Condominio: non si può ostruire la vista al cortile
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22 Mar 2016
 
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Condominio: non si può ostruire la vista al cortile

Il condomino non può costruire un manufatto che toglie l’aria e luce agli appartamenti che si affacciano sul cortile: pertanto lo spazio aereo ad esse sovrastante non può essere occupato da singoli condomini con costruzioni proprie in aggetto.

 

L’aria e l’affaccio sono un diritto di tutti i condòmini: per cui va rimosso il manufatto costruito da uno dei proprietari che impedisce, a quelli dei piani di sopra, la veduta sul cortile comune. A dirlo è una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1].

 

In quanto bene comune la colonna d’aria condominiale non può essere utilizzata da un solo condomino a discapito degli altri. Nel caso di specie è stata ordinata la demolizione di un “corpo di fabbrica aggettante sul cortile comune” realizzato “mediante incorporazione di una parte della colonna d’aria sovrastante la relativa area”. Non hanno avuto alcun peso, sul giudizio della Corte, le dimensioni minime e marginali del suolo su cui erano installati i tre pilastri.

 

La costruzione di manufatti nel cortile comune di un fabbricato è consentita al singolo condomino solo se non alteri la normale destinazione del bene comune che è anche quella di fornire luce e aria agli appartamenti che vi si affacciano. Non è quindi consentito ai terzi, anche se comproprietari insieme ad altri [2] l’utilizzazione (anche se parziale) a proprio vantaggio della colonna d’aria sovrastante ad area comune, quando la destinazione naturale di questa ne risulti compromessa [3]. In altre parole, è vietata la costruzione, da parte di un condomino, di un manufatto nel cortile comune dalla quale derivi la modifica della normale destinazione del bene comune, con “incorporazione” di una parte della colonna d’aria sovrastante che non potrebbe più, pertanto, essere utilizzata parimenti da tutti i condomini.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 19 gennaio – 21 marzo 2016, n. 5551
Presidente Mazzacane – Relatore Matera

Svolgimento del processo

Con atto di citazione del 23-10-1991 P.A. e P.P. convenivano dinanzi al Tribunale di Bologna M.I.M. , per sentirla condannare alla demolizione di un corpo di fabbrica edificato dal padre della convenuta negli anni 1972-1973 in aderenza al fabbricato condominiale sito in frazione (OMISSIS) , in violazione degli artt. 1120 e 1102 c.c..
Nel costituirsi, la convenuta contestava la fondatezza della domanda e chiedeva in via riconvenzionale la condanna degli attori alla rimozione delle canne fumarie, nonché la divisione del giardino comune, chiedendo che questo rimanesse in comune con gli altri comproprietari Mo.Fe. e Ca. .
Interveniva Mo.Fe. , aderendo alla domanda di divisione del giardino, mentre rimaneva contumace Mo.Ca. , la cui quota in corso di causa veniva acquistata dal fratello Fe. .
La causa, interrotta a seguito della morte di Mo.Fe. , veniva riassunta nei confronti degli eredi, che non si costituivano.
Con sentenza in data 25-9-2003 il Tribunale adito, nel rilevare che l’opera posta in essere dal padre della convenuta, anche se illegittima, era stata tollerata per oltre 19 anni, rigettava la domanda attrice di rimessione in

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[1] Cass. sent. n. 5551/16 del 21.03.2016.

[2] Ai sensi dell’art. 840, comma 3, cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 966/1993.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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