Le ordinanze anticipatorie di condanna
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23 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Le ordinanze anticipatorie di condanna

Ordinanze anticipatorie di condanna: cosa sono, quando possono essere pronunciate e quali effetti hanno.

 

Nel corso della causa, le parti possono raggiungere già una soddisfazione parziale delle proprie pretese, chiedendo al giudice delle ordinanze che anticipano, in tutto o in parte, la condanna che verrà pronunciata con la sentenza conclusiva, ordinanze denominate appunto “anticipatorie di condanna“.

Tali provvedimenti consentono di anticipare gli effetti della sentenza di accoglimento della domanda della parte che, nel corso del processo, risulti aver ragione sulla base delle prove acquisite.

 

Esistono tre diversi tipi di ordinanze anticipatorie di condanna che analizzeremo nei successivi paragrafi. Eccole qui di seguito elencate:

 

  1. ordinanza di pagamento di somme non contestate;
  2. ordinanza di ingiunzione;
  3. ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione.

 

 

Ordinanza di pagamento di somme non contestate

Il giudice, su istanza della parte interessata, può pronunciare ordinanza il pagamento delle somme di denaro non contestate dalle parti costituite in giudizio. Tale ordinanza è un titolo esecutivo revocabile e modificabile.
La finalità di tale provvedimento anticipatorio di condanna è di permettere il più rapido soddisfacimento dei crediti pecuniari non contestati, senza dover attendere i tempi lunghi del processo e della sentenza.

 

L’ordinanza di pagamento di somme non contestate può essere chiesta nei giudizi ordinari di primo grado (dinanzi al tribunale e al giudice di pace), ma non in appello.

L’istanza può essere proposta:
– dall’attore nell’atto di citazione, ma in tal caso il giudice può pronunciarsi solo dopo la costituzione in giudizio del convenuto e a condizione che questi non abbia contestato la somma richiesta;

– dal convenuto nella comparsa di risposta con domanda riconvenzionale.

 

La parte interessata può proporre l’istanza fino alla precisazione delle conclusioni (anche all’udienza a tal fine fissata); una volta precisate le conclusioni, l’istanza, anche se presentata nella stessa udienza, è invece tardiva ed inammissibile, dato che ormai la condanna è demandata alla sentenza conclusiva del giudizio.

L’istanza presuppone che:

 

  • il destinatario dell’istanza sia costituito in giudizio; l’istanza è, infatti, inammissibile se proposta nei confronti del contumace.
  • la somma di denaro sia relativa a un credito almeno in parte liquido sin dall’inizio.
  • la somma da pagare sia incontestata dalle parti costituite: il debitore deve dunque riconoscerne, anche solo implicitamente, l’esistenza o il fondamento. Viene meno allora il presupposto della non contestazione qualora il debitore sollevi eccezioni di merito.

 

 

Ordinanza di ingiunzione di pagamento o di consegna

La parte creditrice di una somma di denaro o di una quantità di cose fungibili o di un bene determinato nei confronti della controparte può fare istanza al giudice per l’emissione di un’ordinanza che ingiunga il pagamento della somma o la consegna delle cose o del bene.

 

L’ordinanza può essere pronunciata sia nei confronti della parte costituita in giudizio che nei confronti del contumace (a differenza di quanto avviene per l’ordinanza di pagamento di somme non contestate).

 

L’ordinanza può essere pronunciata in ogni giudizio di primo grado, sia dinanzi al tribunale che al giudice di pace, ma non nelle fasi di impugnazione.

 

L’istanza può essere presentata, sia dall’attore che dal convenuto, a partire dagli atti introduttivi del giudizio fino all’udienza di precisazione delle conclusioni. Dopo tale momento, essa è invece tardiva ed inammissibile.

 

L’istanza può essere promossa in ogni stato del processo: è quindi proponibile anche se il giudizio è sospeso o interrotto.

 

L’istanza può avere ad oggetto l’ingiunzione:

 

– al pagamento di una somma di denaro: il credito di cui si chiede l’adempimento deve essere liquido ed esigibile;

 

– alla consegna di una quantità determinata di cose fungibili;

 

– alla consegna di cosa mobile determinata.

 

Se il diritto fatto valere dipende da una controprestazione o da una condizione, l’ordinanza può essere pronunciata solo ove l’istante offra elementi atti a far presumere l’adempimento della controprestazione o l’avveramento della condizione.

 

L’ordinanza può essere concessa a condizione che si dia prova scritta del diritto fatto valere.

 

Anche in presenza di una prova scritta del credito, il giudice deve verificare che non sussistano ragioni, di fatto o di diritto, ostative alla concessione dell’ordinanza, quali, ad esempio, fatti impeditivi, estintivi o modificativi del diritto fatto valere, già risultanti dagli atti.

 

L’ordinanza che contiene l’ingiunzione di pagamento o di consegna ha natura sommaria, perché il giudice la pronuncia a seguito di una istruzione sommaria.
Essa deve contenere anche la liquidazione delle spese e delle competenze professionali, limitatamente alla domanda per la quale è pronunciata l’ingiunzione.

 

Il giudice può dichiarare la provvisoria esecuzione dell’ordinanza nelle seguenti ipotesi:

 

a) fin dalla sua pronuncia, se ricorrono i seguenti requisiti:

 

–  il credito è fondato su cambiale, assegno circolare o bancario, su certificato di liquidazione di borsa ovvero su atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato;

 

–  sussiste pericolo di grave pregiudizio nel ritardo;

 

–  l’istante produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere; in questo caso, però, il giudice può imporre una cauzione;

 

b) nel corso del giudizio:

 

–  quando il convenuto-intimato costituito in giudizio abbia proposto opposizione, ma la stessa non sia fondata su prova scritta o di pronta soluzione;

 

–  nel caso di estinzione del giudizio.

 

In ogni caso, la provvisoria esecuzione dell’ordinanza di ingiunzione non può essere concessa, se la controparte ha disconosciuto la scrittura privata prodotta contro di lei o ha proposto querela di falso contro l’atto pubblico.

 

L’ordinanza dichiarata esecutiva costituisce titolo esecutivo nonché titolo idoneo alla iscrizione di ipoteca giudiziale.
Essa non è impugnabile con regolamento di competenza né con ricorso straordinario per cassazione.

 

Se la parte contro cui è pronunciata è contumace, l’ordinanza deve essergli notificata, a cura della parte che l’ha ottenuta, entro 60 giorni dal suo deposito in cancelleria o dalla sua pronuncia, se avvenuta in udienza, a pena di inefficacia dell’ingiunzione.

 

L’ordinanza deve contenere l’espresso avvertimento che, in caso di mancata costituzione del contumace entro il termine di 20 giorni dalla notifica, la stessa diverrà esecutiva.
Se, a seguito della notificazione, il contumace si costituisce, egli è comunque soggetto alle decadenze previste per la comparsa di costituzione e risposta.

 

Se l’ordinanza è pronunciata nell’udienza di precisazione delle conclusioni, la costituzione del contumace è impedita, non potendo avvenire per legge oltre tale termine.

 

L’ordinanza pronunciata contro il contumace è provvisoriamente esecutiva sin dall’inizio.

 

Il giudice la dichiara nel corso del processo, in caso di estinzione del giudizio; oppure in caso di costituzione del contumace-ingiunto, se egli propone tempestivamente opposizione, ma la stessa non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione.
L’ordinanza di ingiunzione, in quanto provvisoria, è revocabile o modificabile dal giudice istruttore che l’ha pronunciata o dalla sentenza di merito (sia di accoglimento che di rigetto), dalla quale resta assorbita.
Se l’ordinanza è pronunciata contro il contumace e questi non si costituisce nel termine indicato nell’ordinanza si ritiene che l’ordinanza, oltre che esecutiva, diventi immutabile.

 

La sorte dell’ordinanza è strettamente legata alla pronuncia della sentenza definitiva. Essa è destinata a perdere la propria efficacia, sia nel caso di sentenza di accoglimento nella quale essa rimane assorbita, sia in caso di sentenza di rigetto, da cui è immediatamente sostituita.

 

 

Ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione

Una volta chiusa l’istruzione della causa, la parte che ha richiesto una pronuncia di condanna al pagamento di somme o alla consegna o al rilascio di beni, può chiedere al giudice istruttore di anticipare la pronuncia di merito richiesta.

 

Tale strumento trova applicazione in ogni giudizio di primo grado, sia dinanzi al tribunale che al giudice di pace, con esclusione però del processo del lavoro o del procedimento in materia di locazioni. Non può inoltre essere richiesta la pronuncia di tale ordinanza nei giudizi di impugnazione.
L’istanza può essere avanzata solo dopo che sia “esaurita l’istruzione” probatoria: di conseguenza l’ordinanza in questione è un provvedimento emesso, non a cognizione sommaria, bensì piena.

 

Più precisamente, l’ordinanza può essere pronunciata solo dopo l’assunzione delle prove ammesse dal giudice oppure quando non vi sono prove da espletare (perché non disposte o non richieste o non ammesse) e quando il giudice ha rinviato la causa per l’udienza di precisazione delle conclusioni.

 

Possono proporre l’istanza sia l’attore che il convenuto, purché la proposta provenga da chi ha promosso la domanda di condanna al pagamento di somme o alla consegna o al rilascio di beni.

L’istanza è consentita anche contro il contumace.

 

L’istanza può avere ad oggetto:

 

– il pagamento di una somma di denaro;
– la consegna di un bene mobile determinato;
– il rilascio di un bene immobile.

 

Il giudice pronuncia l’ordinanza di condanna al pagamento di somme o alla consegna o al rilascio di beni nei limiti in cui ritiene raggiunta la prova.

In caso di più domande nei confronti di una o più parti, l’ordinanza può essere pronunciata relativamente ad una sola di esse, anche se l’istruttoria non è esaurita per le altre domande.

 

L’ordinanza costituisce titolo esecutivo ma non costituisce titolo idoneo all’iscrizione dell’ipoteca giudiziale.

 

In sede di esecuzione può proporsi opposizione all’esecuzione contestando l’idoneità dell’ordinanza a valere come titolo esecutivo, e ciò perché adottata in assenza delle condizioni processuali che ne avrebbero potuto autorizzare l’adozione.

 

L’ordinanza non è impugnabile, né con l’appello, né con il ricorso in cassazione, né mediante reclamo. Si può però impugnare la sentenza di merito pronunciata al termine del giudizio nel quale è stata emessa l’ordinanza o la sentenza in cui l’ordinanza stessa si è convertita.

 

Conversione dell’ordinanza in sentenza

L’ordinanza di condanna si converte in sentenza impugnabile sull’oggetto dell’istanza in due casi:

 

a) per rinuncia alla pronuncia della sentenza di merito: se infatti entro 30 giorni (decorrenti dalla pronuncia dell’ordinanza avvenuta in udienza, oppure dalla sua comunicazione), la parte intimata non richiede la pronuncia della sentenza di merito sulle domande originarie, tale atteggiamento è valutato come una rinuncia tacita a tale sentenza;

 

b) in caso di estinzione del giudizio.
Per ridurre i tempi della conversione e consentire l’immediato appello, la parte intimata può rinunciare esplicitamente alla pronuncia della sentenza di merito, con ricorso notificato all’altra parte (nel suddetto termine di 30 giorni) e poi depositato in cancelleria.

 

In caso di rinuncia alla sentenza, l’ordinanza che pronuncia su alcuni capi della domanda produce gli effetti di una sentenza definitiva sull’intero oggetto del giudizio.

 

La parte intimata può invece chiedere, con ricorso notificato all’altra parte e depositato in cancelleria, la pronuncia della sentenza di merito sulle domande ordinarie originariamente proposte.
La richiesta deve essere formulata entro il termine di 30 giorni dalla pronuncia in udienza dell’ordinanza o dalla sua comunicazione a cura della cancelleria. Il deposito può avvenire anche dopo la scadenza del termine stesso.

 

La sentenza di merito che definisce il giudizio è impugnabile secondo il regime ordinario dell’appello.
Essa può disporre la revoca dell’ordinanza.

 

Se l’ordinanza viene annullata dal giudice di secondo grado con rinvio al primo giudice, perde efficacia di titolo esecutivo sia per le statuizioni di merito che per quelle relative alle spese in essa contenute.


 


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