Redditometro: esclusa l’auto aziendale
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31 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Redditometro: esclusa l’auto aziendale

Per evitare il redditometro, basta inserire l’auto di lusso tra i beni strumentali dell’azienda e imputare le spese a quest’ultima.

 

L’auto aziendale di lusso non può rientrare nell’accertamento fiscale tramite redditometro quando le spese sono a carico della società, a prescindere dal fatto che il contribuente ne faccia uso personale. È quanto affermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano [1].

 

L’auto aziendale non può essere considerata dal Fisco come indice di maggior reddito del contribuente, anche qualora egli ne sia l’esclusivo utilizzatore. Ovviamente, occorre che, indipendentemente dal tipo di auto (anche di lusso), le spese di gestione siano a carico dell’azienda e non del contribuente, che si limita ad utilizzarla. Inoltre l’auto deve essere registrata nella contabilità aziendale come “bene strumentale”. Ciò vale anche qualora, come nel caso deciso dalla sentenza in esame, il contribuente sia il socio accomandatario e legale rappresentante dell’azienda. Socio e società sono infatti due soggetti distinti per i quali deve essere di conseguenza differenziato l’accertamento del reddito.

 

Se il socio riesce a dimostrare che le spese di gestione dell’auto sono sostenute dalla società e non da lui personalmente, l’auto non può essere considerata ai fini dell’accertamento tramite redditometro. Questo anche se, di fatto, l’auto è usata esclusivamente da lui per fini personali e non aziendali.

 

Si ricorda che il redditometro è lo strumento attraverso il quale il Fisco può effettuare un accertamento sintetico del reddito dei contribuenti; analizzando i beni in loro possesso e le spese affrontate, può presumere una maggiore capacità reddituale rispetto a quella dichiarata ai fini IRPEF, IVA ecc.

 

Se il reddito dichiarato si discosta da quello presunto tramite redditometro e il contribuente non riesce a giustificare tale distacco, l’Agenzia delle Entrate è legittimata ad emettere un avviso di accertamento per la maggiore imposta dovuta sul reddito.

 

L’avviso di accertamento non adeguato alla realtà è però illegittimo [2] e il contribuente può impugnarlo dimostrando l’infondatezza delle presunzioni del Fisco e fornendo la prova dell’esclusione dal proprio reddito delle spese relative al bene di lusso.


[1] CTR Milano, sent. 505/33/16.

[2] CTR Milano, sent. n. 139/2016.

 


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