Accertamento fiscale nullo se i genitori ti mantengono solo in parte
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20 Mar 2016
 
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Accertamento fiscale nullo se i genitori ti mantengono solo in parte

L’accertamento tramite redditometro deve tenere in considerazione il nucleo familiare e gli eventuali aiuti economici offerti dai familiari.

 

Non si può fare un accertamento fiscale con il redditometro a un contribuente che spende troppo rispetto a quanto dichiara se questi riceve aiuti economici dagli altri familiari componenti lo stesso nucleo. Tanto vale per i figli con i genitori (e viceversa) oppure per moglie e marito. L’Agenzia delle Entrate, nel fare il cosiddetto “accertamento sintetico” è così soggetta a due limiti:

 

– deve applicare un margine di tolleranza del 20% tra reddito dichiarato e spese accertate;

 

– deve tenere conto del complessivo reddito della famiglia naturale. Insomma, nel verificare la compatibilità tra il tenore di vita accertato e la dichiarazione dei redditi, il fisco può basarsi solo sul reddito percepito dal soggetto, ma deve riferirsi anche alla complessiva posizione reddituale dell’intero nucleo familiare, intendendosi con tale espressione però solo la famiglia naturale e non anche i meri conviventi.

È questo l’orientamento ormai pacifico dei giudici della Cassazione [1], di recente ribadito anche dalla Commissione Tributaria Regionale di Potenza [2].

 

Non è necessario dimostrare la perfetta coincidenza e corrispondenza tra le spese sostenute e i proventi derivanti dai genitori, ossia che i soldi avuti in donazione sono stati utilizzati per l’acquisto di quei beni che hanno fatto scattare il campanellino rosso del fisco: l’importante è dare prova della maggiore disponibilità economica dei familiari.

 

Pertanto, il contribuente che eventualmente venga raggiunto da un controllo dell’Agenzia delle Entrate dovrà allegare, nella fase di convocazione innanzi all’ufficio, le dichiarazioni dei redditi dei suddetti familiari (genitori, figli, coniuge) sui quali può di sicuro contare in termini di supporto economico e collaborazione. Se ciò non dovesse portare a un annullamento dell’accertamento potrebbe, quantomeno, giovare a una riduzione dell’importo richiesto.

 

Ricordiamo il Redditometro non è considerato, dalla giurisprudenza, una prova vera e propria di evasione fiscale, ma solo una presunzione semplice che va corroborata con altri indizi. Indizi che dovranno essere raccolti dall’Agenzia delle Entrate nella successiva fase, in cui convocherà il contribuente presso l’ufficio per chiedergli chiarimenti circa lo scostamento. Ed è proprio dal comportamento che terrà il cittadino in questa fase che si potrà determinare l’esito dell’accertamento.

 

Pertanto, si può sintetizzare quanto detto dicendo che:

 

– il redditometro non scatta in automatico quando vi è uno scontamento tra spese e reddito dichiarato, ma solo quando questo scostamento supera una tolleranza del 20%;

 

– in ogni caso non bisogna prendere in considerazione, per valutare il potere di acquisto e il tenore di vita di una persona, solo il suo reddito, ma anche quello della famiglia natura (genitori, figli, coniuge);

 

– il risultato del redditometro non vincola il giudice tributario in quanto si tratta di una presunzione semplice;

 

– dopo il campanello d’allarme del redditometro, l’Agenzia delle Entrate ha l’obbligo di convocare il contribuente, presso i propri uffici, per fornire giustificazioni. Senza preventivo tentativo di contraddittorio l’accertamento è nullo; tale fase infatti è obbligatoria e necessaria per rapportare lo strumento statistico alla reale situazione del contribuente;

 

– il risultato del redditometro deve essere comunque valutato in base a quanto emerge nella fase del contraddittorio con il contribuente. Se in tale sede non si raggiungerà una spiegazione plausibile della incongruità della situazione, scatterà l’accertamento fiscale vero e proprio. Il contribuente potrà difendersi dimostrando che il Fisco ha ricostruito in modo sbagliato la spesa. Non serve conservare tutti gli scontrini (di molti l’Agenzia delle entrate ha traccia), meglio tenere quelli per l’acquisto di beni durevoli o di spese straordinarie.

 

Il contribuente, però, può anche dimostrare che il pagamento è stato effettuato da terzi oppure che è frutto di risparmi del passato (in questo caso servono pezze giustificative a dimostrazione del fatto). Nel primo caso sarà necessario dare prova della provenienza dei soldi e, per questo, sarà necessario che il pagamento sia avvenuto tramite strumenti tracciabili come il bonifico bancario. Nel secondo caso sarà opportuno farsi rilasciare la certificazione dalla banca con gli estratti conto degli anni precedenti e il saldo di ogni fine anno.


[1] Cass. sent. n. 5365/2014.

[2] CTR Potenza, sent. n. 74/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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