Lastra di ghiaccio su strada: nessun risarcimento dal Comune
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22 Mar 2016
 
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Lastra di ghiaccio su strada: nessun risarcimento dal Comune

Il pedone deve evitare le strade ghiacciate nei periodi di emergenza climatica caratterizzati da neve e temperature sotto lo zero.

 

Il pedone che cada a terra a causa di una lastra ghiacciata presente sull’asfalto non può chiedere il risarcimento al Comune quando le condizioni climatiche invernali, il freddo intenso e le nevicate a ripetizione impediscono all’amministrazione di liberare la strada da ghiaccio e neve. La prudenza non è mai troppa, ma quando si cammina in condizioni climatiche sotto lo zero, ogni cittadino che circola a piedi o in auto deve prestare un’attenzione ancora superiore a quella ordinaria. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1]. Viene così negato il risarcimento a una donna di Torino caduta rovinosamente a terra per via della superficie gelata.

 

Non è solo il discorso della prudenza richiesta all’utente della strada a giocare un ruolo chiave nel diniego al risarcimento, quanto anche l’oggettiva impossibilità per il Comune, in grandissima difficoltà nella gestione del territorio, a far fronte all’emergenza meteo e al ghiaccio che, ogni notte, si riforma puntualmente sulle vie. Impossibile pensare di ripulire, al mattino, tutte le strade. Così il pedone ci deve mettere la sua parte mentre percorre a piedi le strade comunali.

 

Alla luce delle condizioni della strada, frutto delle “particolari circostanze atmosferiche”, la persona avrebbe dovuto essere più attenta e “guardare per terra” così da “evitare di calpestare visibili lastre di ghiaccio nell’impegnare l’attraversamento pedonale”.

Perché possa chiedere il risarcimento il pedone deve essere in grado di dimostrare, davanti al giudice, di aver osservato la necessaria prudenza: per cui, in una situazione climatica eccezionale (ampiamente nota e riconoscibile) è assolutamente sconsigliato transitare “sulle lastre di ghiaccio che si sono formate sul manto stradale” e che sono, per loro stessa natura, “di non difficile individuazione”.

 

Il Comune, insomma, non può essere chiamato responsabile per non aver messo in atto un’opera “così imponente” come la liberazione da neve e ghiaccio dell’intero territorio urbano.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 9 febbraio – 22 marzo 2016, n. 5622
Presidente Travaglino – Relatore Tatangelo

Svolgimento dei processo

N.S. ha agito in giudizio nel confronti del Comune di Torino chiedendo il risarcimento dei danni riportati il 12 gennaio 2009, per essere scivolata e caduta a causa di una lastra di ghiaccio presente sul manto stradale in via Lungo Po Cadorna, all’altezza di un attraversamento pedonale in direzione di piazza Vittorio Veneto. La domanda è stata rigettata dal Tribunale di Torino.
La Corte di Appello di Torino ha confermato la decisione di primo grado.
Ricorre la S., sulla base di un unico motivo, illustrato da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

1.- Preliminarmente, si osserva che non è regolare la procura rila­sciata dal Sindaco del comune resistente all’avvocato M.A.P. e da quest’ultima autenticata, in quanto non redatta a margine o in calce ad uno degli atti tassativamente previsti dell’art. 83 c.p.c. (neanche uno di quelli indicati nella nuova formulazione introdotta dall’art. 45, co. 9, lett. a, della legge 18 giugno 2009 n. 69, applicabile nella fattispecie, avendo avuto inizio il giudizio in primo grado successivamente al 4 luglio 2009, ai sensi

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[1] Cass. sent. n. 5622/2016 del 22.03.2016.

 


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