È stalking inviare tante email da riempire la casella di posta
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24 Mar 2016
 
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È stalking inviare tante email da riempire la casella di posta

Non è necessario che le condotte moleste avvengano in luoghi aperti al pubblico: si può trattare di email, sms o telefonate.

 

Rischia una condanna per stalking chi invia troppe email ad una persona intasandone la casella di posta elettronica, a prescindere da quale sia il fine per cui si agisce: infatti, per far scattare il reato di atti persecutori, non è necessario che le condotte moleste si concretizzino, per forza, in un comportamento “materiale” (per esempio un pedinamento), potendo anche essere “virtuale” come l’invio di una serie di sms o di email; inoltre dette condotte non devono necessariamente avvenire in un luogo pubblico o tramite il telefono (come deve necessariamente essere per il reato di molestie [2]). La formulazione prevista dal codice penale [1] è talmente ampia da consentire di ricomprendere, nel reato di stalking, anche la condotta di chi invia una serie di messaggi di posta elettronica. Lo ha chiarito la Cassazione in una recente sentenza [3].

 

Il delitto di stalking (atti persecutori) “tutela la libertà individuale”: infatti esso scatta non appena il comportamento del reo è talmente ossessivo da far modificare, alla vittima, le proprie abitudini di vita o tale da infondergli un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o, in alternativa, da fargli temere per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva.

 

Lo stalking – sottolinea la Cassazione, per rimarcarne la differenza rispetto al reato di molestie – può certo essere materialmente attuato mediante una serie di molestie o di minacce, ma ciò non comporta che esso si possa considerare solo una reiterazione di successivi episodi di molestie: la molestia, infatti, perché possa realizzarsi, richiede che la condotta avvenga sempre in un luogo pubblico, mentre invece, nel caso di stalking, non rileva che le condotte avvengano o meno in luoghi aperti al pubblico.

 

Non rileva neanche che, ad inviare le email persecutorie sia un parente o un ex familiare della vittima, come il precedente marito il quale, a seguito della separazione, abbia tentato di contattare la donna per decidere in merito a questioni rilevanti come, ad esempio, le visite dei bambini.

 

 

Quante email sono necessarie per far scattare lo stalking?

Questo la Cassazione non lo dice. Si legge in sentenza che un uomo aveva inviato, alla ex moglie, “numerosi” messaggi sms, “decine” di messaggi posta elettronica e lettere, consegnandole a casa, sul luogo di lavoro e presso parenti, lasciandole bigliettini sul parabrezza dell’auto, in modo da cagionarle un grave e perdurante stato di ansia e di paura tale da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità.

 

 

Le telefonate notturne e gli sms

In passato, la giurisprudenza ha considerato stalking anche una serie di telefonate nell’arco di una singola giornata e una pluralità di sms.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 14 gennaio – 24 marzo 2016, n. 12528
Presidente Nappi – Relatore Catena

Ritenuto in fatto

1.Con la sentenza impugnata il Tribunale di Cremona in composizione monocratica assolveva N.A. dal delitto di cui all’art. 612 bis, cod. pen. – perché con condotte reiterate e quotidiane, consistenti in dichiarazioni amorose deliranti ed in minacce, molestava la ex moglie P.N., in particolare inviandole numerosi messaggi sms, decine di messaggi di posta elettronica e lettere, consegnandole a casa, sul luogo di lavoro e presso parenti, lasciandole bigliettini sul parabrezza dell’auto, in modo da cagionarle un grave e perdurante stato di ansia e di paura tale da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto; in Trigolo, Cremona ed altrove, dal 10/05/2009 fino al 03/06/2010 – perché il fatto non sussiste.
2.Con ricorso depositato il 09/07/2015, il Procuratore generale presso la Corte di Appello di Brescia ricorre per violazione di legge, ex art. 606 lett. b), cod. proc. pen. in relazione agli artt. 612 bis, e 660 cod. pen., in quanto la motivazione dell’assoluzione sarebbe stata determinata dal fatto che, secondo il giudice impugnato, la condotta di cui

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[1] Art. 612 bis cod. pen.

[2] Art. 660 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 12528/2016 del 24.03.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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