alcuni fondi speciali, come quello del Ferrovieri.

 

 

Calcolo pensione dell’Inps: come funziona “La mia pensione”

Per chi desidera un calcolo più dettagliato, che contempli anche variabili come la perdita dell’occupazione o una significativa progressione di carriera, è possibile utilizzare il servizio online “La mia pensione”. Questo è un servizio accessibile dal sito dell’Inps a chi possiede il codice Pin o l’identità digitale Spid, e consente di cambiare diversi dati nel calcolo, compresa la decorrenza della pensione.

Il servizio non è accessibile a chi possiede contributi in gestioni esterne all’Inps.

 

 

Calcolo pensione dell’Inps: che cosa manca

Il calcolo pensione considera la contribuzione versata in un unico fondo, e non consente di calcolare la totalizzazione dei contributi  versati in più casse. Inoltre, non effettua proiezioni considerando periodi non ancora ricongiunti o anni di laurea non ancora riscattati, né calcola gli oneri di ricongiunzione o riscatto.

Impossibile anche calcolare la totalizzazione dei contributi versati all’estero ed il pro rata, così come non sono contemplate le eccezioni al regime generale: nessun calcolo e valutazione di convenienza per l’Opzione Donna, dunque, né per l’Opzione Contributiva Dini, o per il computo presso la Gestione Separata.

Inoltre, per chi ha parte della pensione liquidata col retributivo, i tassi di rivalutazione al momento del pensionamento potrebbero subire grosse variazioni; lo stesso, peraltro, potrebbe accadere anche per la quota contributiva della pensione, specie per coloro ai quali mancano parecchi anni dall’uscita dal lavoro.

Insomma, si tratta di proiezioni “al ribasso”: posto che le future pensioni non saranno certamente ricche, probabilmente saranno comunque un po’ più alte rispetto all’importo prospettato dall’Inps.

L’operazione, che comporta dei costi non indifferenti, secondo alcuni sarebbe dunque “studiata” per invogliare gli italiani a versare dei contributi integrativi ai fondi pensione complementari.

 

Che in futuro non si potrà campare con la sola pensione è sicuro e non è certamente sbagliato pensare ad una forma d’integrazione del reddito: si dovrebbe studiare però un piano d’accumulo elastico e con condizioni “leggere”, viste le difficoltà economiche degli italiani e considerati gli scarsi rendimenti che derivano dagli attuali fondi complementari.

Per ulteriori dettagli sui Piani individuali di Pensionamento consulta il nostro approfondimento nell’area Business del portale.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
18 Mar 2016 Giovanni Marcante

Gentile Dottoressa,
leggo sempre con MOLTO interesse i Suoi articoli (in particolare per le materie previdenziali / assistenziali) e Le faccio (rinnovo) i miei complimenti per la professionalità e chiarezza degli stessi.
In un paio di occasioni Le ho (pure) inviato alcune mie “osservazioni” su quelle che – a mio parere – rappresentavano informazioni che necessitavano di ulteriore chiarimento.
Per l’articolo odierno mi trovo a dissentire sull’ultimo punto in quanto, pur essendo “vero” che i fondi complementari non restituiscono grandi rendimenti, credo sarebbe stato il caso precisare che le modalità di investimento negli stessi sono (solitamente) almeno tre con differenti gradi di rischio ma pure di rendimento. Inoltre Lei sarà sicuramente a conoscenza che, in particolare negli ultimi anni, il rendimento medio dei Fondi in questione “batte” nettamente quello rappresentato dalla rivalutazione del TFR lasciato in azienda.
Cordiali saluti.

Giovanni Marcante

 
20 Mar 2016 STEFANO BATTAGLIA

Concordo con il commentatore che mi precede, sia nei complimenti che nelle considerazioni, inoltre aggiungo che nel 2015 le retribuzioni sono aumentate del 1,3% su base annua.