Se compri auto e casa coi soldi dei genitori rischi un controllo fiscale
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22 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Se compri auto e casa coi soldi dei genitori rischi un controllo fiscale

L’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate per chi non riesce a dimostrare al fisco la provenienza dei soldi ottenuti in donazione.

 

Mai farsi donare, dai propri genitori, i soldi per acquistare auto, case o altri beni di valore elevato senza lasciare una traccia del passaggio di denaro da un conto a un altro: il fisco, infatti, ha sempre più strumenti per controllare la compatibilità di determinati acquisti effettuati dal contribuente con il reddito da questi dichiarato in sede di dichiarazione annuale. In pratica, il ragionamento che fa l’Agenzia delle Entrate è abbastanza semplice e intuibile: se un soggetto ha acquistato un bene costoso, lo avrà fatto con del denaro che, verosimilmente, dovrebbe risultare dalla sua dichiarazione dei redditi. Se, invece, quest’ultima dovesse risultare troppo “povera” per poter sostenere la spesa, allora o quel denaro gli è stato regalato da qualcuno (e il contribuente dovrà provarlo) oppure non è stato dichiarato.

 

Detto in termini un po’ più tecnici, se dal confronto tra spese e tenore effettivo di vita, dovesse risultare uno scostamento di oltre il 20%, si accenderebbe un “campanellino rosso” nei computer del fisco. In quel caso, l’Agenzia delle Entrate ti chiamerà, presso i propri uffici (e se non dovesse farlo, l’accertamento sarebbe nullo) a fornire spiegazioni su come sei riuscito ad acquistare detti beni, benché le tue possibilità non te lo consentano. In quella sede, se non riuscirai a fornire la dimostrazione della provenienza delle somme con cui hai pagato il venditore, allora l’accertamento sarà definitivo.

È questo, in sintesi, il sistema di accertamento sintetico, tramite redditometro nel quale incappano sempre più spesso sprovveduti contribuenti, privi di quella malizia necessaria quando si tratta grosse cifre di denaro. Lo sanno bene le numerose sentenze che si stanno aggiungendo al campionario della giurisprudenza su questo delicato tema [1].

 

Le cose vanno addirittura peggio per chi ha una dichiarazione dei redditi pari a zero: in questo caso, il fisco potrebbe addirittura ritenere ingiustificata qualsiasi spesa  rispetto al reddito dichiarato. Come dire, insomma, che chi è povero, come tale deve vivere. Appare allora più contraddittoria la proprietà di un’auto (che richiede spese di gestione elevate) o, peggio, di un immobile. Sul punto, però, rinviamo alla decisiva sentenza della CTR Calabria, di cui abbiamo parlato nell’articolo: “Chi non dichiara alcun reddito non può spendere“.

 

 

Il fisco punisce chi non giustifica i soldi

Il punto è che la legge consente all’Agenzia delle Entrate, in presenza di presunzioni gravi, precise e concordanti di procedere all’accertamento fiscale, spettando poi al contribuente dimostrare il contrario. Ed allora, se nonostante la “spia rossa” del redditometro, l’interessato non si presenti all’ufficio per fornire i chiarimenti o i chiarimenti non dovessero essere soddisfacenti o supportati da idonea documentazione, allora l’accertamento sarebbe più che legittimo.

Ecco allora alcuni pratici consigli per sopravvivere alle trappole disseminate dal fisco. Si noterà come, in ognuno dei seguenti casi, la prova – rimessa a carico del contribuente per contrastare l’accertamento – è sempre di tipo documentale. Nel processo tributario, infatti, non è possibile la prova testimoniale come invece in tutti gli altri tipi di giudizio. Non basta, in altre parole, far intervenire un genitore a giurare che i soldi erano suoi: se non lo si riesce a dimostrare con una documentazione con “data certa” ogni difesa sarà inutile.

 

 

Le regole per evitare l’accertamento fiscale

Innanzitutto, ricorda sempre che, nonostante la legge ti consenta di ricevere denaro in contanti fino a tremila euro, anche sotto questa soglia è sempre più opportuno utilizzare strumenti tracciabili.

 

Un bonifico bancario è certamente il più consigliabile perché lascia traccia anche a distanza di anni, senza particolari difficoltà di conservazione dei dati: quand’anche il contribuente non abbia un servizio di home banking, infatti, potrà richiedere l’estratto conto al proprio istituto di credito.

La causale del bonifico potrà semplicemente indicare “donazione in favore di ….” ed eventualmente indicarne la motivazione (ad es. “regalo di laurea”).

 

In secondo luogo, si può utilizzare l’assegno circolare o bancario non trasferibile, del quale è sempre meglio conservare una fotocopia prima di portarlo in pagamento e perdere l’originale.

 

Leggi anche “Come fare una donazione in denaro”.

 

Una ipotesi ricorrente è quella dell’acquisto diretto, da parte di mamma o papà, versando i soldi al venditore che poi intesta il bene al figlio, effettivo beneficiario della compravendita. In tal caso, si realizza lo schema della cosiddetta donazione indiretta, per la quale non servono particolari forme o strutture. Anche in questo caso, tuttavia, il pagamento dovrà essere sempre tracciabile (bonifico, assegno, carta di credito o di debito). Infatti, qualora l’Agenzia delle Entrate rilevi la titolarità, da parte del contribuente, di un bene di valore, potrà chiedere con quali soldi esso è stato acquistato.

 

Se proprio non puoi fare a meno di utilizzare il denaro in contanti, e sempre che non si superi la soglia di 3.000 euro, ricorda di formalizzare la donazione con una scrittura privata e di munirla di data certa con timbro postale (ossia spedendone l’originale ai contraenti con raccomandata a.r.) oppure con la registrazione.


 


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