Polizza vita: risarcimento assicurazione negato per dichiarazioni mendaci
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18 Mar 2016
 
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Polizza vita: risarcimento assicurazione negato per dichiarazioni mendaci

Quando per dichiarazioni mendaci, reticenti o inesatte l’assicurato riporta un quadro clinico diverso da quello reale, la polizza vita viene annullata e il risarcimento assicurazione è negato.

 

All’atto di stipulazione di una polizza vita, nel questionario anamnesico vanno indicate tutte le patologie e gli stati morbosi attuali e pregressi, in modo che la compagnia possa valutare in modo esatto il cosiddetto “rischio”. Anche una singola omissione può comportare il cosiddetto “risarcimento assicurazione negato”, quando per dichiarazioni mendaci (reticenti o inesatte) [1] non si specifica il quadro clinico in modo esauriente. Ciò vale anche con riferimento a patologie sorte successivamente alla sottoscrizione della polizza, perché l’assicurazione deve essere prontamente informata di ogni modifica relativa alle condizioni dichiarate in origine.

È quanto stabilito dal Tribunale di Treviso con la sentenza 2702/2015. In questo caso i giudici hanno negato l’indennizzo di una polizza causa decesso ad un vedovo, perché la moglie intestataria, aveva omesso di comunicare la presenza di un tumore e di essersi sottoposta a tutta una serie di interventi chirurgici.

 

Quando per dichiarazioni mendaci, reticenti o inesatte la compagnia viene a conoscenza di circostanze tali che non avrebbe dato il suo consenso (o non lo avrebbe dato alle stesse condizioni), non solo scatta l’annullamento del contratto se il cliente ha agito con dolo o colpa grave, ma anche il “risarcimento assicurazione negato”. I giudici hanno sottolineato inoltre, come sulla compagnia non grava alcun onere di indicare tutti gli stati morbosi che ritiene influenti sul rischio, essendo sufficiente che rivolga al cliente una richiesta generica di dichiarare ogni condizioni in atto al momento della stipula o che raggruppi le specie per tipologie. Tale onere pertanto ricade sull’assicurato: più completo è il quadro clinico illustrato nel questionario, meno probabilità ci sono di avere un “risarcimento assicurazione negato”. La reticenza “rilevante”, che influisce sull’erogazione dell’indennizzo, è quella dell’assicurato che tace sull’esistenza di una patologia preesistente, pur se non indicata nel questionario [2] ma non solo. Anche quando per dichiarazioni mendaci si dichiarano stati inesistenti e invece attuali il risarcimento assicurazione è negato.

 

Sempre nel caso in questione, all’interno del questionario anamnesico, la cliente aveva indicato “no” alla voce “malattie di una certa gravità” e alla voce “ricoveri ospedalieri o chirurgici”, senza comunicare alla compagnia assicurativa né la presenza del tumore né la sopravvenienza degli interventi. I giudici affermano che, per l’esistenza del dolo, ai fini dell’annullamento del contratto e del risarcimento assicurazione negato, non è necessario il porre in atto raggiri o altri mezzi fraudolenti, bastando la coscienza e la volontà di rendere dichiarazioni inesatte o reticenti: per stabilire la colpa grave invece, la dichiarazione deve nascere da grave negligenza.


[1] Art. 1892.

[2] Cass. sent. n. 27578/2011.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
20 Mar 2016 Stefano Cappellini

Non mi risulta che,in materia di polizze vita di puro rischio, occorra comunicare le “patologie sorte successivamente alla sottoscrizione della polizza”. Gli unici aggravamenti di rischio che è necessario comunicare in ambito di polizze vita, riguarda la variazione dell’attività professionale (con riguardo soprattutto ad attività particolarmente a rischio elencate nelle Condizioni di Polizza), e variazioni riguardanti l’abitudine al fumo.
Qualcuno può segnalare fonti o sentenze che si esprimano in modo contrario a quanto ho riportato?

Stefano Cappellini

 
20 Mar 2016 Eleonora D'Angelo

L’articolo 1898 del Codice Civile disciplina l’aggravamento del rischio nei contratti di assicurazione, prevedendo che “Il contraente ha l’obbligo di dare immediato avviso all’assicuratore dei mutamenti che aggravano il rischio in modo tale che, se il nuovo stato di cose fosse esistito e fosse stato conosciuto dall’assicuratore al momento della conclusione del contratto, l’assicuratore non avrebbe consentito l’assicurazione o l’avrebbe consentita per un premio più elevato”. L’aumento o la diminuzione del rischio possono comportare lo scioglimento del contratto o la sua prosecuzione, fermo restando gli obblighi informativi previsti dagli artt. 1897-1898 del Codice Civile.