Bolletta del gas: contestazioni su consumi e contatore
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20 Mar 2016
 
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Bolletta del gas: contestazioni su consumi e contatore

Riscaldamento: che fare se i consumi indicati in bolletta non corrispondono a quelli effettivi e vengono contestati?

 

La contestazione della bolletta del gas pone sempre di fronte al consueto dubbio: vale più la parola dell’utente circa i consumi stimati o quanto riportato sul contatore? Che succede se, nella fattura, appaiono degli importi eccessivi rispetto all’uso effettivo di gas fatto all’interno dell’abitazione? Un problema che è toccato, almeno una volta nella vita, a quasi tutte le famiglie.

 

Ebbene, la questione viene affrontata e risolta da una recente sentenza del Tribunale di Milano [1]. Il giudice ha stabilito che, in materia di somministrazione di gas, qualora i consumi indicati nella bolletta vengano contestati dall’utente, la società fornitrice è tenuta a dimostrare le misure del contatore e, dunque, i consumi effettivi. Questa prova può essere fornita solo attraverso le fatture di trasporto del gas emesse dal terzo distributore.

Ma procediamo con ordine.

 

 

Il contratto non va firmato

Il primo punto che affronta la decisione è se il contratto di fornitura del gas debba necessariamente riportare la firma dell’utente o meno. Nel caso di specie, infatti, il consumatore, che si era opposto a una fattura esorbitante, aveva innanzitutto contestato la mancanza della propria sottoscrizione sulla scrittura privata.

 

Secondo la giurisprudenza [2], il contratto di somministrazione di gas è a “forma libera”, il che vuol dire che potrebbe essere concluso anche oralmente o con comportamenti concludenti come l’aver utilizzato il servizio ed essersene avvantaggiati. Ad esempio, il fatto che alcune delle bollette, in passato, siano state pagate è un indice più che sufficiente a dimostrare la validità e l’operatività del contratto.

 

 

La bolletta è una prova?

Il secondo punto chiarito dal Tribunale di Milano riguarda la valenza della bolletta: come affermato anche dalla Cassazione [3], la bolletta è, in linea di principio, idonea a dimostrare l’entità dei consumi della somministrazione di gas, ma sempre che non vi siano contestazioni da parte dell’utente.

 

Invece, qualora tali contestazioni vengano sollevate, l’onere della prova contraria si sposta sulla società erogatrice (per il principio di vicinanza della prova, essendo quest’ultima in possesso di tutti i documenti e gli atti necessari a dar contezza dei consumi dell’utente). In pratica, la ditta fornitrice dovrà dimostrare che la bolletta è corretta, ossia l’esatto quantitativo di gas erogato al consumatore oppure il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra quanto riportato in bolletta e quanto emergente dal contatore [3].

 

In che modo può essere fornita tale prova? È sempre la sentenza che lo indica: la società del gas deve produrre le cosiddette fatture del distributore allo scopo di fornire prova della quantità di gas erogato e la conformità dei consumi esposti in bolletta a quelli in concreto erogati.

 

Tali documenti devono essere in possesso del fornitore atteso che la società distributrice il gas fattura i costi della distribuzione alla società somministrante, sulla scorta dei metri cubi di gas erogati al punto di fornitura.


La sentenza

Trib. Milano, sez. XI, sentenza 27 novembre 2015, n. 13418

(Est. Ilaria Gentile)

Decisione della causa

3.a. Qualificazione dell’azione e diritto

S, che è l’attrice sostanziale della presente causa, ha svolto con il rito monitorio un’azione contrattuale di adempimento, chiedendo la condanna di G a pagare il saldo delle somme portate da tre bollette, per corrispettivo di gas erogato da febbraio 2009 ad aprile 2009.

G ha negato la debenza delle somme pretese da S, svolgendo contrapposta domanda di accertamento negativo, per un verso disconoscendo la sottoscrizione posta in calce al contratto, per altro verso confermando di avere ricevuto gas da S nel periodo in questione, tuttavia contestando il quantum dei consumi esposti nelle bollette da S, nella specie eccependone la sovrastima, rispetto a quelli effettivi.

In diritto, il Tribunale osserva che, via generale, il criterio di riparto dell’onere di allegazione e prova di siffatta azione contrattuale di adempimento è regolato dagli artt. 1218 e 2697 cc e dal principio di vicinanza della prova, in forza dei quali spetta a chi agisce in adempimento allegare e provare la fonte legale o convenzionale dell’obbligazione asseritamente inadempiuta, nonché allegare l’inadempimento

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[1] Trib. Milano, sent. del 27.09.2015.

[2] Cass. sent. n. 10249/1998.

[3] Cass. sent. n. 17041/2002; n. 10313/2004; n. 13193/2011.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
28 Giu 2016 andrea rosati

in ditta abbiamo cambiato il fornitore di gas e luce
in data 31 dicembre ho comunicato l’autolettura del gas alla vecchia società somministratrice, dato che presumibilmente con l’anno nuovo avrei ricevuto le bollette dal nuovo fornitore
il vecchio fornitore ha fatturato i consumi che abbiamo comunicato con l’autolettura, senonché il nuovo fornitore ha applicato come lettura iniziale al 1° gennaio (non avendo sicuramente quel giorno mandato un dipendente a fare la lettura reale) la lettura stimata del distributore, calcolata su una presunzione di consumi di ben 22 mesi!!! partendo da un dato presunto più basso, il nuovo fornitore ci ha così fatturato mc 97 in più (per fortuna neanche tantissimi!!!)
dietro mio reclamo telefonico, il nuovo fornitore ha detto che loro devono fatturare in base ai dati fornitigli dal distributore, e che io devo chiedere l’accredito al vecchio fornitore.
MA SE I CONSUMI SONO QUELLI E GLIELI HO COMUNICATI IO, CON CHE FACCIA DI BRONZO POSSO CHIEDERE INDIETRO I SOLDI CHE CORRETTAMENTE DOVEVANO AVERE LORO? E A CHE REGOLA INSULSA (E TOTALMENTE IRRAGIONEVOLE) MI DOVREI APPELLARE?