Pensione d’invalidità e inabilità nella Cassa forense
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21 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione d’invalidità e inabilità nella Cassa forense

Pensione d’inabilità e d’invalidità degli avvocati: requisiti, accertamenti sanitari, ammontare del trattamento.

 

Gli avvocati iscritti alla Cassa Forense hanno diritto, come la generalità dei lavoratori, a ricevere la pensione d’invalidità e di inabilità, se sussistono i requisiti sanitari e contributivi. Vediamo, in questo breve vademecum, quali sono le condizioni che danno diritto ai trattamenti.

 

 

Pensione d’inabilità avvocati

Gli avvocati iscritti alla Cassa Forense hanno diritto alla pensione d’inabilità se perdono la capacità all’esercizio alla professione (a causa di malattia o infortunio) in modo permanente e totale.

Perché spetti il trattamento, è necessario che l’iscritto possieda almeno 5 anni di contribuzione; inoltre l’interessato deve essere in regola con i contributi, risultare iscritto alla Cassa Forense in modo continuativo ed il primo contributo deve risultare versato prima del compimento di 40 anni di età.

La pensione è calcolata secondo la contribuzione effettivamente versata, come se si trattasse di una pensione di vecchiaia, ma gli anni ai quali è commisurato il trattamento sono aumentati di dieci, sino a:

 

– 35 anni fino al 31 dicembre 2010;

– 36 anni fino al 31 dicembre 2013;

– 37 anni fino al 31 dicembre 2016;

– 38 anni fino al 31 dicembre 2018;

– 39 anni fino al 31 dicembre 2020;

– 40 anni dal 1° gennaio 2021.

 

Perché il trattamento d’inabilità possa essere concesso, è necessaria la cancellazione da tutti gli albi professionali; in caso di cancellazione e successiva iscrizione, la pensione è sospesa.

La Cassa ha inoltre il diritto di assoggettare il beneficiario a revisione, nei primi 10 anni dalla concessione della pensione; se il pensionato si rifiuta di presentarsi alla revisione, il trattamento è sospeso.

 

 

Pensione d’invalidità avvocati

Gli avvocati iscritti alla Cassa Forense hanno diritto alla pensione d’invalidità se la loro capacità lavorativa è ridotta a meno di un terzo in modo continuativo, per infermità o difetto fisico o mentale, sopravvenuti dopo l’iscrizione.

Il trattamento può essere concesso anche se l’infermità preesiste all’iscrizione alla Cassa, purché si sia successivamente aggravata o si siano verificate nuove infermità che abbiano ridotto a meno di un terzo la capacità lavorativa.

Inoltre è necessario che l’interessato possieda almeno 5 anni di contributi, sia in regola con i versamenti alla Cassa forense e che l’iscrizione sia in atto continuativamente da data anteriore al compimento del 40° anno di età.

L’ammontare della pensione è pari al 70% di quella d’inabilità, nella quota base.

La revisione è disposta dalla Cassa ogni 3 anni: alla terza conferma la pensione diventa definitiva. Se l’iscritto non si presenta alla revisione, la pensione è sospesa.

Il trattamento d’invalidità può essere convertito in pensione di vecchiaia o di anzianità al raggiungimento dei requisiti.

 

 

Invalidità e inabilità avvocati: accertamenti sanitari

I requisiti sanitari che danno luogo al trattamento d’invalidità ed inabilità non sono riconosciuti dalla commissione medica dell’Inps, ma da una commissione medica distrettuale.

La commissione incaricata di sottoporre a visita il richiedente è composta da tre medici nominati da un componente del Comitato dei Delegati: deve trattarsi di professionisti particolarmente qualificati o specializzati nelle malattie invalidanti denunciate.

 

Tuttavia, se dalla documentazione presentata dall’interessato, assieme alla domanda, emerge la sussistenza di una patologia palese ed irreversibile, riconosciuta come tale dal medico fiduciario della Cassa, la Giunta Esecutiva può concedere il trattamento senza la visita da parte della commissione medica distrettuale.

 

Nel caso in cui l’interessato debba essere sottoposto a visita, può farsi assistere, davanti alla commissione, da un consulente di parte.

Se la commissione rigetta la domanda di pensione, è possibile, entro 30 giorni, proporre ricorso al Consiglio di Amministrazione della Cassa e, a tal fine, essere sottoposti a una nuova visita, da parte della commissione medica d’appello.


Autore immagine: 123rf com

 


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