Pensione e previdenza degli ingegneri e degli architetti, quali regole?
Le Guide
30 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione e previdenza degli ingegneri e degli architetti, quali regole?

Inarcassa, prestazioni previdenziali degli ingegneri e degli architetti: chi è obbligato all’iscrizione, a quanto ammontano i contributi, quando si può andare in pensione.

 

La normativa previdenziale non è uguale per tutti, ma presenta profonde differenze a seconda della gestione in cui si è iscritti: Inarcassa, la cassa degli ingegneri e degli architetti, ad esempio, ha una disciplina propria sia per il versamento dei contributi, che in merito alla pensione.

Vediamo, in questa mini guida, quali sono le principali regole per gli iscritti, e quali le prestazioni pensionistiche a cui si ha diritto.

 

 

Inarcassa: chi è obbligato all’iscrizione

Sono obbligati a iscriversi a Inarcassa gli architetti e gli ingegneri libero-professionisti che:

 

– sono iscritti al rispettivo albo;

– non possiedono altre coperture previdenziali obbligatorie (ad esempio perché già iscritti presso l’Inps o una diversa gestione);

– sono in possesso di partita Iva individuale, oppure in quanto componenti di associazioni o di società di professionisti.

 

 

Inarcassa: a quanto ammontano i contributi

I contributi da versare sono di diversa tipologia:

 

contributo soggettivo: il contributo soggettivo  è obbligatorio per tutti gli iscritti; è pari al 14,5% del reddito professionale netto dichiarato ai fini delle imposte, e non è frazionabile, anche se l’iscrizione è avvenuta o cessata in corso d’anno; è comunque previsto un contributo minimo pari a 2.280 euro annui, frazionabili secondo i mesi di iscrizione; il contributo soggettivo è dimezzato per gli iscritti pensionati;

 

contributivo facoltativo: si tratta di un contributo volontario calcolato in base ad una aliquota modulare, compresa tra l’1% e l’8,5%,applicata sul reddito professionale netto;

 

contributo integrativo: si tratta di un contributo obbligatorio pari al 4% del volume di affari prodotto nell’anno, al netto delle fatture emesse relative a prestazioni estere; il contributo è ripetibile nei confronti del committente della prestazione (la cosiddetta rivalsa sul cliente del 4%); la contribuzione è frazionabile secondo i mesi di iscrizione, e dimezzata per gli iscritti pensionati;

 

contributo di maternità: si tratta di un contributo obbligatorio per tutti gli iscritti Inarcassa, pari a 61 euro, frazionabili a seconda dei mesi di iscrizione.

 

 

Inarcassa: riduzioni contributive per i giovani

I giovani sotto i 35 anni iscritti a Inarcassa beneficiano, per i primi 5 anni di iscrizione, delle seguenti riduzioni, sino a 45.700 euro di reddito annuo:

 

-riduzione del contributo soggettivo minimo 2015 ad 1/3, cioè pari a 760 euro;

– riduzione dell’aliquota di calcolo del contributo percentuale dal 14,50% al 7,25%.

 

 

Inarcassa: non iscritti

Gli ingegneri e gli architetti iscritti all’albo professionale e titolari di partita Iva non iscritti ad Inarcassa, in quanto assoggettati ad un’altra forma di previdenza obbligatoria, devono  versare comunque il contributo integrativo. In pratica, sono tenuti ad applicare una maggiorazione del 4% su tutti i corrispettivi che rientrano nel volume di affari professionale e a versarne l’ammontare alla Cassa; il pagamento deve avvenire  entro il 31 agosto dell’anno successivo tramite Mav.

 

 

Inarcassa: quali pensioni

Le pensioni che possono essere ottenute dagli iscritti Inarcassa sono:

 

pensione di vecchiaia unificata: il trattamento può essere raggiunto  con almeno 65 anni e 9 mesi di età e 31 anni e 6 mesi di contributi (esiste una deroga che prevede solo 20 anni di versamenti  per chi ha versato il primo contributo antecedentemente al 29 gennaio 1981, se matura 65 anni di età e 20 anni di contributi alla data del 19 novembre 2015);

 

pensione di vecchiaia unificata anticipata: in questo caso, è possibile pensionarsi, nel 2016, con 63 anni di età e 31 anni e 6 mesi di contributi; nel 2017, con 63 anni di età e 32 anni di contributi; nel 2018, con 63 anni di età e 32 anni e 6 mesi di contributi; nel 2019, con 63 anni di età e 33 anni di contributi; si è però soggetti a una penalizzazione percentuale che diminuisce al crescere dell’età;

 

pensione di vecchiaia posticipata: il pensionamento è possibile a 70 anni di età, senza requisito di contribuzione minimo, ma l’assegno è calcolato col sistema interamente contributivo, senza la quota retributiva; la quota di retributivo spetta solo a chi ha oltre 30 anni di contributi, oppure a chi ha raggiunto almeno 20 anni di contributi al 31 dicembre 2012;

 

pensione contributiva: è una pensione che spetta a chi compie 66 anni  di età entro il 2017, se possiede almeno 5 anni di contribuzione.

 

Possono inoltre essere ottenuti i trattamenti d’invalidità, inabilità e le pensioni ai superstiti (indiretta e di reversibilità).

 

 

Inarcassa: totalizzazione e ricongiunzione

I periodi versati in Inarcassa possono anche essere sommati, ai fini della pensione,  con quelli accantonati presso diverse gestioni, grazie alla totalizzazione.

La pensione in totalizzazione può essere raggiunta, nel 2016, con 65 anni e 7 mesi di età, almeno 20 anni di contributi, ed una finestra di attesa pari a 18 mesi.

 

Per ottenere un’unica pensione possono anche essere ricongiunti dei periodi da altre gestioni a Inarcassa.

La ricongiunzione, in Inarcassa, può essere contributiva o retributiva, per i periodi anteriori al 31 dicembre 2012, secondo l’opzione espressa dall’interessato.

Per la ricongiunzione contributiva non ci sono oneri, ma la quota di pensione è ovviamente calcolata col metodo contributivo, fortemente penalizzante.

Per la ricongiunzione retributiva, invece, gli oneri ci sono, ma si può richiedere a Inarcassa una simulazione gratuita, con il modulo di domanda che allego alla consulenza.

Per i periodi posteriori al 31 dicembre 2012 la ricongiunzione, essendo soltanto contributiva, è gratuita.


 


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