CTU: chi lo paga se c’è o meno gratuito patrocinio?
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20 Mar 2016
 
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CTU: chi lo paga se c’è o meno gratuito patrocinio?

A carico di chi è la parcella del consulente tecnico d’ufficio per chi abbia ottenuto il beneficio del patrocinio a spese dello Stato?

 

Se sei stato ammesso al gratuito patrocinio e il tuo dubbio è chi paga il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice nel corso della causa, la risposta è lo Stato. Tu non dovrai sborsare alcuna somma. Ma vediamo meglio come funziona il meccanismo e perché chi si trova in condizione di indigenza e difficoltà economica non ha nulla da temere.

 

 

Chi paga il CTU?

Quando il giudice nomina un CTU (acronimo di consulente tecnico d’ufficio) lo fa o perché è stato sollecitato da una delle parti del giudizio o perché lo ritiene necessario per decidere, al fine di integrare le proprie conoscenze in un campo particolarmente tecnico. L’esempio più calzante potrebbe essere la valutazione delle cause di un’infiltrazione d’acqua in condominio o la quantificazione di alcune indennità spettanti al lavoratore dipendente sulla base dei conteggi riportati dal Contratto Collettivo.

 

Dopo il giuramento del CTU – che avviene in udienza davanti al giudice – e l’affidamento dell’incarico con l’indicazione dei quesiti cui deve rispondere, di norma il giudice gli riconosce un anticipo (non è però tenuto a farlo) per le prestazioni che andrà ad eseguire, eventualmente con l’aggiunta delle spese vive dell’intervento. L’anticipo viene pagato dalla parte processuale che ha sollecitato l’intervento della consulenza tecnica o, in mancanza di richiesta espressa, dall’attore che ha iniziato la causa.

 

Alla fine della causa, invece, il giudice addossa l’integrale spesa del compenso dovuto al CTU alla parte che ha perso il giudizio insieme a tutte le altre spese processuali, come quelle per l’onorario dell’avvocato di controparte, il contributo unificato, la registrazione della sentenza, ecc. (cosiddetta regola della soccombenza). Se la parte soccombente è anche quella che aveva inizialmente sostenuto l’anticipo, le cose non cambiano. Viceversa, se è l’altra parte, questa dovrà restituire all’avversario l’anticipo che questi aveva erogato al CTU all’atto del conferimento dell’incarico.

 

 

Chi paga il CTU se c’è gratuito patrocinio?

Nel caso in cui una delle due parti sia stata ammessa al gratuito patrocinio, la legge [1] stabilisce che gli onorari dovuti al consulente tecnico d’ufficio sono “prenotati a debito” (ossia vengono pagati dallo Stato) anche se il giudizio termini non con una sentenza che decide chi ha ragione e chi ha torto, ma con una transazione (ossia un accordo bonario). Ovviamente ciò vale solo nel caso in cui la parte soccombente sia quella ammessa al gratuito patrocinio: benché sconfitta essa non dovrà pagare il CTU. Viceversa, se a perdere la causa è il soggetto che non era stato ammesso al gratuito patrocinio, sarà quest’ultimo – secondo la regola generale – a dover sostenere gli onorari dell’ausiliario del magistrato. La medesima regola vale anche per le indennità e le spese di viaggio spettanti al CTU [2].

 

Attenzione: la parte ammessa al gratuito patrocinio che risulti soccombente al termine della causa, sebbene non sia tenuta a pagare il CTU, sarà obbligata invece a pagare le spese processuali alla controparte come l’onorario dell’avvocato.

 

Nel caso in cui alla parte ammessa al gratuito patrocinio venga revocato tale beneficio nel corso del giudizio, essa dovrà sostenere le spese come un normale soggetto processuale.


[1] Art. 131 co. 3, d.lgs. n. 115/2002.

[2] Art. 131 co. 4 sub c), d.lgs. n. 115/2002.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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