Detrazione Irpef mutuo abitazione principale: come funziona
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23 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Detrazione Irpef mutuo abitazione principale: come funziona

Detrazione Irpef al 19 % per gli interessi del mutuo contratto per acquistare l’abitazione principale: requisiti e chiarimenti.

 

La legge [1] prevede la detrazione Irpef al 19% per interessi passivi, e relativi oneri accessori, nonché quote di rivalutazione relative a clausole di indicizzazione, in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca contratti per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione principale.

 

La detrazione è possibile entro un anno dall’acquisto dell’immobile, per un importo non superiore a 4.000 euro.

 

L’acquisto della unità immobiliare deve essere effettuato nell’anno precedente o successivo alla data della stipulazione del contratto di mutuo. Non si tiene conto del suddetto periodo nel caso in cui l’originario contratto è estinto e ne viene stipulato uno nuovo di importo non superiore alla residua quota di capitale da rimborsare, maggiorata delle spese e degli oneri correlati.

 

In caso di acquisto di unità immobiliare affittata, la detrazione spetta a condizione che entro tre mesi dall’acquisto sia stato notificato al locatario l’atto di intimazione di licenza o di sfratto per finita locazione e che entro un anno dal rilascio l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale.

 

Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente.

 

La circostanza che il contratto di mutuo è stato stipulato per l’acquisto dell’abitazione principale deve risultare espressamente dal contratto di mutuo o da altra documentazione rilasciata dalla banca.

Qualora la banca non sia in grado di attestare tale destinazione, il contribuente potrà ricorrere alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà [2].

 

La detrazione spetta non oltre il periodo d’imposta nel corso del quale è variata la dimora abituale; non si tiene conto delle variazioni dipendenti da trasferimenti per motivi di lavoro o da ricoveri permanenti in istituti di ricovero o sanitari, a condizione che l’unità immobiliare non risulti locata.

 

Nel caso l’immobile acquistato sia oggetto di lavori di ristrutturazione edilizia, comprovata dalla relativa concessione edilizia o atto equivalente, la detrazione spetta a decorrere dalla data in cui l’unità immobiliare è adibita a dimora abituale, e comunque entro due anni dall’acquisto.

 

Il contribuente che acquista una seconda unità immobiliare adiacente alla propria abitazione principale, con l’intenzione di accorparle e di effettuare una variazione catastale, può fruire della detrazione anche per gli interessi passivi relativi al mutuo contratto per il secondo acquisto, ma solo dopo che sia stato realizzato l’accorpamento, risultante anche dalle variazioni catastali relative ad entrambe le unità immobiliari, in modo da risultare un’unica abitazione principale [3].
In caso di contitolarità del contratto di mutuo o di più contratti di mutuo, il limite di 4.000 euro è riferito all’ammontare complessivo degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione sostenuti.

 

La detrazione spetta, nello stesso limite complessivo e alle stesse condizioni, anche con riferimento alle somme corrisposte dagli assegnatari di alloggi di cooperative e dagli acquirenti di immobili di nuova costruzione, alla cooperativa o all’impresa costruttrice a titolo di rimborso degli interessi passivi, oneri accessori e quote di rivalutazione relativi ai mutui ipotecari contratti dalla stessa e ancora indivisi.

 

Se il mutuo è intestato ad entrambi i coniugi, ciascuno di essi può fruire della detrazione unicamente per la propria quota di interessi; in caso di coniuge fiscalmente a carico dell’altro, la detrazione spetta a quest’ultimo per entrambe le quote.


[1] Art. 15, c. 1, lett. b) TUIR.

[2] Agenzia delle Entrate, circolare n. 15/E del 2005.

[3] Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 117/E del 2009.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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