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Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2016

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Lo sai che? Notifica con PEC inutile se l’azienda non ha la firma digitale

> Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2016

Serve la prova della lettura dell’atto giudiziario allegato alla posta elettronica certificata, visto che la legge non ha previsto l’obbligo per le aziende di munirsi di dispositivi di firma digitale.

La notifica degli atti giudiziari tramite PEC (posta elettronica certificata) è già tramontata prima ancora del nascere: ad accorgersene è il tribunale di Lecce che, con una recente sentenza [1], ha ritenuto insufficiente la notifica effettuata mediante posta elettronica certificata, per il solo fatto che essa non garantirebbe la prova della effettiva lettura del messaggio da parte del destinatario.

La vicenda nasce a seguito di un ricorso sommario notificato, dall’avvocato del ricorrente, nei confronti di una società tramite la PEC. Senonché, essendo munito l’atto introduttivo di firma digitale, il giudice ha disposto la rinnovazione della notifica, questa volta in formato cartaceo, tramite il tradizionale ufficiale giudiziario. Perché questa scelta? Molto semplice. Secondo il tribunale leccese, la normativa che impone alle imprese di dotarsi di casella di posta elettronica certificata non le obbliga a munirsi anche di un programma elettronico che consenta l’apertura degli atti firmati digitalmente. Senza tale supporto, l’allegato non può essere letto e la convenuta difendersi in giudizio. Dunque – conclude la sentenza – in assenza della prova che la società abbia potuto prendere visione dell’atto di citazione, il giudice può [2] ordinare il rinnovo della notifica secondo l’ordinario procedimento a mezzo di ufficiale giudiziario.

Non basta a superare l’ostacolo il deposito delle due email, inviate dal gestore della PEC, contenenti la certificazione della spedizione della “busta” e della sua successiva consegna al destinatario. E ciò perché esse non danno prova che la convenuta abbia potuto prenderne effettiva visione, se non viene dimostrato che essa sia in possesso di programmi che consentono la lettura degli atti inviati con firma digitale.

È vero: la legge impone a professionisti, società e aziende di munirsi di posta elettronica certificata, ma non parla anche di dispositivi per la firma digitale. Per cui nessuno può dire che la mancata apertura della posta elettronica è dipeso da colpa del destinatario. Tutto da rifare, quindi, per l’attore-ricorrente e notifica da rinnovare, questa volta stampando l’atto in formato cartaceo.

note

[1] Trib. Lecce, sent. del 16.03.2016.

[2] Ex art. 1 legge n. 20/1994.

Autore immagine: 123rf com

IN FATTO
Il Got,
rilevato che la normativa che impone alle imprese di dotarsi di casella di posta elettronica non obbliga,
però, le stesse imprese di munirsi di programmi elettronici che consentono la lettura degli atti inviati con
firma digitale;
– che non vi è prova che la società convenuta sia in effettivo possesso di tali programmi;
– che, quindi, non vi è prova che la stessa abbia potuto prendere visione dell’atto di citazione
– che tale prova non si evince, comunque, dalle comunicazioni allegate in atti relative alla accettazione ed
alla consegna dell’atto di citazione;
– che, per l’effetto, non può dichiararsi la contumacia della società
– che, comunque, la norma di cui all’art.1 della legge 21 gennaio 1994, n. 20 faculta il giudice a disporre la notificazione secondo l’ordinario procedimento a mezzo ufficiale giudiziario;
P.Q.M
– letta ed applicata la norma di cui all’art. 291 cpc fissa all’attore il termine perentorio di giorni 20 dalla
comunicazione della presente ordinanza, per provvedere alia rinnovazione della notificazione della
citazione secondo l’ordinario procedimento a mezzo ufficiale giudiziario e nel rispetto dei termini di cui
all’art. 163 bis cpc e rinvia la causa omissis.
Lecce, 16/03/2016

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5 Commenti

Stefano B

21 marzo 2016 alle 17:11

Il titolo dell’articolo è sbagliato. Se la mail è inviata senza allegare documenti con firma digitale la PEC è valida. Inoltre il giudice che ha effettuato la sentenza è anche abbastanza ignorante in materia, per aprire un documento firmato digitalmente non serve avere dispositivi di firma digitale, basta un normale “reader” di pdf che fa parte della dotazione informatica standard. Triste paese l’Italia.

Giorgio R.

21 marzo 2016 alle 18:01

Un file firmato digitalmente, che ovviamente non è necessariamente un pdf, viene incorporato in una ‘busta’ (.p7m) che ne garantisce l’integrità. Chi lo riceve deve quindi prima estrarlo dalla ‘busta’ con un programma specifico. Non basta un semplice ‘lettore’.

Deve essere quindi ‘aperta’ con un programma specifico, non basta disporre di un ‘lettore’ in grado di aprire il formato del file antecedente all’inserimento nella ‘busta’.

livia de benedetti

22 marzo 2016 alle 14:07

L’apertura della “busta” è una funzione insita nel programma di posta elettronica certificata di cui dispone il mittente come il destinatario. Se il destinatario della notifica ha una pec, ha anche il programma per aprire la “busta”. All’interno sarà sufficiente inserire gli atti da notificare e la relativa relazione di notifica in formato .pdf sottoscritto digitalmente (opzione prevista e attivabile su qualunque programma di apposizione di firma digitale). Il file sarà apribile e leggibile con il programma acrobat in dotazione a chiunque e vi comparirà apposta in calce la firma digitale del mittente. Forse il Giudice non lo sa o forse il Collega non ha allegato i file in questo formato…………

Alessandro Lavarra

22 marzo 2016 alle 18:05

Per aprire i file firmati e verificare le firme esistono “lettori” gratuiti e sono normalmente scaricabili NON serve avere alcun dispositivo di firma digitale.
I più diffusi software gratuiti per la lettura dei file firmati e la verifica delle firme sono:
DIKE – di Infocert
Firm OK – di Poste Italiane
Aruba Sign – di Aruba

Dire che non si è potuto leggere un file firmato perchè non si possedeva il software equivale a dire che non si è potuto aprire un file PDF perchè non si possedeva il software per aprirlo!

Alessandro Carloni

22 marzo 2016 alle 22:55

L’ennesima prova dire che siamo la repubblica delle banane (e che i giudici sono indietro coi tempi di almeno 20 anni).
Questa sentenza è un po come dire che, se uno mi manda una raccomandata cartacea e io non so leggere, allora tale raccomandata è nulla finchè un menestrello non viene a leggermela di persona. E per fortuna che non sono anche sordo…

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