Albergo scadente e squallido: come chiedere il risarcimento
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23 Mar 2016
 
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Albergo scadente e squallido: come chiedere il risarcimento

Il turista ha diritto al risarcimento da vacanza rovinata se è insoddisfatto dell’hotel prenotato per via di informazioni incomplete e non corrispondenti alla realtà.

 

Se l’hotel non è come pubblicizzato sul catalogo e le fotografie non rendono l’effettiva situazione della struttura, al turista è dovuto il risarcimento del danno da parte del tour operator che ha organizzato il soggiorno. Questo perché il cosiddetto “danno da vacanza rovinata” scatta tutte le volte in cui è evidente una carenza a livello informativo nella presentazione del pacchetto turistico. Più precisamente, si parla di violazione delle “norme poste a tutela dei viaggiatori, anche con riferimento all’obbligo di informazione e di “falsa rappresentazione della realtà”.

 

I clienti vanno sempre risarciti per i disservizi dell’hotel, risarcimento che comprende non solo eventuali danni di natura economica (ad esempio le spese per il soggiorno ecc.) ma anche morale, per aver rovinato un’occasione facilmente ripetibile come quella di una vacanza cui normalmente, oltre alle aspettative di divertimento, si legano anche quelle per il riposo e il recupero delle energie psicofisiche dall’attività lavorativa.

 

Pertanto, nell’ipotesi di inadempimento del contratto avente ad oggetto pacchetti turistici il consumatore ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza rovinata (pregiudizio conseguente alla lesione dell’interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere e di riposo).

 

L’organizzatore e il venditore di pacchetto turistico sono responsabili nei confronti del consumatore per il servizio resogli e ciò a prescindere dalla mancanza di diligenza nella scelta del prestatore di servizi di cui si avvalga.

 

Il danno da vacanza rovinata è previsto espressamente dalla legge [2]; si stabilisce, in particolare, che qualora l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza il turista può chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta.

 

Secondo l’orientamento giurisprudenziale maggioritario il danno da vacanza rovinata costituisce una chiara ipotesi di danno non patrimoniale, essendo la conseguenza della lesione dell’interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere e di riposo [3].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 6 ottobre 2015 – 23 marzo 2016, n. 5683
Presidente/Relatore Frasca

Svolgimento del processo

§1. La Tradizione Turismo della Casa Chat & Tour s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione contro V.R. e C.D.S. e nei confronti della Lily Viaggi, in persona del legale rappresentante pro tempore, avverso la sentenza del 12 gennaio 2012, con la quale il Tribunale di Paola, in riforma della sentenza resa in primo grado dal Giudice di Pace di Paola il 2 dicembre 2008, che l’aveva rigettata, ha accolto la domanda proposta dagli intimati nei confronti della ricorrente e della Lily Viaggi per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall’inadempimento ad un contrato di viaggio stipulato nell’agosto del 2007, condannando per l’effetto le convenute al pagamento in solido della somma di euro 1.051,42 per danno patrimoniale e di euro 200,00 a titolo di danno non patrimoniale.
§2. Nessuno degli intimati ha resistito al ricorso che prospetta quattro motivi.

Motivi della decisione

§ 1. Con il primo motivo di ricorso si deduce “violazione e falsa applicazione dell’art. 3 Legge 27.12.1977 n. 1084 e dell’art. 2 comma 2 lett. c) del Codice del Consumo, in relazione all’art. 360 coma 1 n. 3

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[1] Cass. sent. n. 5683/16 del 23.03.2016.

[2] Art. 47, comma 1, d.lgs. 23 maggio 2011.

[3] Risarcibile, dunque, ai sensi dell’art. 2059 cod. civ. Il combinato disposto degli artt. 1218 c.c., 14-17 Dlgs 111/95 ed il codice del consumo sancisce che se viene “dedotto non l’inadempimento dell’obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell’inesattezza dell’adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell’obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l’onere di dimostrare” di aver assolto ai suoi doveri. Sarà sempre responsabile salvo provare che “quando la mancata o inesatta esecuzione del contratto é imputabile al consumatore, o é dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero da un caso fortuito o di forza maggiore”. Per tali motivi, dato che tra cliente ed imprenditore c’è un’obbligazione di mezzo, è stata individuata una responsabilità aggravata che obbliga l’offerente a risarcire il turista per tutti i fastidi subiti.

 


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