Scena del crimine: il luogo
Professionisti
9 Mar 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Scena del crimine: il luogo

Scena aperta e scena chiusa del crimine.

 

Le scene del crimine si dividono in scene aperte e scene chiuse. Per aperte si intende in luogo aperto, ovvero esposto alle intemperie, all’aria, come per esempio una strada, un parco, un bosco. Per scene chiuse si intende un luogo chiuso: una casa, un appartamento, un ufficio.

La prima distinzione è fondamentale poiché l’intervento degli enti preposti cambia in modo sostanziale.

Per scena del crimine, naturalmente, si intende un luogo in cui sia avvenuta una fattispecie di reato prevista e punita dal codice penale.

Contrariamente a quanto si possa pensare, per scena del crimine non si intende, quindi, solamente il luogo in cui è avvenuto un omicidio, ma anche un negozio in cui si sia consumata una rapina o una casa in cui ci sia stato un furto.

La scena del crimine non prevede che le vittime, ovvero le persone che hanno subìto un reato, siano necessariamente ferite o siano rimaste uccise. Un esempio chiarificatore: chi è rimasto vittima di un truffatore che, per operare la sua truffa, si serviva di un ufficio completo di computer, stampanti e telefoni, è sì, vittima, ma non è ferita (se non, al limite, nell’orgoglio). In questo caso la scena del crimine sarà l’ufficio del truffatore, il suo computer, i dati che ha lasciato dietro di sé che, se trovati e ben repertati, saranno utili per arrivare all’arresto del colpevole, a un giusto processo e alla giustizia per la vittima.

 

 

Scena aperta

I soccorsi in luoghi aperti sono piuttosto vari: dalla strada al campo incolto, dalla montagna alla spiaggia, a una piscina, a un cantiere ecc.

La scena in luogo aperto porta con sé più persone rispetto a una scena in luogo chiuso (a meno che non si debba intervenire per un infarto alla prima della Scala).

I soccorritori, così come i Vigili del fuoco e le forze dell’ordine, sono abituati (e addestrati) a lavorare in strada. La gente che si ferma a guardare un incidente stradale (a rischio di causarne altri) è endemica del soccorso in strada. Sembra non ci siano mezzi, protocolli, procedure, teli, richieste (sia gentili che brusche) utili a far sì che la scena resti sgombra.

Pare si tratti di un richiamo ancestrale a vedere da vicino la disgrazia, il sangue, la morte per poi andarsene ancora vivi ringraziando Dio, Allah o Buddha per averla scampata.

Che sia questo o no, fa poca differenza. Chi lavora in strada sa che necessariamente ha a che fare con gli astanti.

 

I soccorritori, in genere, si organizzano in modo che tutto l’equipaggio abbia compiti ben precisi cui assolvere, e quindi non si curano molto di cosa accade intorno a loro.

A meno che gli astanti non siano amici della vittima e non decidano, più o meno improvvisamente, di intervenire sul soccorso o sui soccorritori.

Non capita spesso, ma capita. Nei casi di risse o di incidenti, quando a essere coinvolto è un membro di un clan, di una banda, di una famiglia e tutti gli altri sono preoccupati, arrabbiati, sconvolti, la situazione può degenerare.

 

Per quanto riguarda le forze dell’ordine delimitare la scena aperta è, spesso, piuttosto difficile: dove è iniziato il reato? Dove è andato il colpevole? Da dove è venuto? Ha lasciato tracce dietro di sé? E se sì, in quale raggio?

Di solito si opta per delimitare la scena in base a ciò che visivamente è possibile considerare: se vi è un passaggio sia da un lato che dall’altro si opterà per chiuderli entrambi e per usarne uno solo per far entrare gli addetti sulla scena del crimine di modo da non contaminarla ulteriormente. Se ci sono tracce visibili a occhio nudo la delimitazione includerà tutte le tracce evidenti e una zona di “rispetto” in cui, eventualmente, si potrebbero trovare altre tracce più piccole o non visibili a occhio nudo.

I nemici delle scene aperte sono gli agenti atmosferici: il sole a picco, un temporale, la neve, il vento sono tutti fattori che possono stravolgere, in pochissimo tempo, la scena di un crimine.

La pioggia rischia di “lavare via” le tracce, così come il vento rischia di portare qualcosa lontano (magari uno scontrino, un foglio di carta su cui c’erano impronte digitali e Dna) o, al contrario, di portare qualcosa sulla scena che non c’entra affatto con il delitto (un altro foglio, per esempio).

Il fattore tempo è fondamentale: quando si è all’aperto non si può umanamente pensare che la scena possa restare “congelata” in eterno: è opportuno mettere in atto tutte quelle misure per preservarla il più possibile e per repertare bene, ma velocemente, le prove.

 

 

Scena chiusa

Il soccorso in un luogo chiuso (appartamento, ufficio, fabbrica, scuola, chiesa, teatro) è, in genere, meno “frequentato” rispetto a quello in luogo aperto. Di solito, in un ufficio, ci sono i colleghi del paziente, ma non accade spesso che tutte le persone presenti nel palazzo si riversino a vedere cos’è successo. Lo stesso vale per un appartamento o per una scuola. Questo non significa che gli astanti non ci siano: ci sono all’ingresso del palazzo dove si è fermata l’ambulanza, nel giardino condominiale, affacciati alle finestre e sul pianerottolo. Ma meno facilmente intralciano o potrebbero intralciare il soccorso. Nel caso di lite in famiglia o tra vicini di casa, naturalmente, gli animi sono caldi, ma gli spazi d’azione sono più ristretti e, dal punto di vista dei soccorritori, più controllabili (in fin dei conti, per stare al sicuro e lavorare bene, spesso basta chiudere la porta).

Delimitare una scena chiusa per le forze dell’ordine è meno problematico. Se la fattispecie di reato è avvenuta in un appartamento la scena non sarà solo l’appartamento, bensì il palazzo (dalle cantine al tetto), la portineria ed eventualmente anche la via adiacente. Ma naturalmente è meno difficile “contenere” la scena.

 

Al contrario della scena aperta, nella scena chiusa difficilmente ci sarà pericolo imminente di pioggia o vento, ma ci possono essere altri fattori che potrebbero far insorgere problematiche differenti.

La prima è lo spazio. Non sempre gli appartamenti o le case sono ampi al punto da poter permettere a chi si muove all’interno l’agio di cui avrebbe bisogno. Molto spesso ci si ritrova a lavorare in ambienti ristretti, angusti, magari male illuminati (si pensi a una cantina, per esempio). Lo spazio ridotto è sicuramente utile per quanto riguarda le eventuali tracce (non potranno essere sparse nel raggio di chilometri), ma potrebbe rivelarsi terribile dal punto di vista del movimento. Il rischio di inquinare la scena è molto alto: se è impossibile muoversi senza calpestare le tracce, bisognerà organizzarsi per contaminare la scena il meno possibile.

 

Un altro fattore nemico delle scene chiuse è l’affollamento. Se, abbiamo detto, non è uno spazio particolarmente grande, rischiamo che lo stesso numero di persone che intervengono su una scena aperta, al chiuso risultino comunque troppe.

Se ho cinque o sei persone in un raggio di venti metri è una cosa. Se le stesse cinque o sei persone si ritrovano in una cantina di due metri per tre, potrebbe risultare impossibile lavorare.

In base allo spazio a disposizione e alla condizione in cui è la scena, si deve decidere come intervenire.

Per quanto riguarda i soccorritori lo spazio molto piccolo, la nostra solita cantina di due metri per tre, rischia di far procedere il servizio in modo tale da devastare completamente la scena: ciò che non deve mai essere dimenticato è che la priorità resta salvare la vita umana.

 

Il-soccorritore-sulla-scena-del-crimine

 


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti