Pensione anticipata dipendenti pubblici invalidi, quali possibilità?
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23 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione anticipata dipendenti pubblici invalidi, quali possibilità?

Anticipo della pensione per i lavoratori del settore pubblico invalidi: in quali casi è possibile?

 

Sono un insegnate invalido al 100%: mi è stato detto che non posso anticipare la pensione di vecchiaia in quanto lavoratore pubblico. Quali possibilità ho?

 

Secondo quanto previsto dalla Legge Amato [1], purtroppo l’anticipo della pensione di vecchiaia per invalidità superiore all’80% è precluso a tutti i lavoratori appartenenti al comparto pubblico. Pertanto, anche se si possiedono tutti i requisiti previsti per tale tipologia di pensionamento (almeno 60 anni e 7 mesi di età, per gli uomini e 55 anni e 7 mesi per le donne, unitamente ad almeno 20 anni di contributi, con l’attesa di una finestra di 12 mesi dalla data di maturazione dell’ultimo requisito), non è comunque possibile farne richiesta.

Ci sono, comunque, delle possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro per invalidità anche a favore dei lavoratori pubblici.

 

 

Accredito dei contributi figurativi per invalidità

I dipendenti con invalidità superiore al 74% hanno diritto ad un accredito di contributi figurativi aggiuntivi, previsto nella misura di 2 mesi per ogni anno. L’accredito è dovuto dalla data di riconoscimento dell’invalidità superiore al 74%, oppure dall’anno 2002, se anteriore.  Per aver diritto al beneficio, l’invalidità deve essere riconosciuta in misura percentuale.

 

 

Pensione d’inabilità

I dipendenti pubblici hanno anche la possibilità di ottenere la pensione d’inabilità (calcolata allo stesso modo della pensione di vecchiaia, con l’aggiunta di una maggiorazione contributiva) in seguito alla dispensa dal servizio. La dispensa dal servizio deve essere determinata da assoluta e permanente inabilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Per ottenere la dispensa ed il relativo trattamento, è necessario presentare un’apposita domanda di dispensa dal servizio all’amministrazione dalla quale si dipende, assieme al certificato medico che attesti lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

L’Amministrazione, in seguito, deve richiedere un accertamento sanitario presso le Commissioni mediche di verifica (istituite presso il Ministero del Tesoro); se l’accertamento si conclude con un verbale che attesta lo status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa, il dipendente può essere dispensato dal servizio.

La Commissione medica, nel verbale attestante l’invalidità, è comunque libera di disporre una revisione dopo un determinato intervallo di tempo.

Il trattamento decorre dalla data di cessazione dal servizio,  se la domanda di pensione risulta presentata quando il lavoratore si trova ancora in attività,  diversamente decorre dalla data di presentazione della domanda, qualora sia stata inviata dopo la cessazione dal lavoro.

 

 

Pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro

Il lavoratore ha diritto alla pensione d’inabilità anche qualora gli sia riconosciuta un’inabilità, permanente e assoluta, a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, che non derivi da causa di servizio.

Non  si tratta, dunque, di un’inabilità assoluta allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, poiché per impossibilità a svolgere proficuo lavoro d’intende l’impedimento di una collocazione lavorativa continuativa e remunerativa.

 

Perché sia accertata l’inabilità al proficuo lavoro, il dipendente, entro un anno dall’eventuale cessazione per dimissioni, deve richiedere un’apposita visita alla Commissione medica Asl, qualora non sia stata già richiesta dall’Amministrazione per la dispensa dal servizio. L’inabilità, comunque, deve essere sopraggiunta ad attività lavorativa ancora in corso.

 

In ogni caso, va precisato che la domanda d’inabilità può essere “un’arma a doppio taglio”: se, difatti, è rilevata dalla commissione la sola inabilità ad una o più determinate mansioni, è possibile che il lavoratore sia adibito anche a compiti a lui poco graditi, in quanto compatibili con il suo status.  Il rischio che ciò accada deve essere dunque ponderato con attenzione.


[1] D.lgs. 503/1992.

 


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Commenti
25 Mar 2016 Michele Milano

Grazie per i due mesi di contribuzione figurativa! L’età pensionabile è stata spinta sempre più in avanti con la giustificazione di aumento della aspettativa di vita. Si può accettare, forse, questo ragionamento per chi fortunatamente è in buona salute: ma come accettarlo per chi ha una invalidità superiore al 74%? Nessuna forza politica ha avuto il coraggio di portare avanti questa causa. Sembra che i 5Stelle avessero pensato a qualcosa ma ad oggi non se n’è fatto niente e non se ne parla da nessuna parte. Grazie.

 
26 Mar 2016 IGNAZIO GENOVA

MA POI PERCHE’ SOLO X CHI HA IL 74%? IO HO IL 59%MA VI GARANTISCO CHE A 57 ANNI NON SONO PIU’ QUELLO DEI 25 ANNI E NON POSSO PIU’ FARE CERTI LAVORI!!!IL M5SS SI MUOVA SE VUOLE AVERE IL VOTO MIO E DI TANTI DISABILI COME ME!!!!!