Depenalizzazione: resta il risarcimento anche senza condanna penale
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20 Mar 2016
 
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Depenalizzazione: resta il risarcimento anche senza condanna penale

L’eventuale revoca della sentenza di condanna per abrogazione del reato, non comporta il venir meno dell’illecito civile del medesimo fatto.

 

Anche se cade la condanna penale per intervenuta abrogazione di un reato, la sentenza emessa dal giudice esplica comunque i suoi effetti civili, ossia per quanto attiene all’obbligo di risarcimento del danno. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Tempo di depenalizzazioni: con una recente riforma [2] il Governo ha cancellato circa 40 reati dal codice penale, tra cui, ad esempio, il falso in scrittura privata, l’ingiuria, la guida senza patente, il danneggiamento semplice, ecc. Ma che succede alle condanne già inflitte? Per quelle divenute definitive, in realtà, c’è ben poco da fare. Per le altre, invece, c’è sempre la possibilità di assoluzione “perché il fatto non è [più] previsto dalla legge come reato”. In pratica si applica il noto principio del favor rei: tra due norme penali succedutesi nel tempo si applica quella più favorevole al colpevole (per cui, se una norma successiva più severa abroga una più leggera, ai fatti pregressi continua ad applicarsi la prima norma; viceversa, se la norma successiva è più tenute, è quest’ultima che si applica anche al passato).

 

Il fatto però che cada la sentenza penale per via dell’intervenuta depenalizzazione non vuol dire che vengano meno anche gli effetti civili della sentenza stessa. Questo perché, tutte le volte in cui la vittima del reato si costituisce parte civile all’interno del procedimento penale, il giudice decide anche sull’esistenza e sull’ammontare del danno. Ferma restando poi che l’esatta quantificazione del predetto danno viene rinviata in sede civile, la parte della sentenza penale relativa agli effetti civili non decade con la depenalizzazione.

 

La Cassazione è chiara nell’affermare il seguente principio: l’eventuale revoca della sentenza di condanna per abrogazione del reato, non comporta il venir meno della natura di illecito civile del medesimo fatto. Pertanto, la sentenza non deve essere revocata relativamente alle questioni civili derivanti da reato, le quali continuano a costituire fonte di obbligazioni efficaci nei confronti della parte danneggiata. In buona sostanza, la vittima può valersi della sentenza penale quanto meno come “giudicato” per far valere, in ambito civile, il proprio diritto al risarcimento, senza dover ricominciare il processo da capo.

 

Del resto, quando un fatto costituisce illecito civile nel momento in cui è stato commesso, su di esso non influiscono le successive vicende riguardanti la punibilità del reato. L’abrogazione della norma penale in presenza di una condanna irrevocabile comporta la revoca della sentenza da parte del giudice dell’esecuzione, ma limitatamente ai capi penali e non anche a quelli civili, la cui esecuzione ha comunque luogo secondo le norme del codice di procedura civile: sicché se vi è stata costituzione di parte civile, con conseguente condanna al risarcimento dei danni a carico dell’imputato o del responsabile civile, questa decisione resta ferma.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 9 – 23 febbraio 2016, n. 7124
Presidente Lapalorcia – Relatore Pistorelli

Ritenuto in fatto

1.Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Palermo, per quanto qui d’interesse, ha confermato la condanna di Mercantile Leasing s.p.a. quale responsabile civile al risarcimento (nonché al pagamento della statuita provvisionale) in solido con l’imputata dei danni cagionati alle parti civili dalla consumazione da parte di P.G.M. del reato di falso in scrittura privata.
2. Avverso la sentenza ricorre il responsabile civile – ora incorporato nel Banco Popolare soc. coop. – che deduce errata applicazione della legge penale e vizi della motivazione in ordine alla ritenuta identificazione della Mercantile leasing s.p.a. quale responsabile civile per i danni cagionati dalla P. in concorso con l’amministratore della T.A.C. Sicilia s.r.l. attraverso la falsificazione delle firme dei soci della medesima in calce alle fideiussioni prestate a garanzia dei contratto di locazione finanziaria stipulato con la menzionata Mercantile Leasing. In tal senso la ricorrente lamenta che la Corte territoriale avrebbe erroneamente ritenuto integrata la fattispecie di cui all’art. 2049 c.c. e comunque omesso di motivare (ovvero motivato in

maniera solo apparente)
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[1] Cass. sent. n. 7124/2016.

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