Dimissioni online, chi non le comunica guadagna la Naspi
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21 Mar 2016
 
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Noemi Secci
 


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Dimissioni online, chi non le comunica guadagna la Naspi

Nuova procedura di dimissioni telematiche: se il lavoratore non le comunica deve essere licenziato ed ha diritto alla Naspi.

 

Le nuove dimissioni telematiche pur essendo operative da pochi giorni stanno già causando grossi problemi: tra le criticità emerse, la più significativa è relativa alle conseguenze della mancata trasmissione della comunicazione.

In pratica, se il lavoratore decide di “sparire”, quindi di non effettuare né le dimissioni online, né tramite sindacati e patronati, ha diritto alla Naspi (il sussidio di disoccupazione): questo perché il datore di lavoro, mancando la comunicazione di dimissioni, è costretto a licenziare il dipendente. Com’è noto, difatti, mentre l’indennità di disoccupazione non spetta in caso di dimissioni (a meno che non siano rassegnate per giusta causa), in caso di licenziamento spetta sempre, anche se questo avviene per giusta causa.

 

 

Dimissioni online: abusi da parte del lavoratore

Dunque, se il lavoratore ha intenzione di dimettersi, ma non vuole perdere la Naspi, non deve far altro che non recarsi più al lavoro e non inviare alcunché. Il datore a quel punto non potrà far altro che licenziarlo e sarà costretto a pagare il ticket sul licenziamento (pari a quasi 500 euro per ogni anno di lavoro, sino a un massimo di 3 anni): in questo modo, il dipendente avrà pieno diritto a percepire la disoccupazione, poiché non risulterà dimissionario.

È chiara, pertanto, la problematica sollevata dalla nuova procedura di dimissioni: da una previsione volta ad evitare gli abusi delle dimissioni in bianco, si è passati ad una previsione che potrebbe dar luogo ad abusi nei confronti dei datori di lavoro.

 

 

Dimissioni online: abusi da parte del datore di lavoro

Peraltro, gli abusi da parte dell’azienda non possono comunque essere scongiurati al 100%: come certi datori, sino a poco tempo fa, obbligavano il lavoratore a firmare il foglio in bianco delle dimissioni, così ora alcuni pretenderanno le credenziali Inps del dipendente.

La procedura online delle dimissioni telematiche, difatti, è accessibile mediante username e password valide per il sito dell’Inps (la username è costituita dal codice fiscale, mentre la password è il Pin rilasciato dall’Istituto). Vero è che qualsiasi alterazione dei moduli della dimissione è punita con una sanzione sino a 30.000 euro, ma non risulta certamente facile stabilire se la comunicazione sia davvero partita dal lavoratore, oppure dal datore di lavoro in possesso delle credenziali.

 

 

Dimissioni online e preavviso

Un’altra importante criticità emersa dalla nuova procedura riguarda il periodo di preavviso: non è difatti chiaro se il lavoratore debba inviare prima una lettera di dimissioni al datore rispettando il preavviso, poi comunicare online le dimissioni a ridosso della data di termine del rapporto, oppure se debba comunicare direttamente le dimissioni online rispettando il periodo di preavviso. Da una lettura delle Faq presenti sul sito Cliclavoro, sembrerebbe che il Ministero propenda per questa seconda soluzione, in quanto prevede l’invio delle dimissioni al momento della manifestazione della volontà da parte del lavoratore, e non al momento della decorrenza.

In quest’ultimo caso, poiché le dimissioni possono essere revocate solo entro 7 giorni dalla data d’invio, come può rimediare il lavoratore, in caso di ripensamento? La questione è di estrema importanza, specie nelle dimissioni per pensionamento, poiché il dipendente che scopra, ad esempio, di non avere i requisiti per l’uscita dal lavoro, rischia di ritrovarsi senza stipendio, né pensione.

Ancora, se durante il periodo di preavviso dovesse verificarsi un infortunio o una malattia, come può il periodo essere prolungato?

Non resta che attendere i chiarimenti del Ministero, che sicuramente, con l’entrata a regime del nuovo sistema, non tarderanno ad arrivare.


 


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