Come fare il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari
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21 Mar 2016
 
L'autore
Antonio Salerni
 


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Come fare il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari

Guida completa allo stage previsto dall’art. 73 del decreto del fare per i laureati in giurisprudenza.

 

Il decreto del fare [1] ha introdotto dal 2013 la possibilità di svolgere un tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari italiani per i laureati in giurisprudenza più meritevoli. Si tratta di un periodo di formazione teorico-pratica della durata di 18 mesi, durante il quale lo stagista sarà guidato ed affiancherà un magistrato formatore, seguendolo nelle attività tipiche della professione giudicante. Ogni magistrato non può avere più di due stagisti per volta, ad eccezione degli ultimi sei mesi ove può richiedere l’assegnazione di un terzo stagista per garantire continuità nell’attività di assistenza. Lo stage può essere svolto presso i Tribunali ordinari, le Corti d’Appello, gli Uffici e i Tribunali di Sorveglianza, gli uffici requirenti di 1° e 2° grado, i TAR, il Consiglio di Stato, i Tribunali per i minorenni. I tirocinanti rientrano nella struttura organizzativa denominata “ufficio per il processo”.

 

I tirocini formativi presso gli uffici giudiziari stanno avendo una duplice valenza: da un lato essi contribuiscono ad offrire una formazione specifica e peculiare per chi aspira a svolgere le professioni legali (giudicante in via principale, ma anche per la professione forense e, per certi versi, per il lavoro in cancelleria); dall’altro stanno portando a risultati positivi anche in termini di risparmio di spesa e di maggior efficienza sul lavoro del giudice, con diretta incidenza sull’arretrato [2].

 

Il tirocinio non costituisce rapporto di lavoro, né da diritto a retribuzioni. La legge prevede che i tirocinanti possano beneficiare di una borsa di studio, d’importo non superiore a 400 euro mensili. Tale borsa viene erogata previa disponibilità di risorse, la cui individuazione avviene mediante decreto ministeriale disposto annualmente (pubblicato in genere intorno alla metà dell’anno). Il decreto ministeriale disciplina anche le modalità di presentazione della domanda relativa alla borsa di studio [3].

 

 

Svolgimento del tirocinio

Non è previsto un monte ore settimanale minimo o massimo. Ciascun magistrato formatore concorderà con il proprio tirocinante le presenze da garantire. Resta ferma la possibilità per ogni singolo ufficio giudiziario di fissare, con regolamento interno, le modalità di frequenza e le presenze minime. Eventuali assenze vanno riferite al proprio magistrato (un eccesso di assenze ingiustificate rientra fra le ipotesi per le quali l’ufficio può disporre l’interruzione del tirocinio prima della sua naturale conclusione).

 

La legge non dispone nulla in merito alla possibilità di trasferimento da un ufficio all’altro, dopo aver iniziato il tirocinio. Nella prassi, chi decide di iniziare lo stage presso un altro ufficio giudiziario perde i mesi già svolti. Al momento solo pochi uffici giudiziari, previa adeguata documentazione, riconoscono il pregresso compiuto altrove. Su decisione del capo dell’ufficio lo stage può essere interrotto per esigenze organizzative, oppure in ogni caso in cui venga meno il rapporto fiduciario con lo stagista (principalmente nei casi di violazione degli obblighi previsti). Se, per qualunque motivo (trasferimento, pensionamento, decesso, ecc.), il magistrato formatore designato non potesse continuare a ricoprire tale ruolo, il tirocinante verrà assegnato ad un altro magistrato del medesimo ufficio, sempre che vi sia disponibilità.

 

I tirocinanti hanno diritto a ricevere dotazioni informatiche e la relativa assistenza tecnica (tra l’altro gli uffici possono spendere fino a 400 euro per tirocinante per l’acquisto di portatili). Inoltre, gli stagisti possono richiedere un account personale per accedere al CED (anche noto come italgiure) [4], la banca dati di giurisprudenza della Cassazione.

Il contenuto dello stage formativo è rimesso alla discrezione dei magistrati formatori, i quali potranno assegnare ai tirocinanti vari compiti consentiti dalla legge. Vediamo quali sono le attività potenziali.

 

Attività preparatorie all’udienza:

– verifica e riordino dei fascicoli delle udienze (con controllo della completezza degli atti nel fascicolo);

– preparazione delle udienze con studio dei fascicoli indicati dal magistrato;

– predisposizione delle c.d. “schede del procedimento”, ovvero di schemi ove sintetizzare gli aspetti essenziali della causa (parti, oggetto della lite, richieste, questioni preliminari, questioni giuridiche, sintesi delle udienze e dell’istruttoria svolta, ecc.);

– discussione con il magistrato in merito alle questioni più rilevanti previste nelle cause per cui vi sarà udienza.

 

Attività in udienza:

– assistenza alle udienze monocratiche e collegiali del giudice formatore;

– verbalizzazione, sotto la direzione del giudice, anche tramite apparecchiature informatiche;

– segnalazioni per la cancelleria relative alle cause d’udienza (annotazioni, ricerca atti o supporti mancanti, richiesta di stampa di atti depositati solo digitalmente).

 

Attività successive all’udienza:

– studio e discussione dei fascicoli assegnati dal magistrato;

– partecipazione alle camere di consiglio;

– redazione di bozze dei provvedimenti giudiziali (sentenze, ordinanze, decreti);

– ricerche giurisprudenziali e dottrinali;

– massimizzazione delle sentenze più rilevanti del magistrato formatore, anche allo scopo di creare e gestire un archivio giurisprudenziale personale del magistrato;

– creazione, gestione ed aggiornamento di un archivio di dottrina e giurisprudenza del magistrato o dell’ufficio giudiziario;

– ammissione ai corsi di formazione decentrata organizzati per i magistrati da parte della Scuola superiore della magistratura.

 

 

Requisiti

Hanno diritto a proporre domanda solo i laureati in giurisprudenza, il cui corso di laurea abbia durata non inferiore a 4 anni. Sono dunque esclusi i possessori di un titolo di laurea c.d. breve (triennale), mentre vi rientrano i laureati che abbiano conseguito altresì la laurea specialistica (3+2), ovvero la laurea a ciclo unico (quinquennale) in giurisprudenza. Inoltre è necessario che il punteggio di laurea non sia inferiore a 105/110, oppure che la media ponderata [5] relativa agli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo non sia inferiore a 27/30. Laddove il piano di studi preveda più moduli per un singolo esame (es. diritto penale 1, diritto penale 2, ecc.), occorre indicare il voto medio, sempre ponderato ai crediti.

 

I laureati non devono aver compiuto 30 anni (al momento di presentazione della domanda), né aver riportato condanne per delitti non colposi o a pena detentiva per contravvenzioni, né essere stati sottoposti a misure di prevenzione o sicurezza.

 

 

Come presentare la domanda

Sul sito del ministero è disponibile il modello standard per presentare la domanda. Essa va sottoscritta e depositata, unitamente alla fotocopia di un documento d’identità, presso la segreteria della presidenza dell’ufficio giudiziario ove s’intende svolgere lo stage. Occorre altresì documentare la sussistenza dei requisiti, anche mediante autocertificazione. Nella domanda è possibile indicare la preferenza per un settore dell’ufficio (es. civile, penale – dibattimentale o ufficio GIP -, lavoro, esecuzione civile, ecc.), la quale verrà considerata in base alle disponibilità. Taluni uffici, per garantire una formazione più completa, prevedono la rotazione del tirocinante presso più sezioni (statuendo, ad esempio, 6 mesi presso la sezione civile, 6 mesi presso la sezione lavoro e 6 mesi presso la sezione penale).

 

Sebbene il Ministero della Giustizia abbia espressamente indicato che la domanda può essere presentata in qualsiasi momento, molti uffici giudiziari hanno preferito regolare gli ingressi di nuovi tirocinanti attraverso bandi interni, che vengono pubblicati (generalmente con cadenza annuale) presso i propri siti ufficiali. Ciascun bando individua dei termini entro i quali presentare le domande.

Considerato che ogni magistrato può avere massimo due tirocinanti per volta (salvo negli ultimi sei mesi di formazione), laddove le domande presentate dovessero superare i magistrati disponibili, l’ufficio giudiziario (tramite il magistrato coordinatore) stilerà una graduatoria riconoscendo preferenza, nell’ordine, a: media degli esami indicati; punteggio di laurea; minore età anagrafica; eventuali corsi di perfezionamento in materie giuridiche successivi alla laurea.

Il capo dell’ufficio, con proprio decreto, individua gli ammessi allo stage, i magistrati ad essi affidati, nonché la data di inizio del tirocinio.

 

 

Obblighi del tirocinante

Gli ammessi allo stage sono tenuti alla riservatezza su dati, notizie ed informazioni acquisite durante il periodo di formazione. Al riguardo vige anche l’astensione dalla deposizione testimoniale.

I tirocinanti devono astenersi dallo studiare fascicoli o seguire udienze relative a cause in trattazione innanzi il magistrato formatore, che includano parti assistite dallo studio legale dove ha svolto o svolge pratica forense.

Durante tutta la durata del tirocinio, lo stagista non può compiere alcuna attività professionale dinanzi al medesimo ufficio (ad esempio il praticante abilitato non può patrocinare nel medesimo tribunale dove svolge lo stage; può farlo, invece, dinanzi al giudice di pace della medesima città). Neppure può rappresentare o difendere, anche nelle fasi o nei gradi successivi della causa, le parti dei procedimenti che si sono svolti dinanzi al magistrato formatore, o assumere da costoro qualsiasi incarico professionale. Tali situazioni di conflitto d’interesse vengono meno una volta terminato lo stage.

È invece possibile svolgere, in costanza dello stage col magistrato, altre attività quali la pratica forense (anche presso il medesimo ufficio), la frequenza di una SSPL, il dottorato di ricerca, master o corsi di perfezionamento, purché ciò avvenga con modalità compatibili (in riferimento soprattutto alle presenze da garantire).

 

 

Vantaggi dello stage

Al termine dello stage, il magistrato formatore redige una relazione finale sull’esito del periodo di formazione, che viene trasmessa al capo dell’ufficio. L’attestato di compiuto tirocinio, con esito positivo, rilasciato dall’ufficio giudiziario, consente una serie di vantaggi:

 

– è titolo per accedere al concorso in magistratura (ordinaria);

– può dare diritto ad una borsa di studio, nei limiti delle risorse disponibili;

– toglie 1 anno di pratica forense [6] o notarile;

– toglie 1 anno di frequenza delle SSPL;

– è titolo di preferenza per la nomina a giudice onorario e a vice procuratore onorario;

– è titolo di preferenza, a parità di merito, nei concorsi indetti dall’amministrazione della giustizia (inclusa la giustizia amministrativa) e dall’Avvocatura dello Stato;

– è titolo di preferenza, a parità di titoli e di merito, nei concorsi indetti da altre amministrazioni statali.

 

La legge prevede vantaggi anche per i magistrati formatori: l’attività formativa svolta viene considerata ai fini della valutazione della professionalità e del conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi di merito.


[1] Art. 73 D. Lgs. 69/2013.

[2] Ciò è stato riconosciuto, tra gli altri, dal CSM, nell’ambito della sua risoluzione del 29/04/2014.

[3] La domanda per avere la borsa di studio va presentata presso la segreteria della presidenza del proprio ufficio giudiziario, entro i termini fissati nel decreto ministeriale. Unitamente alla domanda sottoscritta, occorre allegare copia di un documento di riconoscimento e l’attestazione ISEE (calcolata per le prestazioni erogate agli studenti nell’ambito del diritto allo studio universitario). Successivamente, gli uffici periferici trasmetteranno i dati al Ministero della Giustizia, il quale provvederà a pubblicare la graduatoria degli ammessi al beneficio sul proprio sito. Solo laddove le risorse disponibili fossero inferiori rispetto alle domande presentate, le borse verranno erogate dando precedenza a chi documenterà una situazione reddituale più bassa. Solitamente le borse vengono liquidate per semestre.

[4] Tale richiesta va presentata alla segreteria della presidenza del proprio ufficio, che provvederà a raccogliere ed inoltrare i dati degli stagisti al CED.

[5] Per calcolare la media ponderata occorre moltiplicare il voto di ogni esame per il numero di crediti ad esso equivalente, sommare i risultati così ottenuti e dividere il tutto per il numero totale di crediti.

[6] Nonostante l’espresso riconoscimento normativo, alcuni COA (Consiglio dell’Ordine degli Avvocati) non riconoscono l’anno di compiuta pratica. È bene, pertanto, accertarsi dell’orientamento seguito dal proprio COA preventivamente.

 


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