Naspi a rischio per chi si dimette per giusta causa
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23 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Naspi a rischio per chi si dimette per giusta causa

Nelle dimissioni online non è prevista l’ipotesi della giusta causa ma solo delle dimissioni o risoluzione consensuale.

 

Più difficile, per il lavoratore che si dimette per giusta causa – magari perché il datore non gli ha pagato lo stipendio – chiedere all’Inps la disoccupazione. È questa la paradossale conseguenza di una lacuna nella nuova procedura di dimissioni volontarie telematiche, messa a disposizione dal ministero. Essa prevede la possibilità di selezionare solo una di queste due opzioni: “dimissioni” o “risoluzione consensuale”. Non è invece prevista l’ipotesi di “dimissioni per giusta causa”; pertanto il dipendente, cui in questi casi spetta la Naspi, non potrà facilmente dimostrare all’Inps, una volta risolto il rapporto di lavoro, che ciò è avvenuto per colpa dell’azienda.

 

Come noto, le dimissioni per giusta causa del dipendente sono rappresentate da un fatto addebitabile al datore di lavoro: si deve, in particolare, trattare di una grave violazione degli obblighi contrattuali, come il mancato pagamento anche di una sola mensilità, il reiterato ritardo nell’accredito dello stipendio, un comportamento discriminatorio, il mobbing, ecc. In tutti questi casi, il lavoratore costretto ad andarsene contro la propria volontà, viene assimilato al lavoratore licenziato, almeno per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali. Quindi, gli va ugualmente riconosciuta l’indennità di disoccupazione (Naspi), da richiedere presso la sede dell’Inps.

 

Fino a ieri era piuttosto facile ottenere l’assegno: bastava esibire allo sportello dell’Inps, insieme alla richiesta, la lettera raccomandata inviata al datore di lavoro con cui si comunicava la dimissione per giusta causa. Oggi, invece, le cose si complicano per via dell’obbligo di attivare la procedura di dimissioni telematiche, la quale, come detto, non prevede l’opzione della “giusta causa”.

 

Anche con la nuova procedura di dimissioni telematica, il datore di lavoro deve effettuare la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro nei cinque giorni successivi [1], indicando il motivo di cessazione del rapporto. Appare altamente significativo che venga utilizzata la causale “dimissioni per giusta causa” per far sì che l’Inps la memorizzi, ai fini di una corretta e ottimale gestione della Naspi. Se il datore di lavoro dovesse, invece, utilizzare la causale “dimissioni”, il lavoratore potrebbe incontrare difficoltà nell’ottenere la prestazione a sostegno al reddito.

 

È perciò opportuno unire alla nuova procedura le vecchie cautele: insomma, il lavoratore dimissionario non dovrà abbandonare l’abitudine di inviare la tradizionale lettera raccomandata a.r. all’azienda in cui, prima di lasciare il posto di lavoro, specifica che la dimissione avviene per “giusta causa”. A riguardo, la giurisprudenza ritiene che non sussista la necessità anche di indicare il comportamento specifico del datore che ha dato causa alla dimissione.

La raccomandata con avviso di ricevimenti, da spedire prima della procedura telematica, garantisce peraltro la data certa e, quindi, potrà essere esibita all’Inps, assicurando al dipendente quel margine di certezza di cui già godeva prima della riforma. Questo eviterà che il datore di lavoro ricevendo la prevista e-mail del ministero, inoltri il modello unilav con la motivazione errata (ferma restando la possibilità di rettificarlo o annullarlo secondo le regole previste dal Cpi).

 

È auspicabile comunque che il ministero aggiorni il form di dimissioni telematiche integrandolo con l’ulteriore tipologia di dimissioni per giusta causa, il che eliminerebbe alla radice ogni possibile dubbio o difficoltà in proposito.


[1] Art. 9 bis del Dl 510/1996.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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