Praticanti avvocati: formazione obbligatoria e a numero chiuso
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23 Mar 2016
 
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Praticanti avvocati: formazione obbligatoria e a numero chiuso

Previsto un esame di ingresso e uno finale, oltre a tre prove durante i corsi: l’ammissione, a numero chiuso, avverrà anche in base ai meriti universitari.

 

Formazione obbligatoria di minimo 160 ore ma a numero chiuso per i praticanti avvocati. La bozza di regolamento sulla disciplina dei corsi di formazione per la professione forense è ormai ultimata [1] e il Ministero della giustizia l’ha appena trasmessa al CNF per il relativo parere.

 

Mentre ancora si discute sulla possibilità di inserire “giurisprudenza” tra le facoltà “a numero chiuso”, per restringere il numero di avvocati sul territorio si tenta di agire per altre vie, in particolar modo sull’esame di abilitazione all’esercizio della professione e sullo spinoso sentiero della pratica forense. Con riguardo a quest’ultimo settore, viene prevista una durata minima dei corsi di formazione di almeno 160 ore, distribuite nell’arco dei tre trimestri di pratica (18 mesi) proprio avviene con la raccolta delle firme in udienza.

 

Benché la formazione continua sia un obbligo anche per il tirocinante (leggi “Come diventare avvocato dopo la riforma”), l’accesso ai corsi di aggiornamento professionale non sarà aperto a tutti, ma solo ai più meritevoli. Per entrare, infatti, oltre a pesare la valutazione del percorso universitario, sarà necessario un esame scritto e orale volto a selezionare gli aspiranti legali in base al merito. Saranno previste poi tre prove intermedie e, infine, un’ulteriore verifica finale, che in un certo senso anticipa (e si aggiunge) all’esame di abilitazione.

Una selezione, dunque, non solo all’entrata, ma anche all’uscita, fatta dagli stessi soggetti che organizzano i corsi formativi.

 

Quanto alle tre verifiche intermedie nel corso dei 18 mesi di pratica, viene previsto un esame per ogni trimestre: si tratta di una prova orale avente a oggetto gli argomenti relativi agli insegnamenti svolti nel determinato periodo, e di tre prove scritte, svolte anche secondo le modalità previste per l’esame di stato. Particolare attenzione sarà dedicata alla tecnica di redazione degli atti giudiziari e alla conoscenza del linguaggio giuridico da parte del tirocinante.

 

Quanto ai contenuti dei corsi di formazione, che serviranno anche a formare il praticante per renderlo idoneo a superare l’esame di abilitazione, si prevedono approfondimenti casistici nelle materie di diritto civile, penale e amministrativo, con riferimento alle impugnazioni, ordinamento e deontologia forense, previdenza, etica professionale, tecniche di redazione di atti giudiziari e di ricerca anche telematica delle fonti, teoria e pratica del linguaggio giuridico e, infine, diritto costituzionale, tributario, diritto Ue e internazionale.


[1] Ai sensi dell’art. 43 della legge n. 247/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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