Dipendenti pubblici: la formazione deve essere retribuita
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24 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Dipendenti pubblici: la formazione deve essere retribuita

Le ore di formazione dei dipendenti pubblici sono considerate ore di lavoro e devono essere retribuite; se eccedono le 36 ore settimanali il lavoratore ha diritto alla retribuzione per lavoro straordinario o al riposo compensativo.

 

Le ore dedicate alla formazione e aggiornamento dei dipendenti pubblici equivalgono a ore di lavoro e devono pertanto essere retribuite. Inoltre, qualora esse superino il limite massimo delle 36 ore settimanali, devono essere considerate come lavoro straordinario. È quanto precisato dall’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) [1] con riguardo ai contratti collettivi del pubblico impiego che riservano una percentuale minima dell’orario di lavoro ad attività formative obbligatorie.

 

L’agenzia ricorda che le ore effettive di partecipazione alle attività formative devono essere considerate come “servizio prestato a tutti gli effetti e, quindi, anche come orario di lavoro, ai fini del completamento del debito orario delle 36 ore settimanali”.

 

Se le ore effettive di formazione e aggiornamento professionale superano, unitamente a quelle dedicate allo svolgimento dell’attività lavorativa, l’orario di lavoro ordinario, il dipendente ha diritto alla differenza retributiva per lavoro straordinario o, in alternativo, al riposo compensativo commisurato alle ore extra.

 

Dunque, la parte dei corsi che eccede l’orario d’obbligo giornaliero deve essere considerata come lavoro straordinario. Nulla vieta, però, che il lavoratore possa chiedere, in luogo dell’erogazione dei compensi per il lavoro straordinario, un riposo compensativo corrispondente al numero delle ore lavorate, da fruire secondo le modalità previste dai CCNL.

 

Spetta dunque al lavoratore la scelta tra maggiorazione della retribuzione o riposo compensativo.

 

L’Agenzia ha preso anche in considerazione l’ipotesi dei corsi di formazione svolti nella giornata di sabato, qualora l’orario ordinario di lavoro (36 ore) sia articolato dal lunedì al venerdì.

In questo caso, stante l’equiparazione delle ore di partecipazione ai corsi di formazione e di aggiornamento professionale organizzati dall’ente ad orario di lavoro, i lavoratori interessati verrebbero sostanzialmente a rendere prestazioni lavorative aggiuntive rispetto al debito orario ordinario.

 

Come previsto dal CCNL dipendenti delle Regioni e degli enti locali, l’attività prestata in giorno feriale non lavorativo (in questo caso il sabato), a seguito di articolazione di lavoro su cinque giorni, dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario non festivo.

 

Dunque, il dipendente che partecipa a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nella giornata del sabato, può chiedere, in via opzionale, o il riposo compensativo di durata equivalente alle ore di lavoro rese o il riconoscimento, per le medesime ore, del compenso per lavoro straordinario.

 

Si tratta di una regola di carattere generale conforme alle regole di legge [2], ferma restando la possibilità che il contratto collettivo nazionale di settore contenga regole specifiche sulla modalità di fruizione del riposo compensativo o di richiesta della differenza retributiva.


[1] Orientamenti applicativi ARAN, www.aranagenzia.it.

[2] D.Lgs. n. 66/2003.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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