Il reato di stalking
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18 Mar 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Il reato di stalking

Cos’è e quando si configura il reato di stalking: una breve analisi di un reato del quale si sente parlare frequentemente.

 

 

Cos’è lo stalking?

Lo staking è un reato introdotto nel nostro codice penale in tempi relativamente recenti [1].

Il reato è rubricato con il nome di “Atti persecutori” e si configura quando, con reiterate minacce e/o molestie (non è cioè sufficiente una sola condotta) si ingenera nella persona offesa (la persona verso la quale le condotte sono rivolte) un perdurante e grave stato di ansia, tale da indurla a cambiare le proprie abitudine di vita.

Se il fatto è commesso, come spesso accade, ai danni del coniuge o nei confronti di persona con la quale si aveva una relazione sentimentale, la pena è aumentata.

 

Gli elementi caratterizzanti questa fattispecie di reato sono, in buona sostanza, il reiterare di comportamenti di molestie e/o disturbo (per es.: continue telefonate o il presentarsi al luogo di lavoro) generando, in questo modo, un grave stato di ansia e preoccupazione nella vittima tale da indurla a modificare i propri comportamenti di vita (es cambiare numero di telefono o cambiare lavoro).

 

 

Lo stalking ai danni dell’ex

I casi più frequenti di stalking, che ottengono, purtroppo, gli onori delle cronache giudiziarie degenerando in atti anche di estrema violenza, sono quelli che vengono posti in essere nei confronti delle persone – quasi sempre donne – con le quali si era in passato legati da una relazione sentimentale, la cui conclusione si stenta ad accettare.

In tali casi, la legge prevede un aumento di pena per lo stalker.

Il reato è perseguibile a querela della persona offesa.

Si tratta, però, di una querela che ha delle caratteristiche specifiche e diverse dalla quella prevista in via generale dal codice di procedura penale [2].

La querela “ordinaria”, va, infatti, proposta entro un termine massimo di novanta giorni decorrenti da quello in cui si è avuta conoscenza del fatto-reato e consiste, in buona sostanza, nella dichiarazione di volontà della persona offesa (vale a dire la vittima del reato) che si proceda penalmente nei confronti dell’autore di quel reato commesso ai suoi danni.

 

Per capire il senso e la funzione della querela occorre tenere presente una differenza esistente, sotto questo profilo, tra i reati: vi sono reati perseguibili di ufficio e reati perseguibili solo a querela di parte.

In taluni casi, il codice penale, prevede che determinati reati (di norma considerati non particolarmente gravi) possano essere puniti solo se c’è la volontà espressa della vittima e fintanto che questa volontà permanga. Nei reati perseguibili solo a querela, in pratica, la persona offesa può decidere se far avviare e far proseguire l’azione giudiziaria penale nei confronti dell’autore del reato ai suoi danni attraverso, appunto, lo strumento della querela.

In questi casi, quindi, la querela (che costituisce condizione della procedibilità) può sempre essere rimessa facendo con ciò venir meno il procedimento penale che non può proseguire per difetto della condizione di procedibilità.

Relativamente ai reati perseguibili di ufficio, invece, l’azione penale si avvia e procede indipendentemente dalla volontà della vittima del reato.

 

Una volta avuta, in qualsiasi modo legittimo, notizia del reato (pensiamo ad esempio ad una rapina) gli inquirenti avvieranno l’azione penale indipendentemente dalla volontà della persona offesa. Quest’ultima, infatti, potrebbe essere stata indotta a non denunciare per timore o per qualunque altro interesse, oppure, dopo aver denunciato, potrebbe essere stata minacciata affinchè non dia seguito alla propria denuncia.

 

 

La querela nei reati di stalking

In via generale lo stalking è un reato perseguibile a querela di parte, salvo i casi specificamente individuati dalla legge.

La querela in oggetto, come si diceva, ha delle caratteristiche specifiche:

 

– può essere proposta nel termine di sei mesi (e non di novanta giorni come previsto in via ordinaria);

– in taluni casi è irrevocabile;

– una disciplina particolare è prevista per le formalità della remissione, anche nei casi in cui questa è consentita [3].

Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante essendo previsto che la remissione possa avvenire solo in via processuale. Diversamente dalle altre ipotesi di remissione di querela, infatti, quella proposta nei confronti dello stalker può essere rimessa solo processualmente cioè nel corso del procedimento e di fronte al giudice il quale, in questo modo, avrà possibilità di valutare le ragioni che hanno indotto la vittima all’atto della remissione, nel senso di verificare se la determinazione della persona offesa sia frutto di una valutazione spontanea e consapevole oppure la conseguenza di ulteriore minacce o violenze.

 

 

Le misure nei confronti dello stalker

Al fine di evitare – o meglio di tentare di evitare – che i comportamenti dello stalker possano degenerare in atti di violenza, il codice di procedura penale prevede la possibilità che lo stesso, in presenza di un grave quadro indiziario, possa essere sottoposto ad una misura cautelare allo scopo di evitare le possibilità di altri contatti con la vittima e, quindi, di continuare con i comportamenti di minacce e di molestie nei confronti della stessa, con il fine di salvaguardarne l’incolumità.


Autore immagine: 123rf com

 


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